DVD IMPORT - Baraka

Per trovare un antidoto e una risposta concreta ad un film come Natale a Miami, pellicola che come accennavamo in altra sede è l’esatta negazione dell’idea stessa di racconto di viaggio cinematografico, bisogna prepararsi ad una lunga peregrinazione, ad una vera e propria ricerca che in certi momenti può assumere connotazioni quasi ascetiche. Perché il film che meglio di tutti si presterebbe a farci digerire l’incredibile piattezza del nostro consueto film panettone non esiste assolutamente sul mercato italiano.
Inutile quindi rivolgersi al proprio rivenditore di fiducia, al negozio sotto casa o ai proliferanti siti internet che ci propongono sempre più una vendita di film in digitale a prezzi stracciatissimi.
Per trovare Baraka di Ron Fricke necessita avventurarsi sulle procellose ondivaghe fluttuazioni della rete informatica, dimenticare la propria lingua madre, munirsi di carta di credito, e rivolgersi ai grandi mercati internazionali online: dai mercatini dell’usato modello ebay alla più classica e sicura Amazon.
Alla fine della lunga “quest” si è, però, premiati dalla certezza di avere tra le proprie mani un film importante e bello, un’opera che la nostra realtà distributiva continua colpevolmente a dimenticare da quasi quindici anni (dimostrando vieppiù il suo innato anelito ad un provincialismo estremo), ma la cui visione andrebbe resa obbligatoria nelle scuole, magari non solo in quelle di cinema.
Se Natale a Miami annulla definitivamente ogni profondità prospettica arrivando a schiacciare il globo terrestre fino a ridurlo alla piattezza appena un po’ bombata di uno schermo televisivo, Baraka viceversa si propone al proprio pubblico non tanto come un classico film di viaggio, ma come un vero e proprio viaggio intrapreso con i mezzi del cinema.
Da un punto di vista strettamente cinematografico verrebbe facile pensare al film come ad una sorta di appendice della trilogia Qatsi di Godfrey Reggio (e del resto Ron Fricke è stato direttore della fotografia di Koyaanisqatsi). Identica l’idea di base del film, identica la volontà di portare avanti una riflessione assolutamente non verbale sul destino dell’uomo in cui ogni discorso viene lasciato al potere incantatorio della musica e alla carica comunicativa delle immagini. Sul versante delle similitudini e dei motivi di continuità si potrebbe ,anzi, addirittura arrivare a concepire Baraka (antica parola sufi traducibile con “benedizione” o “respiro di vita”) come una sorta di capitolo intermedio della trilogia di Reggio, come elemento staccato che riprende il respiro panteista della prima parte di Koyaanisqatsi e lo miscela con lo spirito di viaggio culturale ed antropologico del successivo e ancora molto sottovalutato Powaqqatsi.
In realtà, però, a ben vedere sono lontani i discorsi polemici della trilogia (anche se le scene nelle favelas o nelle catene di montaggio sono virtualmente quasi interscambiabili con quelle analoghe dei film di Reggio) mentre prende corpo, gradualmente, un discorso del tutto nuovo sul rapporto uomo/natura inteso non solo in senso strettamente antropologico, ma anche su un versante più prettamente mistico e religioso. In questo senso mentre Powaqqatsi si poneva, nei confronti del mondo ancestrale delle vecchie culture con sguardo prettamente occidentalizzato, tutto intento a scoprire al tempo stesso la bellezza implicita dell’Uomo immerso nel suo ambiente naturale e l’avanzare inarrestabile della globalizzazione che quella stessa bellezza andava inesorabilmente mortificando, Baraka è più concentrato sul senso di scoperta di mondi ancora incontaminati. Mentre Reggio insomma compone un vero e proprio canto funebre sulla morte inesorabile del terzo mondo definitivamente vampirizzato e riportato a propria immagine dal mondo industrializzato, Fricke compone un’elegia su un mondo tutto ancora da comprendere.
Di qui la differenze fondamentale nell’impostazione complessiva dei lavori: se entrambi gli autori ricorrono, infatti, alle lusinghe di uno sguardo quanto più assoluto e magniloquente, a 70 mm e senza rinunciare a tutte le potenzialità offerte anche da veri e propri effetti speciali (fino all’invasivo uso della Computer grafica di Naqoyqatsi), diversa è invece l’impaginazione sonora della pellicola. La trilogia Qatsy ricorre, infatti, alle musiche minimaliste di Philip Glass che omogeneizzano, nel loro impasto sonoro evanescente e incantatorio, ogni differenza tra un’inquadratura e l’altra e tra un mondo e l’altro, Ron Fricke utilizza invece le musiche dei posti visitati, i cori religiosi, il battito stesso di una Natura fatta oggetto di visione mistica.
Mentre Reggio, insomma, resta pervicacemente ancorato alla propria realtà e guarda il mondo da “quel” punto di vista con un misto di rimpianto ed esaltazione, il regista di Baraka sembra quasi voler tentare la strada della totale immersione nella realtà del mondo. Protagonista assoluto della trilogia Qasti e il discorso sull’Uomo e sul destino che lo attende varcato l’angolo del millennio. Protagoniste di Baraka sono le sessantanove locations del film, i ventiquattro paesi e i cinque continenti visitati, quel mondo, insomma, entro cui lo sguardo della macchina da presa anela a sciogliersi definitivamente. Per cui non è forse del tutto sbagliato, parafrasando Foster affermare che Reggio mantiene tutto sommato, nei confronti del mondo che contempla, il punto di vista del turista, mentre Fricke aspira, ultimo tra noi, alla dimensione del viaggiatore.
La qualità audio-video
Eccellente la resa visiva di questo film magnifico ed immaginifico. Certo le difficoltà nell’operare il lavoro di compressione devono essere state molteplici a partire da sequenze di difficilissima resa luministica (l’incantevole finale al buio) e dal non piccolo problema di avere a che fare con una pellicola che sfrutta appieno le possibilità di una tavolozza cromatica davvero amplissima ed imponente. Eppure la visione è superba e solo in alcuni, pochissimi momenti, vengono fuori dei perdonabilissimi artefatti digitali. La traccia audio, a sua volta, si avvale di un accorto lavoro di rimasterizzazione digitale che permette una restituzione delle musiche e dei canti in tutto il loro splendore sonoro. Un’edizione, insomma, decisamente al di sopra delle più rosee aspettative.
Extra
Uno solo reale: un Behind the scene featurette breve, ma discretamente interessante. Ma era decisamente assurdo pretendere di più.
Baraka; regia: Ron Fricke; distribuzione DVD: MPI
formato video: 16/9 anamorfico; audio: Dolby digital 5.1 (Regione 1)
Extra: 1) Behind the scene/featurette
