DVD - El Verdugo

Uno sceriffo (di colore) entra in città. Lega il suo cavallo alla staccionata e si avvia verso il saloon che, come da copione, fa anche da alberghetto ad ore per i viaggiatori della diligenza e per eventuali cowboy in cerca di sesso con compiacenti prostitute. Lo fermano alla porta per chiedergli chi sia, perché uno sceriffo col suo colore di pelle non s’era mai visto prima, ma la curiosità si spegne all’esibizione del distintivo.
Del resto nel vecchio e selvaggio west se ne son sempre viste di cotte e di crude, per cui uno non si sorprende più di niente. Neanche di uno sceriffo di colore interpretato da Jim Brown, icona sessantottina dei diritti delle minoranze anche all’interno di un genere, come il western, sin lì appannaggio di bianchi, irlandesi e tanto whiskey.
Il tutore dell’ordine e della legge è in città perché cerca un indigeno messicano, uno yaqui non puro sangue, reo di aver rapinato giorni prima una banca e di aver intascato almeno seimila dollari in sonanti banconote. Quest’ultimo è ovviamente al piano di sopra, reduce da una torrida notte di sesso con una caliente ciquita. Affacciato alla finestra, la simpatica canaglia non sospetta ancora dell’arrivo dello sceriffo, ma osserva da lontano le nefandezze del general Verdugo, che, giunto in città con la sua fiammante autovettura, conta di risolvere il problema delle insurrezioni popolari dell’indiani della zona soffocandone ogni avvisaglia nel sangue. Quanto poco consideri i bisogni di questi rozzi contadini lo si capisce dal modo con cui fa economia di pallottole: mette in fila tra ribelli e li falcidia con un solo colpo di pistola. Il ralenti trasforma la caduta dei corpi di questi malcapitati in un adagiarsi che ha il sapore di un macabro balletto di morte: una soluzione stilistica adottata anche troppo in questo che è, forse, il primo western a raccontare la rivoluzione messicana.
Il general Verdugo darebbe anche più spettacolo se non intervenisse proprio il rapinatore ad attirare attenzione alla sua finestra ingaggiando una scaramuccia amorosa a suon di sberle con la prostituta che chiede di essere pagata per i servigi resi. In breve cominciano le sparatorie e si capisce fin troppo bene come il fuorilegge sia dalla parte degli yaqui per i quali ha speso i soldi della refurtiva acquistando fucili e di come lo sceriffo, il cui solo obiettivo dovrebbe assicurare il criminale alla giustizia, finirà per simpatizzare per la causa degli indiani.
Sopra il cielo è azzurro di quel blu che solo il western riesce veramente a magnificare. Dietro l’angolo, invece, le grazie di Raquel Welch (che aveva aperto la pellicola in una memorabile scena di impiccagione) prorompono verso lo spettatore a raccontare, in maniera come sempre un poco ambigua, dell’emancipazione femminile anche dentro un genere squisitamente maschilista.
El Verdugo, nel titolo originale 100 rifles, è un classico prodotto figlio del ’68. Dalla sua ha la volontà di smitizzare il racconto di frontiera andando a cercare bene le colpe dell’uomo bianco nello sfruttamento degli indigeni attuato mediante l’espropriazione di terre e dignità.
Come western funziona bene soprattutto a livello di ritmo, con una successione incalzante e ben calibrata di complesse scene di massa. Mostra la corda, invece, nella gestione degli spazi e nella successione dei piani e delle inquadrature, perdendo qualche volta, non si capisce quanto consapevolmente, la bussola dei raccordi.
I dialoghi sono radi e non certo caratterizzanti, ma la cosa diviene ben presto funzionale ad una precisa tipizzazione dei caratteri che un poco urta con le vocazioni allo spaccato multietnico che trova il suo vertice nella composizione della coppia composta proprio da Jim Brown e Raquel Welch.
E’ a loro che si affida, per qualche momento, l’utopia di un futuro migliore. Utopia presto soffocata nel sangue perché, si sa, l’eroe western si avvia sempre verso l’orizzonte da solo. Verso il mito.
La qualità audio-video
Quadro pulito e compatto, croma vivido, rumore video quasi inesistente: tutto in questa edizione DVD colpisce positivamente. I risultati sono al di sopra delle aspettative e la visione procede piacevole senza particolari intoppi.
Problemi, semmai si riscontrano nel versante audio. La traccia italiana è, infatti, funestata da un rumore di fondo che, in certi momenti, diventa oltremodo fastidiosa. Meglio l’audio inglese che comunque non brilla per spazializzazione e particolare pulizia.
Extra
Il comparto extra è occupato esclusivamente da tre trailers. Il primo, quello originale, diventa particolarmente interessante solo se accostato al secondo che era, invece, rivolto al mercato tedesco. Se il primo punta, infatti, all’enfatizzazione delle scene di azione in cerca di un pubblico giovanile particolarmente attento alle ragioni dello spettacolo, il secondo muove invece sul terreno del sesso, enfatizzando le poche, ma significative sequenze erotiche contenute nella pellicola. Due modi, in fondo, diversi di vivere il Sessantotto. Cauta, da una parte, l’industria americana che accetta l’impegno politico purché sappia farsi sufficientemente commerciale (di qui il bisogno di non enfatizzare troppo l’elemento disturbante dell’amore interrazziale), più in cerca dello scandalo la distribuzione tedesca abilmente pronta a ripiegare il politico sull’individuale. Del resto erano anche gli anni di Fassbinder.
Il terzo trailer è, infine, un’edizione super8 che è anche un poco backstage. La qualità video è pessima, ma il valore documentario alto.
(100 Rifles); Regia: Tom Gries; interpreti: Jim Brown, Raquel Welch, Burt Reynolds, Ferando Lamas; distribuzione dvd: Koch Media.
formato video: 16:9 - 1.85:1; audio: Italiano e inglese dolby digital 2.0; sottotitoli: italiano.
Extra: 1) Trailer originale 2) Trailer tedesco 3) Versione Super8 4) Galleria fotografica
