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DVD - Il nome del mio assassino

Pubblicato il 11 marzo 2010 da Alessandro Izzi


DVD - Il nome del mio assassino

Lindasy Lohan è Aubrey Fleming: la più classica delle ragazze acqua e sapone che affollano la più classica delle province americane tra fette di torta di mele e sabati sera con gli amici nei locali con panini e coca cola.
Da brava ragazza di buona famiglia, Aubrey è tutta casa e scuola. Suona il pianoforte, ma non si sente portata alla carriera della concertista. Studia con passione tutte le materie imposte dal sistema scolastico americano, ma sogna un futuro da scrittrice. Quando la macchina da presa la sorprende all’inizio del film è tutta presa in un racconto di destini incrociati di cui è protagonista la bella Dakota Moss, un suo aler ego (o almeno così sembra) che le somiglia in tutto e per tutto eccetto che per il destino. Dove la vita di Aubrey è, infatti, agiata e circondata di affetti, quella di Dakota è affannata e borderline. Tra le parole della giovane aspirante scrittrice emerge il ritratto fatale di una spogliarellista che appena sbarca il lunario e con fatica si destreggia tra le avances dei clienti del locale nel quale lavora. Vien da chiedersi dove Aubrey abbia trovato parole tanto convincenti (?) per descrivere una vita così mille miglia lontana dalla sua.
La domanda passa appena per la testa dello spettatore che ecco arriva il più classico dei serial killer che, si sa, sta alla provincia americana come la nonna alle ricette di una volta. E il serial killer che fa? Rapisce Aubrey e se la porta in cantina (perché non c’è serial killer senza una cantina) dove trova il tempo di seviziarla a spizzichi e bocconi, tagliandole prima qualche dito, poi la mano e, infine, la gamba. Un gridolino qui e un occhio sbarrato là ed ecco che Lindasy Lohan ha tutti gli agi per mirare a quel Razzie award delle pernacchie che poi ha vinto sbaragliando da par suo ogni concorrenza.
Copione vuole che, a qualche giorno dal rapimento, il corpo di Lindasy Lohan sia trovato, in fin di vita, sul ciglio di una strada. Mutilata, un po’ sfregiata (eccetto per il volto sempre bello) coi capelli un po’ in disordine e tanto terriccio tra le unghie (almeno tra quelle che le son rimaste), la ragazza viene portata in ospedale e prontamente riconosciuta da tutti. Da tutti tranne che da se stessa visto che la fanciulla, con espressioni colorite che non erano proprio nel suo vocabolario, dice di non essere Aubrey, ma Dakota, la protagonista del racconto ancora incompiuto che non avevamo ancora finito di leggere.
Esempio fulgido di amnesia da stress post traumatico? Variazione surreale del rapporto tra l’artista e la propria creazione? Oppure semplice dimenticanza del serial killer che si lascia sfuggir così le ambite prede?
Chris Sivertson, regista di questo polpettone non ignobile, ma sicuramente indigesto, sembra indeciso tra le possibili strade che la sua storia potrebbe prendere e, da bravo Salomone, sceglie alla fine di non prenderne nessuna per non nuocere al bambino conteso.
Mentre attendiamo pazienti il disvelamento dell’ennesimo segreto di Pulcinella, ci si snocciolano davanti tutte le possibili variazioni su un tema abusato fino alla nausea. E rimpiangiamo, un po’ per volta, tutti quei ritratti di mostri che per davvero erano stati capaci di toglierci il sonno dopo essere apparsi sugli schermi della nostra coscienza collettiva.
Girato con una fotografia dai toni bluastri (sapidamente contrapposti ai rossi del mondo di Dakota quando il regista ritiene di dovercene dare un assaggio) il film arranca pericolosamente sbandando in tutte le direzioni alla ricerca sempre più affannosa di tutte le sfumature dell’improbabile. E noi non pensavamo, in tutta franchezza, che ce ne potessero essere tante in una sola tavolozza.
Le possibili letture metafisiche restano, da parte loro, inerti ed espresse nel solo spazio della sceneggiatura visto che né attori, né regista sembrano davvero intenzionati a coniugarle in un discorso. E quando l’ambiguità dovrebbe prendere il sopravvento secondo un modello di specchi insicuri in cui diventa impossibile capire chi è chi e perché, ecco, invece, calare dall’alto, come un colpo di mannaia, un finale risolutivo che toglie di mezzo ogni incertezza e dà un nome a tutte quelle cose che, tra cielo e terra, non dovevano avercelo neanche per Amleto.
È raro riuscire a trovare un film così perfettamente sbagliato. Vale la pena vederlo non fosse altro che per questo.

La qualità audio-video

Senza infamia e senza lode il riversamento del film su supporto digitale. I neri delle moltissime scene notturne sono raramente davvero profondi e giammai ricchi di sfumature, mentre sorge qualche dubbio se i toni blu dovessero essere davvero così elettrici. Il formato è quello giusto, ma magari se nel passaggio i tecnici si mangiavano un po’ del bordo del fotogramma non era tutto questo danno.
Discreto il comparto audio, pulito ed abbastanza avvolgente

Extra

Nelle interviste tutti si complimentano con tutti per questo nuovo Silenzio degli innocenti. Abbiamo timore che, fosse in giro Hannibal Lecter, avrebbe tanti nuovi amici da invitare per cena.


(I know who killed me) Regia: Chris Sivertson; interpreti: Lindasay Lohan, Julia Ormond, Neal McDonough, Brian Geraghty; distribuzione dvd: MHE.
formato video: 16:9 - 2.35:1; audio: Italiano dolby digital 5.1 e DTS, Inglese dolby digital 5.1; sottotitoli: italiano.

Extra: 1) Trailer cinematografico 2) Trailer originale 3) Making of 4) Interviste a Lindsay Lohan, Julia Ormond, Neal McDonough e Frank Mancuso Jr


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