X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



DVD import - Undertow

Pubblicato il 28 maggio 2005 da Alessandro Izzi


DVD import - Undertow

Il film

David Gordon Green è un regista strano, di difficile definizione, sicuramente una delle figure più sfuggenti del panorama cinematografico americano. Un autore che, qui in Italia, non ha avuto ancora il giusto riconoscimento al punto che i suoi (pochi) film hanno avuto e continuano ad avere pochissima visibilità. Allo stato attuale non sappiamo ancora se Undertow (pellicola del 2004 appena passata nel mercato dell’home video americano) riuscirà a trovare un distributore interessato anche nel contesto italiano. Eppure questa pellicola, per molti aspetti nuova e disorientante anche nel corpus sin qui molto compatto dell’opera dell’autore, meriterebbe davvero la visione per la sua carica visionaria, per il suo lirismo inaspettato e per la sua capacità di coniugare un racconto di formazione permeato di sottili venature thriller con una visione lirica, a tratti fin troppo poetica, della provincia rurale americana. Da questo punto di vista, infatti, Undertow è un film che si distacca molto dalle pellicole precedenti dell’autore al punto da farci pensare ad una possibile evoluzione autoriale, all’inizio di un nuovo corso che, se da una parte non contraddice quanto esperito nelle pellicole precedenti, dall’altro tenta strade nuove, si inerpica su percorsi poetici inusuali. Opere come George Washington oppure All the real girls puntavano tutto il loro fascino poetico sulla capacità del regista di comporre ogni singola immagine come un universo autonomo e autosufficente. In queste opere Green dimostrava una precisa propensione a considerare il testo filmico non tanto come il veicolo per restituire al pubblico una storia forte, ma come lo spazio ideale per dare spazio a tutta una serie di illuminazioni liriche volte a restituire un quadro atmosferico e poetico della vita di provincia in America. Al contrario Undertow è il primo tentativo del regista volto alla costruzione di un preciso discorso di genere, secondo una narrazione apparentemente più tradizionale che si appropria di molti cliché propri del cinema thriller o del racconto di formazione adolescenziale. La storia è presto detta. I Munn (un padre e due figli maschi) vivono in una piccola fattoria poco distante da Savannah senza avere, quasi, alcun contatto con il mondo circostante. Un giorno si presenta sulla porta di casa il fratello del padre che, dopo aver passato un lungo periodo in prigione, torna a casa per reclamare la sua parte di eredità consistente in un una serie di dobloni antichi probabilmente rubati ad un museo sui quali aleggia una piccola leggenda familiare (pare che il nonno amasse raccontare di averli avuti in dono addirittura da Caronte). Ovviamente dal confronto scaturisce immediatamente un conflitto che sfocia nell’assassinio del padre e nella successiva fuga dei due ragazzi vanamente inseguiti dalla zio fino alla resa dei conti finale. Come si vede, anche da queste poche note, il discorso portato avanti dal regista è strettamente legato ad una serie di peripezie romanzesche tipica di opere classiche di formazione sette/ottocentesche, ma a complicare le cose è proprio la propensione lirica del regista che tende a sciogliere la tensione del lungo inseguimento in tutta una serie di oasi contemplative che vanno a costituire spesso una serie di digressioni del tutto accessorie al racconto principale. L’azione pare, quindi, spesso svuotata di senso ed assume un carattere rapsodico profondamente legato alle psicologie disturbate dei due giovani protagonisti: il più grande, un personaggio scisso e molto credibile nella sua solitudine esistenziale, il più piccolo confuso e preda di tutta una serie di problemi psicologici che lo portano a mangiare di tutto e a vomitare poi le cose inghiottite. Molto più credibili dei genitori, i ragazzi sono il vero fulcro della pellicola e, certo non sarebbero stati così verosimili senza le valide interpretazioni dei due giovani attori su cui spicca la notevole prova di Jamie Bell. Aiutato dalle ipnotiche musiche di Philip Glass, il regista riesce davvero ad impaginare un ritratto credibile della società americana con le sue idiosincrasie e le sue menzogne. Un’opera densa di difetti, come tutte le opere di transizione, ma che lascia stupiti per la sua capacità di abbinare uno sguardo contemplativo sul mondo ad una ricerca narrativa tutt’altro che banale.

La qualità audio-video

Molto buona la qualità del riversamento di una pellicola completamente dominata dalla luce di un sole accecante ed impietoso. Nessun artefatto digitale inficia la visione che si mantiene sempre pulita e nitida. Per una pellicola girata interamente in locations, senza apparente ricorso a teatri di posa l’immagine mantiene un’invidiabile qualità con un buon bilanciamento dei colori dove a farla da padrona sono i gialli e gli ocra del terreno sabbioso e gli improvvisi azzurri di inaspettati quanto sporadici squarci di cielo. Anche il suono si mantiene su buoni livelli con scarse differenze, a livello di pura e semplice emissione del suono, tra l’originale inglese e i doppiaggi in spagnolo e portoghese ovviamente destinati al mercato in latino americano molto forte attualmente in contesto statunitense. Ovviamente manca il doppiaggio italiano, ma per chi ha sufficiente padronanza della lingua, vengono in soccorso ottimi sottotitoli in lingua inglese.

Extra

Molto compatto il fronte degli extra. Non manca un commento audio da parte del regista e di Jamie Bell che, pur non essendo particolarmente interessante, offre, comunque, spunti di riflessione sulla visione del film. Un breve back-stage, realizzato con grande spirito di collaborazione dei membri del cast e della troupe, si rivela sicuramente valido e dimostra lo spirito da piccola produzione che ha permeato la realizzazione del film. Non mancano due scene eliminate di cui la prima è in verità molto breve e puramente accessoria, mentre la seconda con il dialogo finale dello zio con il più piccolo dei nipoti era sicuramente molto interessante e gettava una luce più interessante sul personaggio adulto che appare, invece, nel montaggio finale della pellicola, molto più bidimensionale e troppo ancorato alla dimensione del classico villain. Completano gli extra una simpatica galleria fotografica animata (nel senso che le foto avanzano da sole a tempo di musica) e una serie di immancabili pubblicità della MGM.

(Undertow); Regia: David Gordon Green; interpreti: Jamie Bell, Josh Lucas, Dermot Mulroney; distribuzione dvd: MGM

formato video: 1.85:1; audio: Inglese, Spagnolo e portoghese 5.1; sottotitoli: inglese, spagnolo, portoghese, francese Regione 1

Extra: 1) Audio commentary by director David Gordon Green and Jamie Bell 2) Under the undertow: Behind the scenes. Documentary with optional introduction by Josh Lucas 3) Deleted scenes 4) Animated photo gallery 5) Originale theatrical trailer 6) Spots MGM

[maggio 2005]


Enregistrer au format PDF