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DVD - Il taglio non è mai l’ultimo

Pubblicato il 18 giugno 2004 da Alessandro Izzi


DVD - Il taglio non è mai l'ultimo

Per meglio comprendere una delle implicazioni culturali più significative che vengono segnate dall’avvento del dvd, bisogna partire da una premessa tanto scontata quanto necessaria: la visione di un film sul supporto digitale, nel chiuso ovattato della propria casa, non è in alcuno modo paragonabile alla visione di un film in sala. Non ha importanza quanto sia grande lo schermo che ospita la visione, né conta davvero la qualità delle casse dell’impianto home thatret utilizzato, quello che resta sempre ineliminabile nelle proiezioni domestiche è la continuità dell’esperienza della percezione del film. In sala, nel buio amniotico della platea condivisa con (si spera) un grande numero di sconosciuti, l’esperienza della visione di un film è continua ed ininterrotta (magari disturbata dal vociare/russare di qualche vicino o funestata dal malcostume dell’interruzione tra primo e secondo tempo). A casa, anche se il film scorre dall’inizio dei titoli di testa alla fine estrema dei titoli di coda, la visione è invece frammentaria, discontinua, oggettivamente disturbata da una serie di piccoli incidenti psicologici (il pensiero della cena che brucia, il telefono che squilla, l’automobile nel vialetto che parte ecc.). Ma soprattutto manca, alla visione domestica, quel senso di rituale, quell’alzarsi, quell’uscire di casa, quel trovare un parcheggio e, soprattutto, quel comperare un biglietto (anzi IL BIGLIETTO) che predispone ed è tutt’uno con l’esperienza. Nel dire questo dobbiamo, però, avere la consapevolezza di stare parlando con un pubblico già perduto perché le nuove fasce d’età, i nuovi fruitori che entrano in sala per vedere un film, vi arrivano con già radicato un malcostume che gli deriva dall’abitudine della frammentata visione domestica. Fatta questa necessaria e nostalgica premessa bisogna, però, poi, guardare l’altra faccia della medaglia e rendersi conto di come la frammentarietà della visione domestica sia anche lo slancio per un radicale ripensamento della dimensione testuale del prodotto filmico che perdendo l’aura di intangibilità che gli deriva dalla proiezione cinematografica sembra moltiplicarsi, nella percezione, in una serie infinita di testi diversi. Probabilmente senza la consapevolezza della frammentarietà (e della replicabilità della visione) un testo ricco e complesso come il dvd de Il Signore degli anelli non avrebbe mai potuto prendere corpo. Un’epica del genere, di quasi dodici ore, vasta e complessa richiede necessariamente, da parte dello spettatore, la possibilità di intervenire direttamente sui tempi della fruizione. In sala il fruitore ha la possibilità di mantenere desta la propria attenzione per un tempo massimo ormai stimato intorno alle tre ore canoniche di un block-buster ad ampio tasso di effetti speciali. A casa la possibilità di concentrazione è, paradossalmente, inferiore, ma essa è amplificata dalla possibilità di gestire in maniera indeterminata il tempo della visione. È un po’ come la differenza che esiste tra la fruizione di un brano musicale o di uno spettacolo teatrale e la lettura di un romanzo. Nel primo caso l’esperienza è strettamente legata alla durata dell’evento e il tempo della fruizione coincide inevitabilmente con quello dell’esecuzione, nel secondo caso, invece il tempo di fruizione è gestito dal solo lettore che decide scientemente quando interrompere la lettura (salvo il solito telefono squillante) quando riprenderla e se possa valere la pena di rileggere qualche passo particolarmente significativo. Quando si pensa all’edizione dvd di un film si deve tener conto, allora, di un’assoluta differenza di statuto rispetto al film in sala e suonano francamente sciocche se non ridicole quelle pubblicità che ci ripetono che vedere quel disco è proprio come stare al cinema. Il dvd offre, quindi, un altro livello di lettura dell’opera filmica che è, al tempo stesso, anche un altro livello di scrittura. Se lo spettatore cinematografico, infatti, è del tutto passivo durante la visione di un film, lo spettatore domestico è, improvvisamente, coautore del dvd oggetto di visione perché prende in mano la possibilità di gestire gli spazi e le emozioni della visione a suo uso e consumo. Questo principio che, per inciso, poteva dirsi valido anche per la vecchia VHS viene, però magnificato in maniera sempre più consapevole dal formato digitale. Il moltiplicarsi sul mercato di nuove edizioni di vecchi film con director’s cut, editor’s cut ecc. dimostra, da un lato, la possibilità da parte degli autori di ritornare su quanto già scritto e dall’altra la possibilità da parte dello spettatore di scegliersi il suo proprio film, di selezionare tra i vari finali alternativi e tra le varie scene eliminate il proprio percorso filmico, la propria storia. Man mano che si va avanti e che le tecnologie si fanno sempre più “leggere”, lo spettatore diventa quindi sempre più capace di intervenire nel testo e non ci vorrà molto (come ironicamente nota Peter Jackson proprio nel commento audio irrinunciabile di Le due torri) perché lo spettatore abbia modo di intervenire direttamente sul montaggio e sull’editing di suoni e musiche per trarre dal film sognato al cinema il “proprio” film domestico (su internet cominciano ad apparire, rimontagli o ridoppiaggi dei film, al punto che sulla rete si possono trovare edizioni in napoletano di Shining di Kubrick). Che si tratti di una versione cronologica di Il Signore degli anelli, o di un’edizione cubista di Bad taste, quello che conta è che, in questo profluvio di possibilità, anche la funzione del critico andrà totalmente ripensata.

[giugno 2004]


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