Déjà vu

A sventare crimini prima del loro accadere c’aveva già pensato quel genio matto di Philip K. Dick nel suo Rapporto di Minoranza. A cambiare il corso del futuro tornando nel passato, ci avevano già provato H.G.Wells e la sua macchina del tempo. Se poi vogliamo passare a esempi più recenti e meno nobili, ci sono titoli come The Butterfly Effect, Donnie Darko, Vanilla Sky, che, con risultati più o meno apprezzabili, ci hanno fatto mettere da parte gli assiomi della fisica per farci scoprire mondi paralleli, tunnel temporali e identità multiple. E che dire del super classico Ritorno al futuro? La lista si potrebbe allungare a dismisura e porterebbe a un solo risultato: riscontrare il continuo e quasi ossessivo ripetersi della tematica del viaggio nel tempo.
Déjà vu è un altro titolo che alimenta questo proliferare. Quello che porta Tony Scott sullo schermo è uno script senza molta originalità, in cui l’unica differenza con i predecessori consiste nel disegnare l’ennesimo pazzo maniaco della storia del cinema, come un marine fallito (ma senza neanche un trauma di guerra perché mai accettato nell’esercito) e nel designare come responsabile del controllo del destino non solo del nostro presente, ma addirittura del nostro passato, il governo degli Stati Uniti. Sembra un po’ troppo anche per gli USA, e sembra un po’ poco per allestire una trama accattivante. Ma a volte non è la storia quello che conta a Hollywood. Nella città delle stelle a volte basta il contorno, e se quello che ha peso è il contenitore anziché il contenuto, allora bisogna fermarsi a riflettere. La cornice in questo film non è niente male.
Spettacolari inseguimenti, catastrofiche esplosioni, caccia all’uomo addirittura in tempi paralleli. Tony Scott non si allontana dagli standard di un classico film d’azione e ci mette su un po’ di fantascienza per dargli più sapore. Ma la sostanza? Denzel Washington è un detective che deve scoprire chi ha fatto saltare in aria un traghetto pieno zeppo di militari della marina. Per risolvere il caso, inizia a saltare avanti e indietro nel tempo lasciando indizi a se stesso, in modo da salvare la vita delle vittime e in particolare di una donna collegata alla tragedia. Ma un eroe senza macchia e con alti ideali che si muove in un mondo marcio, non è più di moda di questi tempi e un americano troppo patriota da risultare pazzo non basta per alimentare una critica all’eccesso di nazionalismo statunitense degli ultimi anni. Déjà vu resta un ibrido tra thriller e fantascienza, con una riflessione sul tempo e sul fato che resta molto superficiale e dunque banale.
C’è da dire che si tratta del primo film girato a New Orleans dopo il drammatico passaggio dell’uragano Katrina e, seppure costretta ad apparire in una pellicola di tutt’altro spessore in confronto a La 25a ora (primo film girato a Ground Zero dopo l’11 settembre), la città dolente è forse il déjà vu più emozionante intorno alla spettacolarità frivola di Hollywood.
(Déjà vu) Regia: Tony Scott; soggetto e sceneggiatura: Bill Marsilii e Terry Rossio; fotografia: Paul Cameron; montaggio: Jason Hellmann e Chris Lebenzon; musiche: Harry Gregson-Williams; scenografia: Rosemary Brandeburg; costumi: Ellen Mirojnick; interpreti: Denzel Washington (Doug Curlin), Paula Patton (Claire Kuchever); produzione: Touchstone Pictures; distribuzione: Buenavista International Italia; origine: USA 2006; durata: 126’; web info
