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DVD - La leggenda di Liliom

Pubblicato il 10 marzo 2010 da Carlo Dutto


DVD - La leggenda di Liliom

Losey in fuga dall’America del maccartismo firmò, anche sotto pseudonimo, numerosi film nelle ‘stazioni di transito’ italiane e francesi, prima di approdare alla seconda patria inglese. Il viennese Billy Wilder, in fuga dalla mancanza di auto-ironia nazional-socialista, firmò una co-regia in Francia, là dove si rifugiava anche Roman Polanski, che lasciava alle spalle gli orrori del ghetto di Varsavia. Nel 1934, Fritz Lang entrò ufficialmente nel novero di questo insolito ‘movimento artistico’ di transfughi, firmando un’unica regia nel paese che di lì a poco avrebbe accolto la nazional-socialista Repubblica di Vichy. Liliom (Tit.italiano La leggenda di Liliom) nasce in questo periodo di incertezza e passaggio, in attesa della traversata atlantica verso gli States, verso i capolavori americani. Lang scelse la storia tratta da una piece teatrale di Molnar, già oggetto di attenzioni cinematografiche da parte di Frank Borzage quattro anni prima. Ma Lang seppe rivolgere la storia verso sé stesso, realizzando un film che rappresenta una chiara allusione alla propria vita, appena scappato dalla Germania nazista, la sera stessa in cui Goebbels aveva a lui affidato la direzione degli studi cinematografici Ufa, veicolo privilegiato di propaganda di regime. Lang aveva appena lasciato, oltre a due film in preparazione, la moglie Thea Von Harbou, co-sceneggiatrice di numerosi suoi film e ardente nazionalsocialista. Una fuga che ammette la sosta, una pausa di riflessione, un tentativo di rinascere: La leggenda di Liliom, allora clamoroso fiasco di pubblico, da poco editata in dvd in versione originale francese dalla Ermitage, rappresenta alla perfezione il Fritz Lang del 1934. Un uomo che fugge, che preferisce la fuga definitiva a una vita senza libertà, proprio come il personaggio Liliom, alter ego e doppelganger di un Lang in cerca del centro di gravità.

Una gravità che spesso si trasforma in grevità, nella durata eccessiva dell’incipit, ricco di particolari spesso fuorvianti e non utili all’economia della storia, in virtù di un finale che evoca mondi ‘altri’ fantastici e paradisiaci. Una scena iniziale ambientata in un luna park, della durata di oltre venti minuti, rivela il personaggio e assoluto protagonista, Liliom, interpretato da un luciferino Charles Boyer: uno scaltro furbetto del quartierino che si arrabatta con piccole truffe e furti, intervallati dalla presenza costante di numerose donne che a lui si legano senza appello. Durante l’ennesima rapina, rincorso dalla polizia, Liliom sceglierà, a sorpresa, di uccidersi piuttosto che farsi imprigionare. Una seconda parte decisamente più briosa e fantastica, esaltata da una musica sognante ed eterea, presenta un Purgatorio come regno dei divieti e gabbia di transito, proprio come la Francia rappresentava la terra di mezzo del Lang in fuga dal nazismo. Episodi che saranno evidentemente ripresi con un Lubitsch’s touch notevolmente più ispirato nel classico Il paradiso può attendere.

Ma l’incertezza di un quadro generale solido elude la commistione di generi che si eleva a paradigma della confusione della vita. Se la prima parte è costellata da azioni tragiche e delittuose, dalle rapine a tutti gli episodi che descrivono Liliom nella sua attività di faccendiere-imbonitore, sorta di ebreo errante, nella definizione di Stefano Socci, che ricerca una identità lontana e irraggiungibile, la seconda parte cambia nettamente marcia, insistendo sul fantastico e la tragicommedia. Il quotidiano che si unisce all’irreale, la farsa al melodramma, tutto è slegato da vincoli narrativi e di catalogazione. Se, da un lato, in questa chiave di anarchia dei generi, risulta una visione scevra da episodi prevedibili, il rovescio della medaglia rivela una stanchezza di dialoghi e di reale tenuta narrativa complessiva, relegando spesso le briglie sciolte del regista a un poco abile esercizio di stile, che lo stesso regista ha sempre difeso definendolo come uno dei suoi film migliori di sempre. Rimane su tutto la scena di una lacrima, che si tramuta e si libra eterea e leggera, verso la libertà finale e la pace dei sensi. L’America è vicina, per Fritz Lang, mentre fanno capolino dietro l’angolo Furia, La donna del ritratto, La strada scarlatta

La qualità audio-video:

Il film è visibile nella sua versione originale francese con sottotitoli in italiano, un utile esercizio per lo spettatore abituato al doppiaggio e un’occasione per ascoltare il sonoro originale del tempo. Anche se il riversamento su dvd non ha previsto la digitalizzazione del suono, il sonoro si attesta su un dignitoso 2.0 e le immagini dal bianco e nero del master appaiono spesso sgranate e i bianchi ‘sparati’.

Extra:

Gli extra presentano solo materiale scritto, ma molto variegato, tra cui una breve biografia e la filmografia completa di Lang e dei due protagonisti, Charles Boyer e Madeleine Ozeray, oltre a una serie di supporti critici tra cui alcune recensioni e degli estratti da libri monografici. Non si poteva pretendere un backstage o dei video dell’epoca, ma un piccolo supporto video anche generico avrebbe giovato come completezza alla visione. Sito Ermitage

[Carlo Dutto]


(Liliom) Regia: Fritz Lang; Interpreti: Charles Boyer, Madeleine Ozeray, Robert Arnoux, Antonin Artaud; distribuzione DVD: Ermitage; formato video:4:3; audio: mono francese; sottotitoli: italiano

Extra: 1) Biografia, filmografia e curiosità su Fritz Lang, Charles Boyer e Madeleine Ozeray 2) Sinossi, note e curiosità sul film 4) Sulla via dell’esilio 5)I temi del film 6) La critica.


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