DVD - Butterfly kiss

Eunice cerca Judith.
Il mito greco delle nereidi incontra quello ebraico della vittoria e della vendetta.
Eunice era, infatti, la ninfa meno nota del corteo che accompagnava Poseidone. Omero non la cita nemmeno nel novero delle trentatré fanciulle che compiansero il dolore provato da Achille per la morte di Patroclo. Il più completo Esiodo (che di nereidi ne contava cinquantuno) ne riporta, invece, il nome, ma non lo associa a gesti memorabili. Ci è facile, per questo, immaginarla danzare tra le onde, a cavallo di un delfino come effige ad un qualche vaso greco, emblema generico di femminilità e grazia. Ma quando si guarda con maggiore attenzione si scopre che le nereidi non è che fossero sempre questo grande esempio di femminilità leziosa e così squisitamente ellenica. Nella mitologia bovesina, ad esempio, la nereide più che una ninfa era un mostro che si aggirava tra i boschi bramando sangue umano. A questo tipo di leggende sembra rifarsi la Eunice di Butterfly kiss, prima pellicola, forse la migliore, di Michael Winterbottom. Delle sue sorelle classiche l’Eunice contemporanea si porta dietro la vaghezza che la conduce per le strade come una folle ingenua in cerca di un amore (saffico) perduto. Della variante posteriore si porta, invece, l’inestinguibile brama di sangue, la voglia di mietere vittime senza mai porsi un perché o un percome dei suoi gesti sconsiderati. Forse, a muovere il personaggio nella sua malsana voglia di morte è più che altro la speranza che il delitto porti ad un castigo. Ma nel mondo contemporaneo piagato dall’angoscia dell’incomunicabilità e del reciproco ignorarsi, il castigo non arriva mai per la semplice ragione che il delitto è all’ordine del giorno.
Mostro per mostro, il film di Winterbottom non assolve nessuno anche se si tiene lontano dalla tentazione di giustificare le gesta della sua antieroina calandole in un contesto ancor più mostruoso che possa, in qualche misura, motivarle.
Da parte sua Judith, nel film, esiste solo come nome. Eunice ne parla come dell’unica donna che sia mai stata in grado di capirla ed amarla.
Conserva alcune lettere, di questo passato amore, ma di lei non le resta che il cercarla tra le strade. È una Giuditta che ha già decapitato Oloferne, condottiero dell’esercito nemico. Ed Eunice, in fondo, ne ripete all’infinito il gesto che l’ha resa famosa. Attira l’altro (non importa di che sesso) con l’amore, la promessa del corpo (il suo è coperto da catene e cilicio) e poi lo uccide.
Sulla strada puntellata di delitti, Eunice incontra Miriam che, come l’omonima biblica sorella di Mosè e di Aronne, non ha niente dei fratelli, né la capacità di condurre, né quella di parlare. Costretta in una vita frustrante a dedicarsi al lavoro e alla cura della madre malata, la ragazza si innamora di Eunice e si lascia condurre in un anelito disperato di ambigua libertà. La segue anche quando scopre che la donna, strada facendo, ammazza le persone che incontra. Continua a seguirla anche quando l’assassina la butta tra le braccia vogliose di un camionista incontrato per caso. Se ne fa complice alla fine, uccidendo a sua volta un losco figuro che, a pensarci bene, quella morte se la meritava proprio.
Le resta accanto anche quando l’amata le implora una morte degna del mito e la uccide, baciandola, tra quei flutti che sono per lei, nereide nera, un sostanziale ritorno a casa.
Michael Winterbottom si lascia guidare da una sceneggiatura fredda, algida, priva di ogni appiglio d’umanesimo. Vita e morte sono accidenti da riprendere in maniera fenomenologica come è l’abitudine di chi, abituato ad uccidere, ha sorpassato le barriere dell’etica. Quel che separa Butterfly kiss dai vari film con Hannibal Lecter ed imitatori è che, il superamento dell’etica non coincide con un raggiungimento di un’estetica del delitto. Chi uccide, qui, lo fa con gratuità, senza lasciarsi contaminare da sentimenti di bellezza che stonerebbero in un mondo brutto come quello delle strade che attraversano l’Inghilterra.
Tranne che nel delitto finale, che cita La Pietà bagnandola tra i flutti di un mare che è sia battesimo che sudario.
L’estetica, in fondo, sta fuori del mondo immaginato: nei riferimenti biblici, nella regia secca e concitata, nell’interpretazione sublime delle attrici. È nella materia con cui è fatto il film e non nella storia che racconta.
E l’estetica è quella di un regista di razza che non è riuscito poi, spesso, a mantenere le promesse di questa sua opera d’esordio.
La qualità audio-video
Il lavoro sul master del 1994 è piuttosto buono. Il quadro è nitido e la visione è funestata solo da qualche spuntinatura di troppo. Un difetto che, in fondo, poteva essere evitato. Per il resto non si ravvisano segni particolari di compressione e il rumore video è quasi del tutto assente.
Buono anche l’audio bifonico sia per la traccia italiana che per quella originale. Delle due è preferibile la seconda non solo per meglio godere delle straordinarie prove attoriali delle due protagoniste, ma anche per la sua maggiore apertura dinamica.
Extra
Purtroppo neanche un trailer.
(Butterfly kiss); Regia: Michael Winterbottom; interpreti: Amanda Plummer, Saskia Reeves; distribuzione dvd: Koch Media.
formato video: 16:9 - 1.85:1; audio: Italiano e inglese dolby digital 2.0; sottotitoli: italiano.
Extra: Assenti
