Die Hard - Vivere o morire

Sono anni che si parla di un ritorno sugli schermi del detective John McClane. Il personaggio tutto muscoli ed ironia interpretato da Bruce Willis è stato protagonista di una delle serie action più fortunate e più amate dal pubblico degli ultimi vent’anni. L’avevamo lasciato nel 1995 in Die Hard – Duri a morire, terzo capitolo delle avventure del poliziotto di New York che per la prima volta nel titolo italiano riprendeva finalmente il titolo originale della serie. La prima e la seconda parte uscirono in Italia rispettivamente con i titoli Trappola di cristallo e 58 minuti per morire. Il regista che iniziò la serie nel 1988 fu John McTiernan, il quale lasciò Die Hard 2 a Renny Harlin per poi tornare dietro la macchina da presa nel ’95 per il terzo episodio.
John McClane è diventato ormai un’icona dell’action-thriller a stelle e strisce. Personaggio duro, burbero, scorbutico ma sempre con la battuta pronta appassionò immediatamente il pubblico per la capacità con la quale riusciva ad intromettersi in situazioni più grandi di lui. Sicuramente è il personaggio più noto di quelli interpretati da Bruce Willis ed anche quello che viene associato più frequentemente al volto dell’attore americano. I film della serie Die Hard hanno ottenuto un successo immenso. Ciò è dovuto sicuramente alla presenza fisica di Willis, ma al fatto che i film si strutturavano su sceneggiature che, pur mettendo in primo piano l’azione, costruivano ottime ed avvincenti intelaiature narrative in cui non mancava mai l’ironia e si lasciava spazio alle caratterizzazioni dei personaggi.
In questo quarto capitolo della serie, Live Free or Die Hard (titolo italiano: Die Hard – Vivere o morire), il nome di John McTiernan compare solo tra i produttori. Dietro la macchina da presa questa volta c’è Len Wiseman, già regista dei due Underworld. La sceneggiatura è ispirata addirittura ad un articolo di John Carlin, Addio alle armi, pubblicato nel ’97 sulla rivista Wired che ipotizzava la minaccia di terrorismo informatico.
Die Hard – Vivere o morire prosegue sulla scia che i tre capitoli precedenti avevano segnato. E’ un film che diverte, dall’inizio alla fine. Sparatorie, inseguimenti, esplosioni. Non manca nessun ingrediente del cinema action. Eppure è il titolo meno riuscito della serie, forse anche meno di 58 minuti per morire. La sceneggiatura mette troppa carne al fuoco, costruisce troppe situazioni non legandole perfettamente e soprattutto non dà spessore alle figure di contorno. Anche il personaggio interpretato da Kevin Smith, per quanto divertente, sembra che sia stato inserito solo per fare ‘volume’. In più, il film si perde in scene d’azione che stonano con l’atmosfera della serie e più che sapere di Die Hard, ‘sanno’ molto di Mission: Impossibile.
Live Free or Die Hard, dunque, pur se avvincente, ritmato e divertente, non convince fino in fondo. Se Die Hard – Duri a morire è diventato un cult per gli amanti del genere, sicuramente questo film non avrà la stessa sorte e molto probabilmente segnerà la fine delle avventure cinematografiche di John McClane.
(Live Free or Die Hard) Regia: Len Wiseman; sceneggiatura: Mark Bomback; fotografia: Simon Duggan; montaggio: Nicolas De Toth; musica: Marco Beltrami; scenografia: Patrick Tatopoulos; costumi: Denise Wingate; interpreti: Bruce Willis (John Mcclane), Justin Long (Matt Farrell), Timothy Oliphant (Thomas Gabriel), Cliff Curtis (Bowman); produzione: Cheyenne Enterprises, 20th Century Fox, Dune Entertainment ; distribuzione: 20th Century Fox; origine: USA; durata: 130’.
