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DVD - Il volto segreto

Pubblicato il 4 aprile 2010 da Alessandro Izzi


DVD - Il volto segreto

Oscenità: mostrare ciò che dovrebbe rimanere nascosto.
Così Claude Chabrol, parlando di televisione, chiosa il suo Masques, pellicola datata al 1987 che, a rivederla oggi, pare invecchiata come i migliori vini d’annata.
Col tempo il gusto s’è fatto più corposo, il colore più ambrato e, nel retrogusto, si sono affacciati aromi di cui non si aveva sentore quando il film fu imbottigliato con inarrivabile eleganza.
Stupiscono prima di tutto le nervature che si sono aperte intorno al corpo principale del film rivelando paesaggi insospettati.
Quando Chabrol scriveva le scene del suo film non c’era ancora il Grande Fratello e l’idea stessa del reality show era distante e peregrina. Soubrette semisvestite s’erano già affacciate dagli schermi (più da quelli italici che da quelli d’oltralpe a dire il vero), ma esse non avevano ancora la volgarità inarrivabile che hanno oggi con le loro misure ben esibite sul cartellino per la vendita. In televisione (e non solo in quella italiana) nella peggiore delle ipotesi passavano vecchi telefilm americani e qualche gioco a premi di quelli che mimano un poco anche la cultura con le domande a tempo sui massimi sistemi. Certo Pasolini ci aveva già messi in guardia sull’orrore del linguaggio omologante del mezzo televisivo e con lui non pochi intellettuali si erano accorti di come quel linguaggio fosse quello del potere e del commercio, ma c’era ancora una linea etica che si provava a non attraversare.
Il film di Chabrol mima questo guado del confine, racconta di un passaggio dal pubblico al privato che ha dello spaventoso. Protagonista della pellicola è il popolare presentatore televisivo Legagneur (interpretato da un Philippe Noiret giustamente premiato, per questa prova, al Festival di Berlino). Sulla scena ostenta un filantropismo assolutamente invidiabile ed una disponibilità nei confronti degli altri che è da manuale. Non promette milioni di posti di lavoro o riduzioni delle tasse, ma mette insieme simpatici vecchietti, li fa innamorare davanti alla macchina da presa e poi li spedisce in viaggio di nozze da qualche parte nel mondo. L’amore è, come sempre in TV, nello sfondo della scena sui dettagli che definiscono il format: in tendaggi rosa pallido su fondi azzurrini, in poltrone eleganti che sembrano pronte per essere esposte in giardino e nell’aplomb del presentatore che è un po’ complice, un po’ amico, un po’ giudizio del pubblico seduto a casa sua, davanti all’infernale elettrodomestico inviso da tutti i cineasti di una certa generazione. Le emozioni, se ci sono, son fatte merce di scambio per ottenere audience. A nessuno importa un fico di quei vecchietti che sognano la crociera della loro vita. Quel che contano sono solo le loro smorfie un po’ senili che fanno sentire la vecchiaia come un porto sicuro dove si diventa tutti un po’ più scemi, ma dal cuore finalmente d’oro vero. Artriti e reumatismi restano materia per le trasmissioni di medicina del sabato pomeriggio.
Fuori della scena Legagneur continua la sua mascherata di brava persona. I suoi assistenti di scena smettono i loro costumi di lavoro e ne indossano altri più veri e bunueliani: quelli da camerieri. Lagagneur tratta tutti, parenti amici o semplici conoscenti, come fossero suoi dipendenti. E tali sono, in fondo, privati anche della possibilità del libero pensiero e costretti al volontario regime di lacchè sempre grati per la posizione loro accordata.
In realtà, e lo si capisce quasi subito, il presentatore vampirizza i suoi sottoposti col sorriso sulle labbra e i modi un po’ melliflui. La figlioccia (che ha soldi suoi ed una posizione) la tiene a letto, malata spaventandola ad ogni passo con la paura di ciò che c’è fuori casa. Forse i comunisti che, salissero al potere, la farebbero star peggio.
Chabrol costruisce un amaro apologo sul potere dell’immagine la cui visione andrebbe imposta qui in Italia come un toccasana per ogni malattia. Guarda caso, invece, l’ennesima riforma della scuola taglia le cattedre e se ne vede ancora bene dall’insegnare critica dell’audiovisivo a generazioni sempre più defilippizate.
Il finale, con l’arrivo della polizia nello studio televisivo è da antologia coi suoi toni lieti che sono solo apparenti. Queste conclusioni, pare dirci il regista, aspettatevele solo al cinema. Nella realtà gli imbonitori dei programmi TV, oggi, scendono in politica.

La qualità audio-video

Le scene televisive sono contraddistinte da una grana grossa e da colori estremamente sporchi e d’un pallore mortifero. Forse una scelta volontaria del regista e del suo direttore della fotografia volte a rendere la falsità palese di questo mondo poco pulito. Il resto della trama gialla vive, invece, in un riversamento più nitido e compatto che mostra qualche cedimento solo davanti a movimenti di macchina troppo bruschi o a scene notturne. I neri sono relativamente poco profondi a grave nocumento della stabilità del quadro in alcuni momenti critici.
Discreto l’audio che si muove su due tracce bifoniche piuttosto limpide. Più chiara la traccia originale, un poco troppo secca quella italiana.

Extra

Ahinoi! Solo il trailer. Ma il film merita da solo!


(Masques) Regia: Claude Chabrol; interpreti: Philippe Noiret, Robin Renucci, Bernadette Lafont; distribuzione dvd: Koch Media.
formato video: 16:9 - 1.66:1; audio: Italiano e francese dolby digital 2.0; sottotitoli: italiano.

Extra: 1) Trailer originale


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