DVD - Bellissima

Bellissima occupa una posizione particolarissima all’interno del corpus, a prima vista molto compatto, dell’opera viscontiana. Dopo l’esordio folgorante tutto sotto il segno del noir di Ossessione, dopo il rigido realismo estremo e il rigore della messa in scena di La terra trema, e prima dell’avviarsi del corso melodrammatico di Senso e di molta filmografia successiva, l’opera in questione segna di fatto una sorta di cesura profonda e un tentativo di ripensamento sia contenutistico che linguistico di rara portata poetica.
In effetti Bellissima è un vero e proprio poliedro speculare nel quale l’intero cinema può vedere riflessa e al tempo stesso deformata la propria immagine, una pellicola che mette in scena non solo una storia esemplare (quella di una madre frustrata che riversa nella figlia tutto il suo desiderio di successo), ma anche il mistero di un processo comunicativo di massa di vasta portata.
In questo senso è da dire che se quello che abbiamo di fronte è un discorso metacinematografico, nel senso che il film racconta con dovizia di particolari la storia della realizzazione di un film, esso è, però, restituito al proprio pubblico sencondo una strategia narrativa inaspettata che si stacca dalla logica classica dei più consueti film sul cinema che verranno negli anni successivi. E questo essenzialmente perché il regista milanese, tende, nel corso dell’opera a non fare mai del cinema il vero oggetto del suo sguardo, ma cerca piuttosto, tra le pieghe di un Reale colto con fine intuito spettacolare, di comprendere soprattutto il significato che il cinema ha per il pubblico che lo frequenta. Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un regista che mette in scena se stesso con mal celato narcisismo, ma ci troviamo dinanzi ad un’opera che mette in scena prima di tutto il suo rapporto con il pubblico. L’indagine del regista milanese, insomma, è spinta non tanto verso l’autore e il mittente dell’intero processo comunicativo della macchina cinema, quanto piuttosto verso il destinatario del discorso stesso.
Quello che viene raccontato è il lato pubblico del cinema, è la storia di chi compra il biglietto del film e si lascia cullare dalle lusinghe di racconti spettacolari ed esotici, di chi piano piano comincia a vivere l’immagine come una droga, come una sete indefinita di bianco e nero e technicolor, di chi chiama il divo di turno col nome di battesimo ed instaura con le ombre che popolano la superficie dello schermo un rapporto peculiare di confidenza quotidiana e desiderio inesausto. Ma il film racconta anche tutto il male che deriva dal corto circuito dell’incontro tra questo mondo proletario di "faticatori" che trovano nel cinema essenzialmente il momento per una fuga dalle preoccupazioni della vita quotidiana e la dorata superficie dello spettacolo stesso che, per un momento, dà l’illusione al proprio stesso pubblico di poter, sia pur brevemente, partecipare al gioco.
Centro del discorso diventa, quindi, ben presto, il difficile rapporto tra Realtà ed illusione, tra finzione scenica (e non solo scenica) e un mondo vero fatto di lavori, di debiti, di bisogni materiali. Da una parte il Cinema che, nell’ansia di trovare sempre nuove forme di racconto, nella volontà onnicomprensiva di fare centro del proprio discorso tutto il visibile, accetta di sporcarsi le mani con la realtà, si innerva di attori presi dalla strada, rifiuta le lusinghe degli effetti speciali e dell’illuminazione innaturale, e dall’altra il mondo proletario che non desidera altro che il momento in cui può alla fine trasformarsi in immagine, divenire simulacro di se stesso. Due poli del discorso inconciliabili che si sfiorano, dando l’impressione di toccarsi, ma che sono destinati ad allontanarsi per sempre su traiettorie perennemente parallele.
Per tutti questi motivi al Visconti di Bellissima finiscono per mancare sia la lucida ironia del demistificatore che racconta il suo stesso mondo per portare alla luce le falsità e i compromessi che lo contraddistinguono, sia la vocazione teorica del classico cineasta post moderno che racconta agli altri il suo stesso modo di raccontare. Egli è piuttosto un esploratore che usa il racconto per potersi permettere di vagare tra quelle borgate romane che presto troveranno un poeta immenso in Pasolini, per poter pescare dalla strada dei talenti naturali da mettere a contatto con la grandezza della Magnani e per, infine, spingere il suo sguardo sul lato più spiacevole del proprio lavoro con la consapevolezza che quando si cerca il massimo del realismo è proprio lì che si trova anche il massimo della finzione.
La qualità audio-video
Il lavoro di restauro portato avanti per questa edizione dvd è decisamente notevole, ma non è il massimo cui si poteva aspirare. Il master utilizzato per il riversamento in digitale di questo film fondamentale per la storia del cinema non solo italiano resta, comunque, molto buono quasi senza graffi o segni d’usura. Solo in alcune scene l’età della pellicola si fa vedere, ma senza per questo pregiudicare la piacevolezza della visione. La compressione è stata effettuata con molta attenzione e non si ravvisano quasi mai i classici difetti del passaggio al digitale. Meno bene vanno le cose per quel che riguarda il versante sonoro del dvd che presenta due diverse tracce: un più filologico, ma un po’ sporco mono e una traccia multicanale (5.1) che sacrifica un poco lo splendente equilibrio sonoro che come sempre è il motivo di fascino di tutte le pellicole viscontiane.
Extra
Brilla per la sua essenza l’unico extra che avrebbe potuto dare un senso più profondo a questa peraltro buona edizione di Bellissima. Manca infatti Appunti su un fatto di cronaca: il breve ed intenso cortometraggio documentario che Visconti aveva realizzato sul mondo delle borgate romane e su uno dei delitti più tristi della storia italiana nello stesso periodo di questo capolavoro.
La delusione per questa certo giustificata esclusione fa sì che anche gli altri extra (abbastanza abbondanti per un film di questa età) paiano, alla fine, insufficenti. Certo il breve documentario (neanche mezz’ora) che apre la sezione ci pare abbastanza interessante nel suo presentarci brevi interviste a Rosi, Zeffirelli, Suso Cecchi d’Amico e Piero Tosi che si mantengono sempre giustamente sull’onda lunga di una nostalgia discreta e magica ad autoironica.
Abbastanza utile anche il brevissimo approfondimento di Francesco Rosi sul neoralismo: una voce da cui avremmo, comunque voluto qualcosa di più.
Curiosi i bozzetti di Tosi completati anche da una breve intervista abbastanza interessante, superflue e abbastanza ininfluenti le consuete schede biofilmografiche.
Scheda del dvd:
Bellissima
Regia: Luchino Visconti; interpreti: Anna Magnani, Walter Chiari, Tina Apicella, Gastone Renzelli; distribuzione dvd: Medusa
formato video: 1.33:1; audio: Italiano (mono e 5.1); sottotitoli: Italiano per non udenti inglese, spagnolo
Extra 1) A proposito di Bellissima; 2) Il Neorealismo: intervista a Francesco Rosi; 3) Intervista a Piero Tosi; 4) I bozzetti di Piero Tosi; 5) Presentazione; 6) Biofilmografia di Luchino Visconti; 7) Filmografia di Luchino Visconti
