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DVD - Camicie verdi

Pubblicato il 22 giugno 2006 da Alessandro Izzi


DVD - Camicie verdi

Aveva ragione Nanni Moretti quando, ne Il caimano, faceva pronunciare al suo personaggio esemplare che gli italiani non hanno bisogno di essere informati sulla realtà politica contemporaneamente perchè, anche grazie alla televisione, sanno già tutto quello che c’è da sapere.
Vedendo le immagini di questo breve documentario di Claudio Lazzaro la nostra impressione è, infatti, quella di "sapere già tutto" e di essere, sfortunatamente, già abituati a quella mostruosità che il regista ci mette a bella posta di fronte per farci riflettere e magari per farci anche indignare un poco.
Conosciamo abbastanza della storia del lega per non essere sorpresi da un documentario che ci pone davanti quel populismo che è alla base del suo successo presso l’elettorato. Siamo sufficentemente consapevoli di come essa fondi il suo programma politico sulle paure primarie di un’invasione dall’esterno (gli odiosi terroni per tutti gli anni ’90 e l’orrore dell’extracomunitario nel periodo immediatamente successivo) facendo leva su un livello prettamente istintivo contro cui nulla possono parole o discorsi razionali per essere toccati da discorsi, in fondo, risaputi.
Nel suo rincorrere le contraddizioni del movimento leghista, il dvd, che scorre sotto i nostri occhi con la piena evidenza del documento, ci sembra sempre essere un passo indietro a quello che abbiamo già visto in televisione negli ultimi anni.
Anche i momenti più giornalistici e d’impatto, come quello in cui Corinto Marchini (primo comandante delle Camicie verdi) fa cenno, senza fare nomi, ad un piano non più attuato di uccidere Borghezio (leader leghista secondo, in popolarità, solo a Bossi) per togliere dallo scacchiere politico un personaggio decisamente scomodo e per trovare un eroe da "spendere nelle piazze" ci lasciano quasi indifferenti.
Non c’è che dire: siamo ormai abituati alla spettacolarizzazione degli orrori che prendono corpo tra i corridoi del potere. Ci sembrano una cosa naturale che non deve più di tanto scandalizzare. E’ parte integrante della politica. Rientra nell’orizzonte delle cose necessarie a mantenere il nostro status sociale. Fa più soffici le poltrone dalla quali continuamo a guardare le nostre televisioni.
Ed è con una punta di raccapriccio che ci accorgiamo di provare anche una certa antipatia nei confronti di un regista solo parzialmente legato ad un modello alla Michael Moore. Perchè ci è antipatico quando si ostina ad intervistare giovani leghisti per dimostrare, con domande preconfezionate, come sia debole la loro motivazione politica (la scoperta dell’acqua calda). Come ci è antipatico quando si ostina a chiedere al bibliotecario di partito di dargli titoli di un’autentica letteratura leghista mentre quest’ultimo, non senza imbarazzi, riesce a snolocciare appena un titolo come I promessi sposi (altrove simbolo dell’urgenza di un’unità nazionale) o un autore come Giulio Andreotti (Buon Dio!). E ci è antipatico perchè nel suo inseguire un astratto ideogramma politico sembra dimenticare di avere a che fare con una realtà anche umana che va compresa prima di essere, poi, anche politicamente giudicata.
Ben inteso le conclusioni da cui parte (non quelle cui arriva e qui c’è un piccolo delitto mortale per un documentarista) sono assolutamente condivisibili.
La descrizione della Lega come un fenomeno di massa che si muove su più livelli è spesso convincente. La vocazione di questo movimento che solo con grande fatica riusciamo a chiamare politico ad una spettacolarità gridata (modello Bossi/Borghezio) è ben posto al centro di un discorso che si muove tutto su documenti televisivi messi a bella posta in urto reciproco. Ma resta, alla fine della visione, un senso di dolorosa incompiutezza che in parte vanifica gli esiti di un’operazione la cui urgenza resta fuori discussione.
Questo senso di incompiutezza, sia detto ad onor del vero, non ha tanto a che vadere con il prodotto finito quanto piuttosto sul pubblico cui si rivolge. Perchè l’impressione che abbiamo alla fine della proiezione, quando il nostro lettore dvd si è ormai fermato, è che la visione non è stata assolutamente capace di smuovere le nostre coscienze intorpidite dalla pigirizia.
Quello che vediamo, seppur montato in un modo che rende inequivoca la conclusione cui tutti dovremmo giungere, è nè più nè meno che quello che abbiamo già visto in televisione nell’ultimo decennio. E quando l’autore tira per noi la somma del discorso (con l’ultimo illuminante sussulto di montaggio) ci accorgiamo che a quella somma eravamo già arrivati anche noi da anni ormai. Ma ciò non toglie che la Lega sia ancora un partito all’opposizione, che i suoi ministri godano di relativa impunità e che l’oltraggio alla bandiera non impedisce poi il giuramento di fedeltà a quella stessa bandiera.
Sappiamo già tutto, diceva Nanni, ma il sapere non sembra più, ormai, capace di portarci davvero anche ad un "fare" capace di incidere sul sociale e di cambiare il corso di una storia la cui fine sembra essere per tutti già fin troppo tristemente nota.

La qualità audio-video

Il film si avvale, nella sua impaginazione, di documenti di provenienza molto eterogenea: da brevi spezzoni di telegiornali, a riprese effettuate all’uopo da una piccola troupe da documentario d’assalto, a immagini rubate al vero da telefonini o macchinette digitali a bassa qualità di ripresa. Non stupisce, allora, che il dvd brilli per l’assoluta povertà della qualità visiva, con un quadro spesso sgranato e fastidiose fluttuazioni del quadro cromatico che derivano tutte dal tentativo di far convivere condizioni di ripresa e realtà tra loro spesso inconciliabili. La compressione risulta, però, abbastanza curata e i danni maggiori sono, il più delle volte evitati.
Per quel che attiene il suono è da dire che il debole Dolby digital 2.0 resta, comunque, una scelta sufficente per un documentario che non deve preoccuparsi di avvolgere il proprio spettatore con le spire malefiche dello spettacolo. Una scelta brechtiana obbligata dai comprensibili limiti del budget.

Extra

Ovviamente assenti. Ed è un peccato perchè spulciando gli archivi televisivi sarebbe stato possibile recuperare qualche intervista a Bossi o a Berlusconi capaci di gettare una luce ulteriore sulla realtà della Lega.

Camicie verdi

Regia: Claudio Lazzaro; distribuzione dvd: Dolmen

formato video: 4/3 1.85:1; audio: Italiano Dolby Digital 2.0; sottotitoli: assenti

Extra: assenti


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