DVD import - Carnivale 1 & 2

Carnivale: un circo itinerante per le strade d’America. L’incredibile quotidianità del diverso e del mostruoso (come nel capolavoro di Tod Browining (Freaks). Durante il suo eterno viaggio per le strade d’America il circo di Samson raccoglie Ben Hawkins, un giovane che ha appena finito di seppellire la madre. Le leggi del Circo lo aiutano nel gravoso passaggio all’età adulta anche perché Ben ha strani poteri e continua a sognare un sinistro predicatore che potrebbe essere il portatore di un Male infinito. Tra le due Guerre, quando il confine tra Bene e Male è indistinto, si fronteggiano le Forze della Luce e quelle del Buio mentre nessuno dei personaggi è davvero quello che sembra.
Carnivale, sotto molti aspetti, dovrebbe essere considerato l’anti Lost della televisione americana.
Laddove, infatti, il serial sull’isola misteriosa si voleva come un’incessante profluvio di tante piccole schegge narrative, di generi e di personaggi, il piccolo capolavoro prodotto dalla HBO esercita, invece, la sua carica affabulatoria nello spazio ben più complesso di un’articolata ed intricata trama romanzesca fitta di antefatti, di sviluppi inaspettati di evoluzioni narrative tanto coerenti quanto inattese.
Da questo punto di vista se Lost era il gioco della fantasia, l’esperimento portato sul meccanismo di una narrazione che altro non era che il concatenarsi senza soluzione (e senza soluzioni) di una serie di colpi di scena, Carnivale è, piuttosto, l’abbandono ad un corpo narrativo uni(vo)co, placido ed infinitamente possente.
A fronte di una comune propensione verso il fantastico, con precisi e ben calcolati sconfinamenti nell’horror puro e semplice, i due serial si rivelano, quindi, come le due immagini speculari dei due diversi modi di rapportarsi all’intrattenimento della più recente televisione americana. Lost ha, da un certo punto di vista, rappresentato lo sguardo orientato verso il futuro, l’esperimento bizzarro, il gioco ludico (e sadico) nei confronti delle aspettative del pubblico, il trionfo del post moderno elevato al rango di dignità autoriale, mentre il mai trasmesso in Italia Carnivale è stato lo sguardo lucido verso il passato, verso la grande struttura, verso il racconto puro e limpidamente evolutivo.
Di qui anche una differenza di non poco conto sulle storie messe in scena, sui puri e semplici intrecci narrativi. In Lost, infatti, il meccanismo narrativo a scatole cinesi impedisce di definire con chiarezza gli stessi limiti del racconto: le psicologie dei personaggi, le loro motivazioni, finanche i puri e semplici accadimenti sono costantemente messi in discussione al punto che non c’è più possibilità di definire una volta per tutte la posizione attanziale dei vari personaggi (Chi può dirsi davvero buono? Chi è l’eroe? Chi il semplice aiutante? E, più ancora, chi è l’Oppositore?). In Carnivale, viceversa, tutto poggia sulla messa in scena dell’archetipica lotta tra Bene e Male e anche se le due categorie si fanno spesso sfuggenti (anche grazie ad un complesso lavoro sulle psicologie dei singoli personaggi anche questo palesemente romanzesco) la posta in gioco resta sempre chiara e il significato ultimo del racconto (oscuro all’inizio, poi via via sempre più chiaro) resta centrale sempre.
Di qui, infine, una scelta necessaria: il luogo e il tempo della narrazione. Lost, come esercizio astratto sui meccanismi della narrazione deve necessariamente prendere corpo in uno spazio astratto, fuori dal mondo ed in un tempo che sia al tempo stesso un non tempo (sull’isola ogni cronologia perde di senso), Carnivale, viceversa centra un tempo preciso (quello della Grande depressione) e pur semplificandosi nelle logiche di un road movie (racconto di viaggio, ma anche di formazione per l’eroe fondamentale: un esemplare Nick Stahl) ha anche un luogo preciso: quell’America di provincia tanto efficacemente cantata nel cinema e nei romanzi di genere.
Il pubblico delle play station e dello zapping compulsivo è, ovviamente rimasto incantato dalla logica irrisolvibile degli enigmi di Lost tributando al serial un successo di audience quasi senza pari, mentre è rimasto più freddo nei confronti di Carnivale che si è fermato alla sola seconda stagione a fronte delle preventivate sette (ma la seconda ha una chiusa così perfetta che si riesce a sentire poco la mancanza di un seguito anche se alcuni snodi narrativi restano apertamente irrisolti).
Oggi, però, mentre la terza stagione di Lost si fa stanca e il pubblico comincia a mostrare disaffezione verso un meccanismo narrativo che non conduce da nessuna parte, si ha nostalgia per la chiusura prematura del circo di Carnivale.
Lost è una rete che cattura e ammalia il suo pubblico essenzialmente sulla breve distanza. Si resta bloccati dal susseguirsi di colpi di scena, ma, una volta liberati dalla scadenza settimanale delle trasmissioni, si è fuori del gioco, liberi e anche pronti a non ricaderci. Ci vuole, invece, più di una puntata per restare ammaliati dai gorghi ipnotici di Carnivale, ma una volta dentro, uscire è una parola che non fa più parte dei nostri vocabolari.
La qualità audio-video
Ottima la resa della tavolozza cromatica in ogni disco. L’intera serie muove su dominanti ocra e giallognole (per le parti diurne) e su neri profondi e blu scuri per le non poche scene notturne. Eppure, malgrado le condizioni luministiche spesso piuttosto ardue, le immagini vengono restituite in quadri d’impressionante limpidezza e nitore.
Il suono si basa su una codifica 5.1 per ognuno delle lingue ospitate (Inglese e francese per la prima stagione, Inglese francese e ungherese per la seconda) ed è sempre pulito e ben spazializzato.
Extra
I due cofanetti che compongono le due stagioni di Carnivale sono composti in due legantissime confezioni che si sfogliano come un libro: segno tangibile di una cura piuttosto rara per un prodotto televisivo. I contenuti extra sono per lo più ridotti a ottimi commenti audio non sottotitolati (solo per alcune puntate).
Nel primo cofanetto trova anche un interessante Dietro le quinte, mentre il secondo comprende anche interviste al cast, un Making of di alcune scene selezionate e un pregnante documentario di mezz’ora sull’intera operazione.
(Carnivale Seasons 1 and 2); Regia: Autori vari; interpreti: Nick Stahl, Michael J. Anderson, Clacy Brown, Tim DeKay, Adrienne Barbeau, Clea DuVall, Amy Madigan; distribuzione dvd: HBO Video
codice regionale: All regions; formato video: 1.78:1 (widescreen); audio: Cofanetto 1: Inglese (Dolby sorround 5.1), Francese (2.0) – Cofanetto 2: Inglese, Francese e Ungarese (Dolby sorround 5.1); sottotitoli: Inglese, Francese, Tedesco, Arabo, Finlandese, Greco, Ebraico, Ungherese, Norvegese, Polacco, Svedese, Danese.
Extra: Cofanetto Prima Stagione 1) Tre Commenti audio 2) Behind the scenes – Featurette (Making Carnivale) Cofanetto Seconda Stagione : 1) Commenti audio 2) Museum of televisione & radio panel discussion with tha cast and producers 3) “Creating the scene” 4) Magic and Myth: The making of Carnivale.
