Conversazione con John Landis - Roma 2010

John Landis ha compiuto 60 anni questo agosto, ed è allo stato attuale uno dei registi più di culto che l’America abbia mai avuto. Ma da Hollywood si tiene lontano dai tempi del clamoroso flop di Blues Brothers 2000, e il suo ultimo film - Burke and Hare – è girato interamente fra la Scozia e l’Inghilterra, con una troupe che, a eccezione del regista e della moglie costumista “è tutta terribilmente inglese”, dice Landis stesso. Al Festival di Roma 2010 incontra il pubblico prima della proiezione del suo nuovo film, e racconta anche aneddoti legati alle sue opere più famose, quelle per cui è amato in tutto il mondo: The Blues Brothers, Animal House, An American Warewolf in London e il video di Thriller, tuttora ritenuto uno dei più bei videoclip mai girati. Hollywood ora è lontana, ma forse in fondo lo è sempre stata. Le commedie e gli horror (i generi in cui Landis è un maestro) non hanno mai ricevuto grossi riconoscimenti, né dalla critica né agli Academy Awards. “La commedia e l’horror non sono rispettati dai critici”, conferma il regista. “Groucho diceva che non aveva mai capito perché la commedia al cinema non fosse rispettata, mentre a teatro lo era”. La citazione del più famoso dei fratelli Marx non è un caso: un’affinità profonda lega Landis al quartetto comico più rivoluzionario di sempre. Interpellato sulla carica trasgressiva dei suoi film il regista afferma infatti che “la trasgressione è qualcosa che ha a che fare con i tempi. E’ vero che ai giorni nostri certe cose non scandalizzano più nessuno, ma per esempio i film americani degli anni ’70 erano molto più oltraggiosi di quelli che si vedono oggi, c’era molto più sesso e molta più violenza. Da sempre si cerca di essere trasgressivi, basta pensare a quello che fecero Dalì e Bunuel in Un chien andalou . E i Fratelli Marx rimangono oggi i più veramente radicali e genuinamente anarchici di sempre”. Insomma, dalle marionette Marx alla marionetta Belushi, l’autentica “musa” di questo regista, che parlando di Animal House ricorda il suo metodo di lavoro con l’attore scomparso prematuramente. “Oggi c’è questa moda di improvvisare a Hollywood, io non ho mai permesso l’improvvisazione: faccio solo sembrare che la scena sia improvvisata. Certo, con John potevo permettermi di dirgli cosa fare mentre stavamo girando la scena. Nella sequenza della mensa in Animal House (l’indimenticabile momento in cui Belushi riesce a ingurgitare un intero cheeseburger in un solo boccone) gli dicevo cose come ‘ok, adesso guardati intorno e mangiati quella gelatina’, e lui con la sua mimica straordinaria alzava il sopracciglio e faceva fuori il dolce. Oppure la scena in cui scappano dallo studio del rettore dopo la morte del cavallo: aveva piovuto tutto il giorno e per terra era scivoloso, e correndo John è caduto. Io gli ho urlato ‘alzati!’ e lui è saltato su subito, con un effetto comico che nel film è mantenuto, è bastato rimuovere il mio urlo in post-produzione”. Oltre alla commedia e all’horror, il genere in cui Landis si è distinto (unendolo agli altri due) è il musical. Girare sequenze in cui si canta e balla non è semplice. “Per anni Frank Sinatra aveva una clausola nei suoi contratti per cui nelle scene di ballo doveva essere sempre ripreso dalla testa ai piedi”, racconta Landis. “Una buona regola per girare una scena musicale è proprio questa: riprendere i ballerini per intero, e fare il minor numero di tagli possibili. Il motivo per cui guardando Chicago si capisce che Richard Gere non sa ballare è che ci sono un sacco di tagli. Quando ho girato Thriller avevamo un dolly gigantesco, a cui erano attaccate due macchine da presa. Con una riprendevamo Micheal Jackson e i ballerini dalla testa ai piedi, e con l’altra li inquadravamo a mezzo busto. Insomma, con due macchine da presa riprendevamo la stessa scena, e poi abbiamo montato le diverse inquadrature”. Ma – specifica il regista – “la regola numero uno per fare una buona sequenza di canto e ballo è avere una buona canzone. Non te ne fai niente di un video girato splendidamente se la canzone fa schifo”. Che Landis ami la musica non era in questione, dato che – a parte l’ovvio caso di The Blues Brothers – tutti i suoi film si distinguono anche per una colonna sonora studiatissima e sempre riuscita. A questo proposito il regista risolve anche l’arcano che da anni circondava la versione in DVD di Animal House: nella già citata sequenza della mensa la musica non è più quella che eravamo abituati a sentire nella versione del film in VHS. “Un giorno mi ha chiamato un mio amico italiano, Alberto FRINA, e mi ha detto ‘John, hanno sbagliato la musica nella scena della mensa di Animal House’. Io non ci potevo credere, ho chiamato subito la Universal Pictures e ho chiesto cosa fosse successo. Loro all’inizio negavano tutto, ma poi si è scoperto che per qualche assurdo motivo i diritti per quella canzone erano scaduti solo per il mercato italiano, e quindi sono stati costretti a rimpiazzarla. Originariamente la scena era accompagnata da ‘Don’t Know Much about History’ di Sam Cooke; quella che c’è nella versione italiana è orribile, sembra musica da biblioteca. E’ chiaramente cantata da qualche ragazzo bianco da qualche parte in Germania. Rovina completamente la scena”. La musica, la commedia, l’horror. John Landis ha mirabilmente mescolato questi tre elementi sia nel video di Thriller che nel capolavoro An American Warewolf in London. Ma c’è una connessione tra l’umorismo e la paura? C’è un legame tra la capacità di far ridere le persone e quella di spaventarle? “L’umorismo e la paura condividono il fatto che sono entrambi immediati, sono spasmi involontari”, spiega il regista che ha trasformato Micheal Jackson in un lupo mannaro/zombie. E continua raccontando la differenza fra la mutazione della popstar in Thriller e quella dell’attore David Naughton nel suo horror del 1981. “Mentre con Micheal abbiamo fatto dei tagli, David ha dovuto subire cose orribili, perché la sequenza della sua mutazione è stata girata senza stacchi. Non ci siamo neanche avvalsi del ‘trucco’ dello stop-motion per la crescita dei peli: abbiamo infilato dei peli già lunghi nel latex che ricopriva il corpo dell’attore e poi li abbiamo ritirati verso l’interno. Il segreto sta poi nel proiettare la scena al contrario, per cui sembra che stiano crescendo”. “Questi trucchi” - continua Landis - “con l’uso indiscriminato del digitale si stanno perdendo. Già ai tempi di American Warewolf volevano farmi usare un fondale verde per creare l’effetto della luna fuori dalla finestra. Io ho detto‘ che bisogno c’è di superimporre la luna dopo, basta prendere una tela nera, ritagliare un buco a forma di luna piena e farci passare la luce attraverso!’”. Hollywood è sempre più lontana, con la nuova voga del 3D e del digitale ad ogni costo. Sul cinema italiano invece Landis glissa un po’, soffermandosi solo su qualche elogio a Fellini. Ma – forse involontariamente – parlando della cinematografia francese fa un’annotazione che è veramente attuale per quanto riguarda la situazione odierna del nostro cinema. “In Francia hanno un cinema interessante e in salute per via del sostegno statale”. Proprio quello che in Italia è latitante. E il regista americano non si risparmia neanche qualche battuta sul nostro governo, affermando che “le vallette di ‘Colpo Grosso’, che negli anni ‘80 avevano fatto morire dal ridere me e mia moglie, oggi forse avrebbero qualche ruolo nell’amministrazione”. Ma neanche con la madrepatria è indulgente: “oggi c’è questo movimento da noi in America, si chiamano i Tea Party, sono arrabbiatissimi col governo e tutto il resto. Ma cos’hanno da essere arrabbiati? Obama è in carica solo da due anni. Che cosa vogliono? Sanno solo provare rabbia”. “Certo – continua – in Animal House noi avevamo fatto di Bluto un senatore, ma era un film!”. Perché al cinema si può sognare.

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