X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



DVD import: Guy Maddin’s Dracula pages from a virgin’s diary

Pubblicato il 28 maggio 2005 da Alessandro Izzi


DVD import: Guy Maddin's Dracula pages from a virgin's diary

Il film Dracula pages from a virgin’s diary è prima di tutto, per Guy Maddin, l’occasione per una serie di geniali variazioni sul tema del vampirismo in un discorso che, con argutissima vena metariflessiva, ha l’ambizione di andare a ricercare le radici di un fenomeno non solo letterario iniziatosi ben prima della formulazione onnicomprensiva delle pagine del romanzo vittoriano di Bram Stoker. Già nel 1992, dieci anni prima della realizzazione di questo film, Coppola nel suo Bram Stoker’s Dracula aveva posto l’accento su una curiosa coincidenza di date: il romanzo dello scrittore irlandese vede, infatti la luce all’inizio del 1897, appena un anno dopo la prima proiezione ufficiale di un film a Parigi avvenuta alla fine estrema del 1895. Il vampiro più celebre della storia e il cinema sono, dunque, quasi coetanei e non c’è, quindi molto da stupirsi se il secondo (una forma d’arte che odia la luce del sole e che mette in campo solo fantasmi grigi) ha cercato lungamente di vampirizzare il primo e più giovane figlio della letteratura fantastica. Il regista de Il padrino aveva ben compreso che, per realizzare un film davvero importante sulla mitica figura del conte transilvano, doveva prima di tutto ricollegarsi a tutto il cinema del passato. Doveva, in altre parole, creare un organismo cinematografico capace di nutrirsi di tutte le forme e gli stili del cinema del passato, dallo spettacolo di ombre cinesi che apre con prologo straordinario la pellicola, all’espressionismo affettuosamente citato (la scena del vampiro che si leva dalla bara mentre è bordo della goletta maledetta) fino a cercare i toni saturi della fotografia tipica dei film di produzione Hammer. Una Bibbia inesauribile di riferimenti cinematografici che ebbe, però il torto di allontanarsi ben presto dalle pagine deliranti di Stoker per andare a ricercare la realtà storica del personaggio, quel principe Vlad che davvero si divertiva ad impalare turchi durante sanguinose crociate fideistiche e che scomparve, poi, portandosi dietro una leggenda sanguinaria. Orson Welles aveva già capito, come del resto lo stesso Coppola, che bisognava allontanarsi il più possibile dalla riduzione teatrale, curata dallo stesso Stoker, che già aveva ispirato la non disprezzabile pellicola di Tod Browining. Dopo tanto cinema, secondo un filone ancora vitale arrivato recentemente anche ad improbabili e pasticciate versioni fantascientifiche come Dracula 3000, Orson Welles obbligava i cineasti a tornare al romanzo, a recuperare dal romanzo quelle che le pagine appena potevano suggerire ad un pubblico, come quello vittoriano, assai paludato e prevenuto. Guy Maddin fa esattamente questo: si adopera incredibilmente per un ritorno alle pagine scritte di Stoker e lo fa malgrado il punto di partenza impostogli dalla produzione non sia il romanzo, ma un interessante balletto del Winnipeg National Ballet canadese che dal romanzo trae solo alcune scene chiave (la vampirizzazione di Lucy, la tormentata storia d’amore tra Mina e Jonhatan e l’uccisione del mostro). Di fronte al balletto, il regista canadese opera una scelta artistica estrema, non limita l’azione della macchina da presa al recupero documentario delle bellissime coreografie, ma ad una vera e proprie invenzione cinematica delle stesse. Maddin disarticola gli spazi, concentra spessissimo l’azione in ravvicinati primi piani anche e soprattutto in quelle scene dove a contare dovrebbero essere solo le punte delle scarpette e fa dell’occhio della macchina da presa il solo protagonista della meravigliosa pellicola. Tra cinema e danza la bilancia pende tutto sul primo in un film che è prima di tutto un compendio di forme e stili volutamente anticati e per questo ancor più avanguardisti. Il fatto di trovarsi di fronte ad un balletto spinge il regista a cercare classiche soluzioni da film muto, con didascalie al posto dei pochi dialoghi. Ne viene fuori un film apparentemente espressionista che, proprio in virtù del fatto di basarsi su una storia ultranota, si può permettere il lusso di un impianto fortemente ellittico in cui è possibile sintetizzare decine di pagine del romanzo in una manciata di inquadrature fortemente stilizzate e coltamente accompagnate dalle musiche contemporanee al racconto di Mahler. Ovviamente il regista forza il romanzo verso quelle che sono le sue personalissime ossessioni per cui c’è un gusto molto calcato in alcune situazioni apparentemente marginali (la madre di Lucy chiusa in una bara di vetro, la scena della trasfusione di sangue con il pedale ben spinto sul grottesco con trionfo di macchinerie e alambicchi), ma il film ha se non altro il merito di ritrovare, come già nella Hammer il mai sopito erotismo implicito nella mitologia del vampirismo (ma anche oltre: geniale la scena, già nel balletto, tra Johnatan e Mina che si ricongiungono). Ma resta, soprattutto, un discorso socio politico sulla diversità molto caro a Maddin che coglie nei motivi germinativi del romanzo quello che fino ad ora pochi avevano visto: la paura, proprio nel cuore dell’Impero capitalista qual’era ancora l’Inghilterra della fine dell’Ottocento, di vere e proprie orde di immigranti giunti, come vampiri a banchettare sull’opulenza della società occidentale. Migranti giunti dal mare dell’inconscio, a segnare la fine di un’era e l’inizio, forse, di un nuovo mondo incomprensibile e, per i ricchi borghesi, spaventoso, ma, al fondo, fonte di nuovi possibili commerci.

La qualità audio-video

Il film, presentato dalla Tartan nel codice regionale 0 (vale a dire leggibile da tutti i lettori dvd del mondo) si avvale di un ottimo lavoro di riversamento digitale. Il formato rispetta, con il suo 1.66:1, l’unica concessione che si è preso il regista che, nel realizzare un vero e proprio film muto, ha voluto uno schermo panoramico invece di un più filologico formato francobollo tipico dei primi film della storia del cinema. Certo la qualità del riversamento non è perfetta, molti segni di compressioni sono evidenti, ma era difficile fare qualcosa di più per un film che sfida le convenzioni, che ricorre costantemente ad effetti flou per separare figure e sfondi e che si compone di giochi di luci estremamente elaborati. Per quel che attiene il suono, composto da molti rumori di scena oltre che dalla meravigliosa musica di Gustav Mahler recuperata per cortesia dei tipi della Naxos (edizioni, invero, non brillantissime, ma, comunque, buone delle sinfonie del maestro austriaco), è da dire che esso viene reso mediante una distribuzione accurata delle fonti sonore con un brillantissimo DTS 5.1 che non sembra davvero mai troppo.

Extra

Qui in Italia dovremmo dirci già fortunati se un film di tale lavatura artistica riuscisse a raggiungere il mercato. Figuriamoci poi a parlare di extra. L’edizione americana, con vero e proprio schiaffo alla povertà delle offerte europee sfodera una quantità di extra a dir poco imponente. Si parte da un esaustivo commento audio ad opera dello stesso regista per proseguire con interviste radio allo stesso Maddin e alla produttrice. Non manca un breve Making of particolarmente interessante soprattutto per puntare l’attenzione sul lavoro degli scenografi. Sono presenti anche vari spot e un breve piccolo saggio stampato su booklet allegato di Tom Charity. Ma la parte del leone la fa certamente The heart of the world, cortometraggio geniale di Guy Maddin che anticipa temi e modi del successivo e recentissimo The saddest music in the world presentato in Nuovi Territori alla sessantesima edizione del Festival di Venezia.

(Dracula: Pages from a virgins diary); Regia: Guy Maddin; interpreti: Zhang Wei-Qiang, Tara Birtwhistle, David Moroni, Johnny Wright; distribuzione dvd: Tartan

formato video: 1.66:1; audio: original 5.1 e DTS 5.1 Region: 0 All

Extra: 1) Director’s commentary 2) Making of documentary 3) CBC Arts Report with Guy Maddin 4) Guy Maddin radio interview 5) Vonnie von Helmolt radio interview 6) Original theatrical trailer 7) Original TV spots 8) 4 page booklet with Tom Charity film notes 9) World Cinema trailer reel

[maggio 2005]


Enregistrer au format PDF