DVD - Gradiva

In una novella del 1903 a firma di Wilhelm Jensen si racconta, in toni gotici e secondo un modello narrativo che potrebbe essere considerato un sostanziale trait d’union tra Il castello di Otranto di Walpole e il mondo ancora a venire di Caligari e dell’espressionismo, la storia di Norbert Hanold, uno studioso che, in un viaggio a Roma, si imbatte in un meraviglioso bassorilievo d’epoca romana. Nel pieno corpo del marmo è impressa l’immagine di una fanciulla di delicate proporzioni colta in un momento estremamente quotidiano: mentre passeggia. La leggiadria della giovane, unita allo strano movimento del piede che si alza da terra con estrema naturalezza colpiscono l’archeologo che comincia a nutrire, nei confronti della figura, una sorta di fascinazione che rasenta l’ossessione. L’uomo riesce ad ottenere un calco di gesso del prezioso bassorilievo e trova per esso un posto d’onore nel suo studio: una parete investita dai caldi raggi del sole al tramonto, proprio in quell’ora liminale che separa il sonno dalla veglia e che segna il momento in cui i fantasmi possono tornare in vita. Ed in vita torna anche Gradiva, è questo il nome che lo studioso assegna alla sua amata immagine di gesso, una parola che vuol dire appunto colei che cammina. Ma il suo ritorno è contraddittorio ed ambiguo. La giovane prende corpo, infatti, nei sogni dell’archeologo popolandoli di deliri ed abnormità. In uno di questi incubi il protagonista si ritrova addirittura a Pompei, poco prima dell’eruzione, in tempo per vedere come la povera fanciulla sia seppellita dalle ceneri del vulcano senza che egli abbia potuto far niente di concreto per salvare l’amata. Il sogno è l’inizio di un’ossessione, l’apertura di un circolo vizioso che non ammette soluzioni se non la sua perpetuazione nel delirio. Sarà la stessa fanciulla di sogno ad aiutare l’archeologo ad uscire dal suo stato patologico indicandogli la strada per tornare nel mondo della veglia. L’ossessione contiene al suo interno anche la sua stessa soluzione e il veleno finisce per diventare, inaspettatamente, il suo stesso antidoto. Norbert Hanold, uscito dalla sua ossessione, viene portato a rendersi conto di come ciò che principalmente l’aveva colpito nella posa plastica di Gradiva altro non era che il modo di camminare della sua vicina di casa. La sua attenzione si sposta, quindi, da una donna di gesso ad una donna in carne ed ossa. L’ossessione si ribalta, così, nella normalità e l’incubo si scioglie in un ritrovato e più fattivo rapporto con il reale.
Per Freud la novella di Jensen (di fatto un piccolo romanzo breve) è la dimostrazione di come l’arte agisca allo stesso modo della psicoanalisi. Gradiva è colei che entra volontariamente nell’ossessione del paziente e che finge di assecondarlo per poi spostarne gradualmente l’attenzione al di fuori del circolo vizioso della patologia pura e semplice.
Gradiva è un racconto psicoanalitico che sostituisce il lettino dell’analista all’azione rinvigorente del prodotto artistico. È un racconto assolutamente intuitivo di una seduta di terapia che si svolge in assenza del medico (condizione fondamentale della riuscita della psicoanalisi dove l’unico reale dottore è il paziente stesso mentre l’analista di limita ad essere una presenza maieutica) scritto da un romanziere che era a sua volta dottore, ma che non sapeva assolutamente nulla di Freud.
Questo complesso intreccio di fonti e rimandi tra letteratura ed interpretazione dei sogni diventa il protagonista ideale di Gradiva di Alain Robbe-Grillet. La qual cosa è assolutamente sorprendente visto che, per tutta la sua carriera, il regista e principale esponente del Nouveau Roman, ha sempre dichiarato una sostanziale allergia per tutto ciò che è psicanalisi.
Nell’ottica di un narratore che fa del meccanismo attanziale e dell’esibizione del meccanismo narrativo i punti di partenza per una narrazione assolutamente oggettiva, l’idea dell’interpretazione dei sogni e dell’arte e della sublime scoperta dell’inconscio appare contemporaneamente e senza contraddizioni sia un estremo retaggio del positivismo che il punto di arrivo di arrivo di una visione ancora romantica dell’esistenza.
Cosa spinge allora, il regista a mettere mano su un lavoro così profondamente intriso di senso della psicoanalisi proprio per quello che viene consegnato alla storia come il suo ultimo film? Un elemento apparentemente secondario, ma importante: il fatto che in Gradiva, nel momento culminante dell’ossessione amorosa del protagonista, si venga a creare una compresenza ambigua di elementi di sogno con elementi reali. Sfera onirica e sfera razionale si trovano mischiati insieme nella percezione del protagonista che si vede diviso tra pulsioni contraddittorie.
Questa compresenza di oggettività e soggettività, questo vero e proprio corto circuito tra reale ed immaginario sono elementi che solleticano notevolmente la curiosità del regista che vi imbastisce sopra un complesso arazzo di incroci ed intrichi estremamente razionali (non a caso il protagonista si chiama John Locke come il padre del razionalismo inglese). In un gioco metareferenziale di rara efficacia, Robbe-Grillet costruisce un film intensamente pittorico (del resto Locke è uno studioso di Delacroix in viaggio a Marrakesh in cerca di nuovi spunti sul suo lavoro) fondato su un complesso incastro di scatole cinesi in cui gli elementi dell’ossessione amorosa (quella del pittore per la sua Gradiva e quella dello studioso che si mette sulle loro tracce) si ritrovano liberamente variati sia a livello narrativo che prettamente visuale. Resta, però, incontrovertibile il fatto, che la sfiducia dell’autore nei confronti della psicoanalisi trovi, alla fine, terreno fertile all’interno di una fantasia profondamente intrisa più che di sesso di una omnipervasiva aura cimiteriale. Non è un caso che la presunta liberazione dello studioso dal suo circolo vizioso personale prenda corpo nel sacrificio consapevole della giovane governante che ha cercato di prendersi cura di lui per tutto il film. Un sacrificio che si consuma dapprima nel colpo di pistola sparato contro il muro sul quale si proiettano le immagini della Gradiva di Delacroix (quasi a disegnare una lacrima sul suo volto) e poi nel suicidio risolutivo. Una precisa azione volta a rimarcare la continuità tra il personaggio femminile e il suo doppio di sogno.
La qualità audio-video
Colori pastosi e densi si dispongono liberamente sulla superficie dello schermo.
È difficile la fotografia di Gardiva, complessa nel suo rifiuto ad ogni forma di naturalismo. Nella logica registica il quadro si riempie sempre di macchie di colore illuminate da fonti di luce incongrue e non narrativamente giustificate. In alcuni casi conta più il blu di un piatto illuminato da un discreto spot di luce sul margine destro dell’inquadratura che non il protagonista posto al centro della stessa. In tutto questo il nero di sfondo dei momenti notturni e nel chiuso dello studio di Locke assume un peso poetico preponderante ed inusitato. Allo stesso modo il giallo accecante della luce polverosa di Marrakesh diventa qualcosa di più di un mero sfondo per i personaggi che lo attraversano. In questa prospettiva riversare la pellicola su disco diventa un lavoro molto più complesso di quanto non avvenga per altre opere. L’aura di sogno ad occhi aperti, la confusione tra eventi onirici e momenti realistici abbisogna, infatti, di neri estremamente profondi e di una tavolozza cromatica estremamente ricca di sfumature e mezzi toni. Nel complesso ci pare di poter affermare che il risultato complessivo sia abbastanza buono: i colori sono rispettati e l’immagine è sempre sufficientemente contrastata. Il problema, ma è minimo, interviene forse proprio sui neri un po’ troppo piatti e su un leggerissimo rumore di fondo che interviene in alcuni momenti critici.
Pulito l’audio francese nella sua codifica bifonica (è la traccia preferibile), mentre appare forse un po’ eccessiva la codifica 5.1 proposta per il doppiato italiano.
Extra
Molto bello e completo il booklet allegato al dvd con un bel saggio di Stefano Gallerani e con un estratto da un pezzo de Il manifesto a firma di Roberto Silvestri. Poche pagine, ma molto esaustive ed intriganti.
Lo spot TV ci ha lasciati sostanzialmente indifferenti, mentre abbiamo trovato piuttosto doverosa la Galleria Fotografica che ha il solo difetto di essere un po’ piccola.
La parte del leone di questa non nutritissima sezione extra, comunque, la fa tutta la breve (7’) intervista a Robbe-Grillet: poche domande nelle quali il regista dichiara la sua fede incrollabile nei confronti di un cinema antinarrativo e nelle quali traccia una netta linea di demarcazione tra i troppo sentimentali autori della Nouvelle Vague e i più radicali sperimentatori del Nouveau Cinema. Un’intervista fondamentale per chiunque si accosti al cinema francese contemporaneo.
(C’est Gradiva qui vous appelle); Regia: Alain Robbe-Grillet; interpreti: James Wilby, Arielle Dombasle, Dany Verissimo; distribuzione DVD: Ripley Home Video
formato video: 1.85:1 - 16/9; audio: Dolby Digital 5.1 Italiano, Dolby Stereo 2.0 Italiano e Francese; sottotitoli: Italiano per non udenti
Extra: 1) Booklet 2) Spot TV 3) Non sono un cinephile: conversazione con Alain Robbe-Grillet 4) Galleria fotografica
