DVD - 11 uomini e un pallone

Anno 1948: esce nelle sale un film destinato a segnare profondamente la storia del nostro cinema, La terra trema di Luchino Visconti. È il trionfo e il punto di non ritorno della poetica neorealista, il momento in cui il cinema abbandona o sembra abbandonare le logiche di una narrazione tradizionale per addentrarsi nell’assoluta contraddittorietà del Reale, per scoprire ciò che le immagini del cinema del periodo fascista avevano coperto e cercato di cancellare. È la scoperta di luoghi sconosciuti, di lingue e dialetti fino a quel momento ignorati e di storie che erano state bollate dai gerarchi come irraccontabili.
Sempre nel 1948 esce sugli schermi italiani Ladri di biciclette di De Sica. Ed è un altro schiaffo alla storia del cinema mondiale, un capolavoro totale che nasce dall’incontro tra un regista, De Sica appunto, che cerca, come Visconti, ma in modo diverso, di trovare un contatto fattivo con la realtà, e la penna di Zavattini che “pedina” i suoi personaggi alla ricerca di quel “quotidiano” che fino a quel momento era sempre stato negato.
Tra questi due giganti c’è spazio anche per un piccolo nano. Si tratta di 11 uomini e un pallone, un film di Giorgio C. Simonelli (autore che presto verrà quasi totalmente dimenticato dai curatori delle varie storie del cinema) che occupa, nel panorama culturale di quell’anno, una posizione a suo modo peculiare. Si tratta, infatti, di un film che cerca una sua sintonia con la realtà sociale contemporanea non mediante la forza provocatoria di un Visconti, né con la poesia “umile” di un De Sica, ma attraverso la logica svagata, ma immediata come lo scatto di una polaroid, del bozzetto.
È un paradosso, un vero e proprio ibrido questo 11 uomini e un pallone: da una parte, infatti, rivendica l’esigenza di trovare un rapporto fattivo con il mondo contemporaneo, ma dall’altra conserva alcuni aspetti tipici del modo tutto astratto di raccontare per immagini del cinema fascista.
Un film, in un certo senso, di transizione. Lo sguardo è puntato direttamente verso una realtà, che è quella del calcio e del mondo che gli ruota intorno, che il cinema non aveva praticamente mai raccontato e che tanta parte aveva invece nella vita dell’italiano medio, ma la vocazione affabulatoria che il regista mette in campo (in tutti i sensi) non persegue utopie realiste, ma si orienta secondo un modello spettacolare americano “alla Lubitsch”.
11 uomini e un pallone è, da questo punto di vista, una commedia scritta a fil di penna, con un’attenzione per gli analoghi prodotti del cinema americano classico (che sono, tra l’altro, anche i punti di riferimento di molti cineasti del neorealismo), ma che vuole, al tempo stesso, andare ad incidere su quella che è la realtà sociale del tempo. Non si tratta quindi di una piatta esercitazione stilistica su un modello di cinema di genere, ma di una vera e propria anticipazione di quello che sarà, di lì a poco, il Neorealismo rosa e l’inizio della Commedia all’italiana.
11 uomini e un pallone, comunque, rivela tutto il suo valore quando lo si guarda non cogli occhi del cinefilo o dello storico, ma con quelli del tifoso di calcio. Probabilmente è la prima volta nella storia del cinema italiano che un film tenta, con tanta energia, di raccontare la passione dell’uomo italiano nei confronti del gioco del pallone. E se l’operazione appare ancora oggi riuscita, ciò lo si deve essenzialmente alla capacità degli autori di andare a cogliere echi della tifoseria calcistica in tutti gli strati sociali messi in scena: dalla realtà degli spogliatoi (e quindi di chi il calcio la fa) a quella delle redazioni dei giornali sportivi o scandalistici (e quindi di chi il calcio lo sfrutta) sino alle aule delle scuole con gli studenti tifosi e i professori condiscendenti (e quindi di chi il calcio lo ama).
Pur muovendosi nello spazio della piccola e media borghesia, con sporadiche puntate nel proletariato dei campi di calcio di periferia, il film rivela, quindi, pur nella sua logica bozzettistica, una certa propensione per lo spaccato sociale e mette in scena tutta una serie di personaggi che sono sia tipici del genere (e quindi maschere) che campioni di una varia umanità che suona simpatica e reale (in particolare il professore di letteratura che è ad inizio pellicola il classico intellettuale che bolla il calcio come mera espressione fisica e poi lo rivaluta quando è costretto, dalla figlia, a vedere dal vivo una partita).
Il calcio di cui ci parla 11 uomini e un pallone è un calcio che ormai non esiste più. Un calcio che nasce nei campi di periferia dove si gioca non per dovere di squadra, ma perché si ha voglia di divertirsi, che non è ancora ossessionato dal bisogno di “apparire” che è tipico del nostro mondo e, soprattutto, che non è stato ancora fagocitato dai meccanismi spettacolari della televisione. È, quindi, un gioco ed una passione.
A staccare il film dal modello del cinema dei telefoni bianchi, comunque, non è solo questa visione bozzetisco-realista del mondo, ma anche una maggiore libertà nel raccontare l’uomo e le sue contraddizioni. Lo sguardo, ad esempio, sul sesso e sui sentimenti (col calciatore fidanzato che si concede un’avventuretta con un’avvenente signora bene fin quasi a pregiudicare le sue prestazioni su campo) è divertito e privo di facili ipocrisie anche se questa libertà è dovuta probabilmente all’aura mitica del calciatore visto come figura ero(t)ica cui tutto andrebbe concesso e perdonato (e il finale consacra, comunque, tutto nel sacro vincolo del matrimonio).
La qualità audio-video
Come sempre, quando abbiamo a che fare con un DVD della Ripley Home Video, dobbiamo rimarcare l’assoluta eccellenza del lavoro di compressione. Il bianco e nero del film è restituito, su disco, con tutti i suoi contrasti e con il giusto senso di profondità. Purtroppo il master originale della pellicola non è esente da difetti: sono presenti molti graffi e in alcuni punti l’immagine letteralmente “salta” o è pesantemente rovinata. Ma nonostante questi momenti, che si incontrano, comunque, solo verso la fine del film, è da dire che la visione si mantiene sempre assolutamente piacevole.
Buona anche la restituzione dell’audio con la sua traccia monofonica pulita ed assolutamente filologica.
Extra
Paradossalmente sono proprio gli extra l’anello debole di questa peraltro notevole proposta editoriale. In effetti la Ripley ci aveva abituati a ben altro trattamento, ma il film è così vecchio che doveva essere davvero difficile fare qualcosa di più.
L’unico contenuto speciale è, infatti, la riproposizione di un cinegiornale del 1931 (ben diciassette anni prima della distribuzione del film, quindi) che, tra i vari servizi che lo compongono, annovera anche una presentazione delle squadre della Lazio e della Juventus. Un modo per sottolineare ancora come sia propria la visione del mondo del calcio uno dei motivi di interesse di questo non disprezzabile film.
(11 uomini e un pallone); Regia: Giorgio C. Simonelli; interpreti: Carlo Campanini, Carlo Dapporto, Clelia Matania, Georges Flamant; distribuzione DVD: Ripley Home Video
formato video: 1.33:1; audio: Italiano Mono; sottotitoli: Italiano per non udenti
Extra: 1) Rivista Cines n. 12 del 1931, con la presentazione delle squadre della Lazio e della Juventus
