Di nuovo in gioco

Gus Lobel è un talent-scout di vecchia generazione, uno di quelli che ha il baseball nel sangue e che sa riconoscere il tipo di battuta dal semplice suono della mazza. Da sempre presta la sua bravura al servizio degli Atlanta Braves, squadra presso la quale è riuscito ad affermarsi come uno dei più stimati professionisti del settore. Nonostante una serie di acciacchi più o meno pesanti gravino sul suo fisico e la sua vista non sia più quella di prima, egli continua a svolgere la sua professione con estrema dedizione combattendo con forza, anche all’interno del proprio club, chiunque creda si possa sostituire, con estrema leggerezza, la passione del professionista con le fredde statistiche di un computer. Gus non è un tipo che cede facilmente e di fronte alla possibilità di essere accantonato risponde con la grinta del ventenne, dimostrando come la passione e la caparbietà possano portare risultati unici e insperati. La missione affidatagli dalla società (valutare le reali capacità di un talento dai numeri e dalla statistiche impressionanti) sarà così non solo la sua riscossa più grande ma darà a lui la possibilità di rinvigorire l’intorpidito legame con la figlia avvocato e alla stessa di trovare una propria dimensione (lavorativa, umana) sul solco lasciato da un padre ingiustamente bistrattato per anni.
Al termine di Gran Torino, Clint Eastwood dichiarò, tra l’amarezza generale, che non avrebbe più ricoperto ruoli da attore e che si sarebbe dedicato nella sua ultima parte di carriera solo ed esclusivamente alla regia dei propri film. Pronunciando quelle perentorie parole però l’autore di San Francisco non considerò l’idea che si sarebbe presentata prima o poi la possibilità di tenere a battesimo l’esordio di un proprio figlio artistico. Quasi come un atto di riconoscenza, il tenace vecchietto si è così trovato costretto oggi a tornare sui suoi passi concedendo il proprio volto scalfito dagli anni e la propria bravura interpretativa al servizio dell’opera prima del suo storico assistente Robert Lorenz (prima aiuto regista, poi coproduttore). Quest’ultimo, con la stessa gratitudine e un pizzico di devozione, ha modellato così una storia e un personaggio che ben si adattano alle caratteristiche recitative, fisiche e morali di Eastwood. Ha lasciato che la sua creatura vivesse del volto corrucciato di Clint e ha costruito attorno ad esso una struttura che si sostenesse sulla sua potenza. Il risultato è un film celebrativo e al contempo classico, che si nutre della tradizione cinematografica statunitense per riproporla in una ricetta aggiornata ma pur sempre riconoscibile. Il film sportivo, che vanta una lunga tradizione ormai, rimane come sempre il pretesto per intrecciare storie di vita e portare in scena tematiche interessanti. La riscoperta della famiglia, il riscatto, la rinascita e la speranza come elementi fondamentali nel percorso di vita, la rivelazione di una dimensione altra rispetto a quella conosciuta diventano così i punti essenziali su cui anche Di nuovo in gioco punta con decisione. Attraverso il volto leggendario di Eastwood e un personaggio burbero ma buono che raccoglie consensi e strizza l’occhio a molti dei personaggi del cinema americano passato, Lorenz vuole dirci sostanzialmente che il sogno americano ancora esiste. Probabilmente difficile da intercettare perché nascosto tra le piaghe di una società patinata ma ancora esiste e nella stessa forma con cui abbiamo imparato a conoscerlo negli anni. E per dimostrare questa sua tesi, l’esordiente regista utilizza gli strumenti più semplici e più vicini alle corde dello spettatore medio. Una storia semplice, fortemente radicata alla cultura americana, in cui gli sbalzi narrativi sono dettati dalla crescita prodotta dai diversi protagonisti, una costruzione invisibile in cui il suo tocco tende a farsi da parte di fronte alla bravura di Eastwood e non solo (Amy Adams, Justin Timberlake e John Goodman) e un happy ending che rivela lo sguardo ottimistico di un regista pronto ad invitare ancora il mondo intero a puntare sull’America, sulla sua forza, sul suo sogno, su quel modo di vivere che nessuna crisi al mondo potrà mai scalfire. La sua è un’opera interessante, gustosa che non esalta per virtuosismo estetico ma certamente non deprime le aspettative dello spettatore. Un buon film d’esordio che mette di diritto Lorenz tra quei registi narratori di Hollywood che raccontano storie semplici con la maestria e la perfezione dei veri metteur en scene.
(Trouble with the curve) Regia: Robert Lorenz; sceneggiatura: Randy Brown; fotografia: Tom Stern; montaggio: Gary D. Roach, Joel Cox; musiche: Marco Beltrami; scenografia: James J. Murakami; costumi: Deborah Hopper; interpreti: Clint Eastwood, Amy Adams, Justin Timberlake, John Goodman; produzione: Malpaso; distribuzione: Warner Bros. Pictures; origine: USA; durata: 111’; web info: www.dinuovoingioco.it.
