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DVD - Crimini invisibili

Pubblicato il 29 marzo 2010 da Alessandro Izzi


DVD - Crimini invisibili

Un uomo e una donna, sposati, vivono nella stessa lussuosa residenza. Lui è un ricco produttore cinematografico, specializzato in film ad alto tasso di violenza e adrenalina. Lei è una viziata borghese che annega la noia sul bordo di una piscina, prendendo il sole e pensando ai vestiti da indossare nelle occasioni mondane. Benché ad un passo l’uno dall’altra, i due si parlano col telefonino squadrandosi attraverso il vetro divisorio di una finestra.
Wenders comincia la sua più violenta requisitoria alla cultura americana raccontando un vuoto: quello di una coppia in cui l’abitudine si è fatta silenzio. Figli di un sistema marcio, i due personaggi consumano le loro esistenze nella reiterazione dei loro errori. Lui continua a produrre film disgustosi perché si adegua alle leggi di mercato e poco gli importa che non siano né arte, né riflessione, né “sguardo”. Lei non può fare a meno del suo conto in banca e neanche si sforza di ricordarsi più se c’è stato un tempo in cui amava quell’uomo che ora la mantiene e con cui non riesce a scambiare neanche la più piccola delle tenerezze.
In Wenders il dolore di coppia è anche dolore per le sorti del Cinema. Il produttore (quello stesso che ancora tentava una strenua resistenza e soccombeva al sistema in Lo stato delle cose) si è ormai fatto connivente con quello stesso sistema. Non si pone domande sulla sua funzione o su una possibile etica della sua professione, semplicemente mette i soldi in operazioni commerciali che gli garantiscano un margine di rientro. Quando si guarda allo specchio sembra tacitamente dirsi che se il pubblico paga per vedere quei film non è certo colpa sua. E nel far questo perpetua un meccanismo produttivo che uccide ogni ipotesi di film d’autore. Il cinema si è definitivamente appiattito sulla sua base industriale. Sembra definitivamente tramontato il tempo in cui gli angeli potevano sognare nei cieli sopra Berlino. Ora non c’è film se non c’è sparatoria, se non ci sono inseguimenti e se non c’è un eroe che, nell’esercizio della sua funzione, si porta a letto la bella bionda in difficoltà.
Poi accade che questo produttore finisca in un complotto d’alte sfere e, in una specie di rapina andata a male vada a sbattere il muso su una vita più vera di quella in cui aveva vissuto fino a quel momento. Lo credono morto ed un poco si dispiace che la luttuosa notizia non porti lacrime neanche sul volto della moglie. Costretto alla fuga conosce la realtà dei messicani che vivono di stenti. Incontra persone che, marginalizzate dalla società che non gli accoglie veramente, sono ai margini anche del sistema. La violenza anestetizzata dei suoi film, questi personaggi se la vivono sulla propria pelle tutti i giorni. E sono poveri, ma capaci di accogliere una persona se la vedono in difficoltà. Nelle loro tavolate ci vedi le pannocchie arrostite ed un senso di convivialità che i ricchi sembrano aver dimenticato nelle loro cucine lussuose dove per chiedere il sale hai bisogno di un cameriere che ti attraversi la cucina. E così il produttore, persa la sua fortuna, comincia a porsi dei “perché” e immerso nel clima di un enigma da risolvere scopre che forse il mondo dei migranti è più vero di quello dei residenti. Un’illuminazione che troverà conferma nel corto in 3D Il volo appena presentato alla Stampa italiana a Roma.
Quale che sia la soluzione del mistero resta vero che tutto è sotto lo sguardo delle telecamere di sorveglianza. Mille occhi di un Mabuse che non ha un cervello, ma si perpetua in un sistema omnipervasivo che ci spia senza capirci. L’individuo è schiacciato da questa continua osservazione acritica. La sua vita passa sui monitor di un computer che osserva delitti senza testimoni. Qualcuno dall’alto cancella i nastri scomodi, il resto è un accumulo indifferenziato che non sarebbe dispiaciuto al regista scomparso di Lisbon story. In queste segrete stanze il cinema cessa definitivamente di essere tale e si fa mera registrazione, mercimonio di esistenze.
Wenders ricalca le sue orme sui sentieri del sogno americano e si accorge che, col passere del tempo, quel sogno s’è fatto incubo. Ritrova gli echi polemici che gli erano stati dettati dalla sfortunata esperienza di Hammett quando un produttore (Francis Ford Coppola, non uno qualunque) gli aveva preso a forza la creatura e gliel’aveva modificata per meglio andare incontro ai gusti del pubblico e li fa lividi. Con una prosa enfatica e magniloquente denuncia uno stato di fatto, ma si fa, come spesso gli accade, prosopoeico ed un po’ trombone. Le cose che dice sono anche giuste, ma prive di contraddittorio, senza sfumature. Conclusioni di marmo sotto un cielo di piombo. Un po’ di leggerezza gli avrebbe fatto bene.

La qualità audio-video

Buono il riversamento della pellicola su supporto digitale. Non si ravvisano pesanti segni di compressione e la visione procede spedita e tranquilla. I neri sono, forse, poco profondi e i colori, ma questa è una precisa scelta a monte della fotografia originale, paiono un po’ troppo elettrici.
Buono anche l’audio che, però, si accontenta di una traccia bifonica abbastanza limitata.

Extra

All’interno della confezione trova spazio un intrigante book di dieci pagine a firma di Luigi Sardiello. Una lettura interessante che ricostruisce le tappe salienti dell’avventura americana del regista tedesco.
Su disco non c’è altro oltre al trailer originale del film.


(End of violence) Regia: Wim Wenders; interpreti: Bill Pullman, Andie MacDowell, Gabriel Byrne, Loren Dean; distribuzione dvd: Koch Media.
formato video: 16:9 - 2.35:1; audio: Italiano e inglese dolby digital 2.0; sottotitoli: italiano.

Extra: 1) Book di Luigi Sardiello 2) Trailer originale


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