DVD - Cambio di indirizzo

Si sta dalle parti di Rohmer: a volte si cita il maestro di Tulle senza bestemmiare, a volte la corda si spezza e il pedissequo imitare si risolve in un esercizio di stile buono per la durata di un cortometraggio. Si sta dalle parti di La moglie dell’aviatore: dialoghi dal minimalismo deviante, dalla semplicità spiazzante, ma alla distanza, dalla vivacità celata nelle timidezze-paradigma dei personaggi di un certo cinema francese non solo truffautiano. La cronaca dell’intreccio non si assesta nei lidi dei palati fini, piuttosto raschia il barile di un plot vuoto e stantio: l’imberbe musicista David cerca casa e si imbatte in Anna, una ragazza che vive sola. Condivideranno l’appartamento e un amore appena accennato, fino all’entrata in scena di Julia, giovane allieva di David, che metterà in crisi le scelte amorose del protagonista. Il finale consolatorio dietro l’angolo cala la scure sul resto.
Secondo il luogo comune per eccellenza, in Francia albergano due tipologie di abitanti: i parigini e i francesi. Tel quel sullo schermo: i film su Parigi si differenziano dai film ambientati nel Resto del mondo. Cambio di indirizzo si incamera nella prima, affollata categoria fin dai primi fotogrammi, che portano lo spettatore tra le vie di una Parigi da cartolina, con i suoi simboli totemici e i suoi cittadini dalla borghesia nel sangue. La città è un dedalo di indirizzi appesi negli annunci di affitto, di vie e di bistrot con i tavolini tondi e stretti, un luogo ‘esploso’ che implode nella claustrofobia di un monolocale che non può non rimandare a quello del Pickpocket bressoniano, ma resta solo una sana intuizione, non un rimando esplicito che risulterebbe altresì ingiurioso. Una commedia lieve, che non scade mai nel volgare, ma che si autocelebra in un sottile delirio di ego filmico sotto la dicitura di fantasia amorosa, come fosse un’aria d’opera. Cambio di indirizzo si presenta con il ritmo di un valzer, di un ballo di corte, in cui la malizia rimane in secondo piano, appena accennata e sempre fuori campo, mai seducente. Elemento che si esplicita nell’uso della musica di Mozart e di Strauss, che sulle note dell’abusato Bel Danubio Blu, dà il tempo ai protagonisti nelle schermaglie amorose come fosse un metronomo. Le stesse professioni dei due protagonisti principali alludono a personalità poco analizzate: l’insegnante di corno, timido e ‘laterale’ come lo strumento e la ragazza del negozio di fotocopie, che vive nell’illusione di un amore tenuto volutamente lontano per timore di una ennesima delusione-fotocopia. Laggiù, Rohmer. Qui la verosimiglianza non rimane elegantemente sospesa, non si respira la malinconica leggerezza dei dialoghi à la Marivaux, non si registra il concetto di modernità secondo l’autore dei film sulle ‘commedie e i proverbi’: il cinema come verbo contro il cinema della verosimiglianza.
La parola crea un tappeto sonoro continuo, disturbante in numerosi tratti, i dialoghi eccessivamente monotematici rincorrono le frasi a metà, sibilline e allusive che compongono i meticolosi puzzle di Rohmer. Uno stile quindi poco originale quello che si evince da questo film uscito in sordina nei cinema lo scorso anno e ora edito in un dvd di qualità medio-bassa. Uno stile che non sviscera i personaggi nei loro mutamenti, ma ne registra le sensazioni a partire dagli scatoloni dei continui traslochi. Parafrasando la filosofia dicotomica morettiana delle camminate=personalità, ogni trasloco=una relazione, in un triangolo amoroso in continua evoluzione che fortunatamente non rimanda in alcun modo al ben più amabile trittico Jules, Jim e Catherine. Qui, piuttosto, ci si imbatte in due cuori e un monolocale, in attesa del Grande Cocomero dell’amore o di un salvifico Raggio Verde all’orizzonte. La quotidianità del miracolo amoroso esposta nei suoi momenti minimalisti più intimi, che non tocca mai le sponde di Maman et la Putain, restando in una leggerezza che odora di pacchetto natalizio preconfezionato, di operazione per rimpolpare la schiera di seguaci e adoratori (inde)fessi della leggiadra amoralità dei personaggi della Nouvelle Vague. A firmare la pellicola il giovane Emmanuel Mouret, non nuovo all’esperienza registica, che qui si arroga la parte di interprete principale, oltre che di sceneggiatore: i dialoghi e ogni scena vomitano la sua immagine oltre lo schermo, il sonoro rimbomba della sua voce, riuscendo infine a rendere un personaggio sostanzialmente outsider, goffo e gentile, una presenza che sa di prezzemolo infestante. Poco meno di un’ora e mezza globali sono sufficienti per decretare una sconfitta di misura per un cinema francese che rincorre i fantasmi dei propri miti, che non cerca la via della liberazione dai personaggi post-Amelie, ma che piuttosto si rintana nel caldo rifugio dei grandi maestri.
La qualità audio-video
Risulta certamente migliore la versione originale, in cui non si perdono i rumori di ambiente della città di Parigi e le voci dei protagonisti risultano più ‘adulte’ rispetto alla versione italiana che tende a ringiovanire i tre personaggi. Un dolby digital che comunque non eccelle nelle sue due uscite. I colori risultano un po’ spenti, come se nel riversamento si fosse persa tonicità e vigore.
Extra
Praticamente assenti: tre schede biografiche insufficienti e trailer vari. Sulla copertina del dvd non compaiono nei credits i nomi delle due attrici. Una curiosità: nei trailer, la voce in italiano del protagonista risulta di un diverso doppiatore rispetto a quella del film, con un effetto straniante per chi ha appena visto la pellicola e ascoltato timbro e tono diversi della voce doppiata di Mouret.
[Carlo Dutto]
(Changement d’adresse) Regia: Emmanuel Mouret; interpreti: Emmanuel Mouret, Frédérique Bel, Fanny Valette, Dany Brillant, Ariane Ascaride; distribuzione dvd: Cecchi Gori Home Video; formato video: 1,85:1 anamorfico; audio: italiano e francese dolby digital 2.0; sottotitoli: italiano per non udenti;
Extra : 1) Biografia del regista e delle attrici principali, 2) Trailer, 3) Spot Tv
