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Daddy sitter

Pubblicato il 27 marzo 2010 da Lorenzo Vincenti


Daddy sitter

Capita a volte che un film non abbia la necessità di ricercare con convinzione percorsi di evoluzione innovativi o distanti dalla pratica consuetudinaria. Capita anche con una certa frequenza che all’interno di un determinato progetto si possa ormai decidere di investire gran parte delle proprie risorse, economiche ed umane, sopra un unico elemento decisivo. Trascurando, se necessario, tutti gli altri fattori determinanti alla completezza dell’opera. Uno sviluppo sapiente e oculato di tale strategia ha talvolta garantito una riuscita evidente e anche fruttuosa dell’investimento prodotto mentre in molte altre occasioni (più numerose rispetto ai successi purtroppo), una eccessiva imperizia della progettualità ha portato all’inevitabile naufragio di film purtroppo azzardati, confusi o sterili. Uno di questi cosiddetti elementi forti su cui il mercato hollywoodiano non ha mai smesso di scommettere è senza dubbio l’attore. Elemento ritenuto da sempre fondamentale all’interno di un’industria basata, tra le altre cose, sulla potenza del proprio sistema divistico. Di film ideati dagli studios a misura di questa o quella star ne sono stati fatti in quantità industriale nel passato e ancora oggi se ne continuano tranquillamente a fare a riprova del fatto che un sistema vecchio quanto la storia del cinema (star system) continua ad esistere e ad esprimersi talvolta nelle sue forme più estreme. Come quei film non particolarmente esaltanti ad esempio, magari mediocri sotto il profilo della scrittura o deboli nell’architettura che li sorregge, nei quali è l’attore ad avere il compito arduo di trascinare da solo l’intero processo filmico. Il caso di oggi riguarda Daddy sitter, piccola commedia familiare dai buoni sentimenti e dalla morale facile, che basa la propria essenza solo ed esclusivamente sulla coppia di navigate star hollywoodiane Robin Williams-John Travolta. Due vecchie volpi del cinema americano che dopo aver passato il loro periodo di massimo splendore professionale si ritrovano oggi a dover accettare proposte lavorative talvolta criticabili ma remunerative. E’ il caso di quest’opera ad esempio, diretta dal giovane regista di commedie leggere Walt Becker (Maial college e Svalvolati on the road), all’interno della quale la coppia di attempati attori è chiamata ad interpretare due amici e colleghi di lavoro (nel marketing sportivo) che si ritrovano per una serie di motivi incredibili a dover imparare rapidamente l’arduo mestiere del genitore. Loro che hanno sempre odiato la famiglia preferendo ad essa i successi di una carriera in costante ascesa e che non hanno nemmeno la minima idea su come si possa allevare un nucleo familiare degno di questo nome. Quando i due si trovano perciò a doversi confrontare con la prospettiva di fare da baby sitter ai figli nati da una passata relazione occasionale tra Dan e la bella Vicky (la nascita dei quali è rimasta ignota allo stesso uomo per ben sette anni) tutto per loro si complica improvvisamente. Soprattutto alla luce dell’incapacità dell’uomo di gestire le difficoltà di una paternità inaspettata e della concomitanza di un importante affare da concludere senza l’intralcio di distrazioni o imprevisti vari. Dan cercherà comunque di mantenere la promessa fatta alla madre dei piccoli (costretta ad allontanarsi momentaneamente per una pena da scontare con la detenzione) cercando di barcamenarsi nel migliore dei modi tra teleconferenze, gite, incontri e giochi vari. E sarà proprio l’amico Charlie, inizialmente titubante di fronte alle richieste d’aiuto di Dan, a dare il sostegno decisivo all’impacciato collega e a supportare, in qualità di “zio” acquisito dei due bimbi, il suo momentaneo lavoro di baby sitter. Insieme i due si renderanno protagonisti di una quantità infinita ed esilarante di episodi, che non solo riempiranno il tempo dei due bimbi sino al ritorno della madre, ma contribuiranno a creare la parvenza di una vera famiglia con tanto di cane al seguito, gite in campeggio (e disastri vari), interpretazioni di re e supereroi, imprevisti clamorosi, scene surreali ai limiti dell’incredibile e momenti di impareggiabile tenerezza. Il film di Becker, come si accennava in precedenza è una commedia leggera e in quanto tale non coltiva le pratiche della volgarità o della gratuita comicità. Essa rientra in tutto e per tutto nel classico stile disneyano perché predilige i buoni sentimenti, perché racconta la redenzione positiva dei suoi protagonisti (Dan e Charlie scelgono la famiglia che non hanno mai voluto in sostituzione della carriera a tutti i costi) e perché vive di una sensibilità spinta al limite estremo. La sua essenza si basa fondamentalmente sulla esplosività delle singole avventure raccontate e sulla caratterizzazione che ad esse viene fornita dai due volti rassicuranti e riconoscibili di Williams e Travolta. Sorvolando sullo stato malinconico provocato da due attori purtroppo imbrigliati nel loro mitico passato, è doveroso sottolineare però come Daddy sitter non vada mai oltre la buona riuscita della gag comica. Isolata, probabilmente poco utile all’insieme ma comunque costruita quasi sempre su un ritmo interessante, spumeggiante da un punto di vista cinematografico ed esilarante se paragonata alla comicità apparentemente studiata e pretenziosa di tante altre commedie di pari livello. Uno dei pochi pregi di questo film probabilmente risiede proprio nella semplicità e nella purezza dell’atto comico. Quasi sempre portato al suo ideale compimento più con l’istinto della pancia che con le sovrastrutture della mente. Oltre a questo, però, e al gigionesco ruolo dei due attori protagonisti, non c’è molto altro da osservare in un’opera scontata e ripetitiva come Daddy sitter. Il film purtroppo sente molto la mancanza di una sceneggiatura rifinita che possa garantire profondità alle interpretazioni degli attori e al tipo di valori positivi di cui essi si fanno portavoce e, a ben vedere, paga a dismisura il fallimento di un progetto evidentemente raffazzonato, il cui scheletro non appare compiuto e il ruolo non definito a sufficienza se non nella parte riguardante i mattatori da portare sulla scena. Dai quali però è inutile attendersi un lavoro cosiddetto di traino se alle spalle non vi è il sufficiente sostegno di un intervento creativo adeguato che possa, anche in minima parte, coadiuvarli. Ritornando all’esempio d’apertura occorre ribadire che talvolta la scelta di investire tutto su un unico elemento non garantisce una riuscita automatica all’operazione, perché può capitare che quello stesso elemento non riesca a dare il contributo pronosticato alla vigilia (non è proprio questo il caso visto l’apprezzabile sforzo messo in campo dagli attori) o venga addirittura sommerso dal crollo di una struttura inadeguata, abbandonata o poco curata. Daddy sitter, a tal proposito, contiene al proprio interno lo sforzo di due professionisti esemplari della recitazione ma manca delle basi di sostentamento fondamentali per un talento che avrebbe dovuto essere alimentato con ben più sagacia e lungimiranza di quanto è stato fatto. Nel film di Becker manca in definitiva la novità degli schemi comici, della storia e del racconto, manca la sorpresa, la rottura di una prevedibilità stancante. Manca soprattutto la forza economica, mentale e politica di sorreggere le scelte imposte, anche comprensibilmente, dalle leggi di un mercato sempre più esigente. Alle cui pressioni è difficile si possa resistere con la pochezza di registi inesperti, scrittori non ispirati o film senza una propria identità precisa.


CAST & CREDITS

(Old dogs) Regia: Walt Becker; soggetto e sceneggiatura: David Diamond, David Weissman; fotografia: Jeffrey L. Kimball; montaggio: Ryan Folsey, Tom Lewis; musiche: John Debney; scenografia: David Gropman, Ellen Christiansen; costumi: Joseph G. Aulisi; interpreti: Charlie (John Travolta), Dan (Robin Williams), Vicky (Kelly Preston), Ralph White (Seth Green), Marley Greer (Ella Bleu Travolta), Zach (Conner Rayburn), Amanda (Lori Loughlin), Gloria Lawrence (Rita Wilson), Yancy Devlin (Matt Dillon); produzione: Walt Disney Pictures, Tapestry Films; distribuzione: Walt Disney; origine: USA; durata: 88’.


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