DVD - Donnie Darko (director’s cut)

Nello spazio iperinflazionato del mercato home video non solo italiano l’uscita della director’ cut di un film importante è sempre, a suo modo, un piccolo evento da salutare con piacere e gratitudine.
La possibilità che le case editrici offrono ad un autore di poter ritornare sul proprio film, di poter, in un certo qual modo, avviare un’operazione di riscrittura di un’opera che era stata data per finita e che sembrava fosse stata consegnata ai posteri in una forma immutabile, trasforma di fatto non solo le possibilità di creazione di un’opera filmica, ma anche, necessariamente, le strategie di fruizione della stessa.
Il film, nel mondo del digitale, diventa infatti un’opera indefinitamente aperta, sempre pronta ad assumere connotati eternamente cangianti, diventa luogo di un ripensamento semantico indefinito che si apre nello spazio e nel tempo.
Le differenze tra le edizioni cinematografiche e le extended editions della trilogia de Il Signore degli anelli sono tali da darci l’impressione di trovarci di fronte a due film completamente diversi perché diverso è il ritmo del racconto, diversa la logica della successione degli episodi, diversa l’impressione complessiva che lo spettatore ricava dalla visione stessa della pellicola.
Allo stesso modo l’edizione rimontata e ripensata di un film come Memento (proposto al pubblico del dvd nella sua edizione originale e, successivamente, in un’altra edizione rimontata seguendo l’ordine cronologico degli eventi) per quanto, al fondo, sostanzialmente gratuita ci mette di fronte alla possibilità di un autore di realizzare due film diversi partendo dallo stesso materiale filmico. Quella che abbiamo davanti non è, infatti, un’operazione di aggiunta, di accumulo quasi indifferenziato come nel caso dell’opera di Peter Jackson, ma un vero e proprio lavoro di ricomposizione dell’intreccio di una fabula che resta totalmente invariata.
Bisogna, però, stare molto attenti quando ci si prospetta di fronte una director’s cut di un qualsiasi film, perché molto spesso l’edizione che ci viene presentata non segue davvero un’esigenza espressiva, non è frutto del desiderio di un autore di voler ritornare sul proprio film perché alcuni snodi del processo creativo erano rimasti inespressi, ma è un’operazione commerciale volta al puro e semplice bisogno delle majors di sfruttare le possibilità commerciali del film stesso.
Il caso di Donnie Darko è esemplare di questo stolto modo di agire. L’opera in questione, presentata al pubblico in contingenze distributive non proprio propizie è quel classico film su cui un distributore non vorrebbe scommettere una proverbiale lira bucata. Uscito a ridosso della caduta delle Torri gemelle, quando si aveva l’impressione che il pubblico americano avesse solo bisogno di favole belle e rassicuranti, un prodotto come questo che, ibridando con abilità notevole per un regista quasi esordiente, generi tra loro quasi estranei (horror, fantascienza, film adolescenziale, dramma) viene percepito fin dall’inizio come una sorta di corpo estraneo cui non si può rinunciare, ma che deve in qualche modo essere arginato. Il film, quindi, non viene quasi lanciato sul mercato, ma viene lasciato circolare alla chetichella senza nessuna convinzione sulle sue potenzialità di vendita. In effetti, quindi, non ci sono state delle vere pressioni produttive sul regista intento alla realizzazione del proprio film ed esso è, alla fine, uscito in una forma sostanzialmente soddisfacente per l’autore. Confrontando le due diverse versione del film ci sembra lecito pensare che a muovere la realizzazione di una director’s cut sia stata semplicemente la produzione del film che, messa di fronte al successo di massa dell’opera, ha subodorato la possibilità di sfruttare l’aura di cult che la pellicola ha finito per assumere dopo che i giovani di tutta America hanno cominciato a vedere in Donnie una della rappresentazioni più convincenti e riuscite della loro stessa paura e della loro stessa ansia di crescere.
A parte i brani letti di Philosophy of the time travel, a parte un’operazione di ripensamento sonoro della pellicola (cambiano alcuni brani dello score, vengono ridoppiate alcune scene per garantire una messa a fuoco migliore dello sfondo di alcune scene) sono poche le aggiunte di rilievo (il dettaglio dell’iride dell’occhio di Donnie nelle scene del sonnambulismo ad esempio) e nessuna di esse riesce davvero a gettare una luce nuova sul racconto e sul suo significato. Si ha, quindi, l’impressione che al regista sia stato chiesto di recuperare le scene tagliate (a ragione) dalla vecchia edizione (che erano, tra l’altro riproposte come scene tagliate nella prima edizione del dvd americano) e che si sia per lo più passati a rimontare dei palesi scarti sul corpo vivo e palpitante del film. Certo è che questi scarti non inficiano assolutamente il piacere della visione e che il fascino del film resta sostanzialmente immutato, ma desta rabbia che in Italia si sia pensato bene di far uscire sul mercato prima l’edizione tagliata e poi la director’s cut quando quest’ultima non solo era già uscita da tempo sul mercato internazionale, ma era anche quella presentata al Festival di Venezia. Quando la smetteranno i distributori di trattarci come il mercato più sfruttabile della provincia dell’impero cinematografico americano?
La qaulità audio-video
Se qualche dubbio può essere avanzato sulla legittimità di questa edizione director’s cut, c’è poco da dire invece per un’edizione palesemente al di sopra della media per quel che attiene la qualità del riversamento. Il dvd che abbiamo in mano vanta un lavoro di compressione quasi inappuntabile con una resa dalla tavolozza cromatica della pellicola davvero notevole. I neri sono sempre profondi e i colori sufficientemente saturi e puliti. Buona anche la resa sonora con un brillante dolby digital 6.1 in cui vengono sfruttate appieno soprattutto le risorse dei canali frontali, ma con un accorto uso del subwofer che interviene nei momenti più significativi della vicenda garantendo un pieno coinvolgimento sonoro ed emotivo. Le differerenze con il dolby digital 5.1 inglese sono, comunque, minime.
Extra
Il più grande appunto che possiamo muovere a questa edizione dvd generalmente molto curata riguarda, purtroppo, proprio la navigabilità del menù. Appena inserito il disco si è subito catapultati nella schermata della selezione scene e solo con qualche fatica riusciamo a capire come raggiungere la schermata degli extra o quella per la selezione delle lingue e dei sottotitoli (bisogna muovere il cursore in basso per la prima e in alto per la seconda). Questa scelta poco chiara certo rispetta lo spirito del film con i suoi metafisici incastri spazio temporali, ma ingenera anche confusione e fa innervosire non poco. Una volta entrati nell’indice degli extra abbiamo, comunque ben poco di che rallegrarci visto che i contributi speciali proposti sono appena un breve, ma interessante backstage e un non meno interessante diario di produzione che ci introduce alle fasi salienti della realizzazione della pellicola. Poco, però, per un film decisamente importante come questo.
[dicembre 2005]
Donnie Darko director’s cut
Regia: Richard Kelly; interpreti: Jake Gyllenhaal, Jena Malone, Patrick Swayze, Drew Barrymore, Noah Wyle; distribuzione dvd: Moviemax
formato video: 2.35:1; audio: Italiano (dolby digital sorround ex dts 6.1) e inglese (5.1); sottotitoli: Italiano e inglese
Extra: 1) Backstage 2) Diario di produzione
