DVD - I tre volti della paura

Coniugazioni del verbo horror.
Il passato prossimo è quello de I Wurdalak, una novella cinematografica che Mario Bava ricava direttamente dalle pagine fantastiche di Aleksei Tolstoj.
Ed è passato per più di un motivo.
Intanto rimandano indietro nel tempo le ambientazioni, i costumi, i castelli e le storie di mostri assetati di sangue. Un narrare ottocentesco, quello di cui stiamo parlando, tutto intessuto di allusioni spaventose e di senso del mistero dove a contare è più il non visto che ciò che è mostrato apertamente. Un concentrato di ambiguità che si agglomera intorno alla metafora del bosco che assedia letteralmente, coi suoi alberi, con la sua dimensione selvaggia e mai addomesticata, la casa entro cui si svolge gran parte del racconto. La dinamica di dentro/fuori che tanta parte ha avuto nell’horror gotico (ricordate? Un vampiro non può entrare nello spazio sacro della casa a meno che non venga espressamente invitato) viene magnificata e al tempo stesso contraddetta in questo piccolo gioiellino baviano. Magnificata perché mai in un racconto di vampiri (chè tale è I Wurdalak) la contrapposizione tra i due ambienti era stata così esasperata con una casa immersa nelle dominanti rossicce del fuoco domestico del camino e un bosco saturato nel blu della notte e con un ponte a mediare metaforicamente tra i due. Contraddetta perché nel momento in cui il male esterno si insinua all’interno dell’alcova domestica ogni cosa quotidiana finisce per ribaltarsi nel suo esatto contrario. Gli stessi valori sfumano e si dissolvono di fronte all’impietosa invadenza dell’orrore dal momento che il mostro conserva le fattezze, i ricordi, i modi della persona amata.
Ma il passato prossimo del secondo episodio di I tre volti della paura è soprattutto cinematografico: quei rossi così accesi, quei colori così innaturali, quel modo di comporre l’immagine sono il ricordo commosso dei film della Hammer, delle opere di Fisher che da pochissimo hanno smesso di inquietare il popolo dei cinefili. Bava li omaggia, li vede come il segno di una strada percorsa dal cinema di paura, ma che bisogna in qualche modo lasciarsi alle spalle perché il futuro va già in un’altra direzione. Un futuro che è già in nuce in I Wurdalak con la visione di questo nucleo familiare che si sfalda quando la parola amore comincia a far rima con orrore e quando il pianto di un bambino non indica più la richiesta di latte, ma di sangue. E nella scena della madre che apre la porta al figlio vampirizzato c’è già il presentimento dell’analoga scena romeriana di Night of the living dead di cinque anni più tardi.
Il presente indicativo è quello di Il telefono. E non solo perché il racconto ha una chiara ambientazione contemporanea, ma perché è lo stile narrativo a coniugarsi alla libertà stilistica degli anni ’70.
Il presente del cinema, quindi.
Qui l’horror cede il posto alle tinte noir di un racconto che non si tira indietro neanche di fronte ai tabù sessuali di un triangolo morboso la cui base è chiaramente lesbica. E anche a livello musicale il romanticismo della piena orchestra di I Wurdalak è sostituito da tinte jazz, da brani più liberi ed improvvisativi. Bava costruisce una tensione insinuante mettendo al centro del discorso un assassino che non ha fattezze concrete, ma che è, piuttosto, una mera voce senza corpo. Un acusma chioniano ancorato al filo del telefono, annunciato dal suo squillo e misteriosamente capace di preveggenza ed onniscienza. Il dramma si consuma in pieno rispetto delle unità aristoteliche di spazio (scelta obbligata dal momento che il telefono è ancorato alla sua presa), azione e tempo (siamo nell’arco delle canoniche ventiquattro ore previste dalla poetica aristotelica). Questa concentrazione di tempo e spazio garantisce al racconto una fortissima enfasi drammatica e una più precisa connotazione psicologica dei tre personaggi che lo “popolano”.
Eppure questo continuo coniugare il racconto al presente contiene in sé una precisa “anticipazione di futuro”. Togliete, infatti, al telefono il suo filo ed avrete già una precisa prefigurazione dello spunto narrativo che molti anni più tardi animerà la serie di Scream di Wes Craven e Kevin Williamson.
Se I Wurdalak sono il passato e Il telefono è il presente La goccia d’acqua sembra essere, invece, l’imperativo del verbo horror. Perché se una persona vede un gioiello sulle dita di una salma è imperativo che se lo vada a prendere come sarà imperativo che il caro estinto vada poi a turbarne i sonni. E cosa c’è di più imperativo a livello cinematografico del ticchettare perentorio di una goccia d’acqua prodotta dalla perdita di un rubinetto? Su queste esili basi Bava costruisce un piccolo trattato sul suono e sul rumore all’interno del cinema horror.
I tre volti della paura è un capolavoro metareferenziale e non solo perché nell’inquadratura finale (giustamente celeberrima) il film si autodenuncia come prodotto di finzione rivelando al pubblico i trucchi su cui è costruito, ma perché ogni singolo elemento della messa in scena si rivela, ad uno sguardo più attento, esercizio e riflessione sui meccanismi di genere. Vedere il film equivale a comprendere il funzionamento di tutta la macchina Film, equivale a partecipare ad un viaggio all’interno del cinema più puro.
Il grande paradosso di I tre volti della paura sta tutto nel fato che questa enorme carica (meta)cinematografica prende corpo all’interno di novelle intensamente letterarie.
Ne I tre volti della paura cinema e letteratura si prendono per mano ed avverano un matrimonio ideale che si ripeterà solo molti anni più tardi con i deliri di un Tim Burton.
La qualità audio-video
I colori di Bava (la fotografia reca la firma di Ubaldo Terzano) sono sempre un rischio per il dvd. Difficile, infatti, restituire appieno quella loro carica innaturale ed elettrica che tanto influenza ha avuto sul cinema successivo (si pensi a Suspiria di Dario Argento). Eppure ci sembra che il risultato di questa edizione sia decisamente al di sopra delle aspettative. Rossi accesi, blu inquieti, verdi disturbanti ritrovano su disco tutta la loro carica evocativa all’interno di un quadro pulito in cui solo i neri mancano, qualche volta, di giusta profondità.
Buono l’audio bifonico.
Extra
Quanto è bella questa edizione della Sinister Film. Non solo il film è un capolavoro, non solo il riversamento è, come abbiamo avuto modo di sottolineare, all’altezza dell’importanza del titolo, ma anche i contenuti speciali sono tali da farci gridare al miracolo!
Il documentario “I trucchi del maestro”, ad esempio, è un documento d’epoca d’importanza capitale. Si tratta di un esteso servizio televisivo nel quale vengono intervistati Mario Bava e Carlo Rambaldi. Attraverso le loro parole si compongono, sotto i nostri occhi, i ritratti di due “artigiani” del nostro cinema che sono davvero stati capaci di assurgere alle vette dell’Arte tout court. Ma il documento è bello anche per la passione didattica che lo anima, per la sua voglia di spiegare ed aiutare a capire. È il reperto di un modo di intendere la televisione che ormai non esiste più. Il fatto che racconti qualcuno dei trucchi più riusciti dei film di Bava sembra quasi essere il minore dei suoi pregi.
La serie di interviste è ammirevole per la sua vocazione enciclopedica: Carlo Rustichelli (il compositore delle musiche di molte pellicole baviane: suo l’intervento più commovente), Lamberto Bava (il figlio: un’intervista necessaria), Cameron Mitchell e Mary Arden (gli attori, ma di Sei donne per l’Assassino...) contribuiscono, con le loro parole, ad alimentare la mitologia sorta intorno alla geniale figura del regista italiano.
Bello il commento di Lamberto Bava e Luigi Cozzi.
Le scene inedite sono per lo più montaggi alternativi di alcune sequenze approntati per l’edizione americana. Il loro valore è puramente testimoniale visto che quest’edizione è abbastanza inferiore, per qualità, a quella italiana decisamente più autoriale.
Il resto del pacchetto degli extra è decisamente più “contrattuale” con i trailers, la galleria fotografica e il booklet. Una menzione a parte la merita, comunque, la riproposizione (a parte) della colonna sonora di Roberto Nicolosi.
(I tre volti della paura); Regia: Mario Bava; interpreti: Boris Karloff, Michele Mercier, Mark Damon; distribuzione DVD: Sinister Film
formato video: 1.85:1 (anamorfico); audio: Italiano Dual Mono; sottotitoli: Italiano
Extra: 1) Trailer cinematografico originale italiano 2) Trailer cinematografico originale USA 3) Spot televisivo 4) Documentario ”I trucchi del Maestro” 5) Colonna sonora originale di Roberto Nicolosi 6) Commento audio di Lamberto Bava e Luigi Cozzi 7) Intervista a Lamberto Bava di Luigi Cozzi 8) Scene inedite 9) Intervista a Carlo Rustichelli (Sei Donne per l’Assassino) 10) Intervista a Cameron Mitchell e Mary Arden (Sei Donne per l’Assassino) 11) Gallerie fotografiche 12) Booklet fotografico
