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DVD - La parola di un fuorilegge... è legge

Pubblicato il 19 aprile 2010 da Alessandro Izzi


DVD - La parola di un fuorilegge... è legge

Il titolo italiano si presta, oggi, a battute facili sullo stato della politica nostrana tra raccomandazioni, comunicati stampa, smentite e strane censure che passano per giornali e telegiornali sempre più asserviti al credo del "meno colpisco, meno impicci ne ricavo". Ieri, quando usciva il film, La parola di un fuorilegge... è legge era il titolo del primo western nero della storia.
Che a girarlo sia stato un italiano è, però, visti i risultati artistici piuttosto modesti, tutt’altro che un motivo di vanto. Semmai si tratta di una curiosità che non deve inorgoglirci più di tanto del nostro essere italiani esattamente come non ci rende fieri l’attuale stato della salute democratica del paese del Così è, se vi pare che non è esattamente il titolo di una commedia di Pirandello.
In realtà, a ben vedere, la formula "primo western nero" non rende giustizia ad una trama che mette insieme un nucleo di personaggi ben altrimenti eterogeneo e problematico. Ma procediamo con ordine!
Frank è un uomo di colore con trascorsi di schiavo in un campo di lavoro in quel del vecchio e selvaggio west. La guerra di secessione si è da poco conclusa, ma, malgrado la vittoria sofferta degli stati del Nord, l’uomo continua ad essere, come tutte le persone di colore, il bersaglio preferito di chi deve ancora imparare a sparare e non vuole sprecare bottiglie e lattine vuote. Nonostante fosse avversato un po’ da tutti anche per via del suo passato poco chiaro, Frank aveva trovato lavoro e solidarietà presso il Signor Morgan, un simpatico possidente americano che crepa d’infarto proprio ad inizio film, subito dopo aver racimolato la bella cifra di 86.000$. In un ultimo rantolo, il suddetto signore fa appena in tempo a strappare a Frank la promessa che farà di tutto per riportare alla sua fresca vedova la bella somma di denaro oggetto delle voglie di chiunque abbia un cinturone ed un cappellaccio.
Poco ci vuole, però, che la notizia circoli ed ecco che dietro al baldo giovine in cerca di redenzione, si materializzi tutta una banda di cacciatori di taglie pronti a premere il grilletto pur di intascare il malloppo. Tra questi il più agguerrito è Peter Beefer (un Lee Van Cleef dal cuore nero) che si porta dietro, manco a dirlo, tutta una gang di nostalgici del vecchio regime schiavista.
Fortuna che strada facendo Frank incontri prima Tyrie, un nero abile truffatore ed allevatore di serpenti e poi una ex prostituta con indiano senza lingua a carico.
La piccola compagnia tenta la traversata coi cattivi sempre alle calcagna in una ridda di inseguimenti e sparatorie che alla lunga stancano anche il più accanito sostenitore del genere. E se è senz’altro coraggiosa l’idea di raccontare il west attraverso gli occhi degli emarginati e di chi, della colonizzazione, ha subito quasi solo le conseguenze più nefaste, nondimeno resta l’impressione, confermata dagli anni di distanza, che un western non vada da nessuna parte se non respira di epica e paesaggio. Nativi americani, prostitute e uomini di colore costituiscono un conglomerato sociologicamente interessante, ma restano a margine, incredibilmente, di una storia che non trova il suo nord indecisa com’è tra l’est della fine ormai assodata del genere classico e l’ovest degli ultimi bagliori dello spaghetti western.
Del resto il western revisionista dalla parte dei reietti era già partito cinque anni prima, nel ’70, con Piccolo grande uomo e Soldato blu, mentre il capolavoro di Leone, canto del cigno di un genere tutto italiano, C’era una volta il west, data addirittura al 1968.
Resta l’interesse di un’operazione portata avanti da Margheriti (che qui di firma Anthony M. Dawson) in pieno spirito iconoclasta con la voglia di fare un wester come fosse americano. Non gli riesce male, ma gli riesce soprattutto “minore”.

La qualità audio-video

I problemi che ci sono, sono essenzialmente legati ai campi lunghi e lunghissimi e ai movimenti di macchina. Qui un discreto rumore video funesta (ma non irrimediabilmente) la visione. Per il resto la qualità dell’immagine si attesta su ottimi livelli con un quadro pulito ed un bassissimo livello di grana.
Scarsa la qualità dinamica dell’audio, tutto chiuso nel canale frontale e del tutto inabile ad una spazializzazione degli ambienti sonori che popolano la pellicola (cosa che in un western è un vero e proprio peccato capitale). Non ci sono sostanziali differenze tra le due tracce presenti, anche se l’originale ha una miscela migliore tra voci e musiche (squisitamente manierate a firma Jerry Goldsmith).

Extra

Due featurette lunghe ed elaborate. La prima è sostanzialmente una lunga intervista a Fred Williamson, protagonista della pellicola. La seconda, leggermente meno interessante, è una conversazione con Edoardo Margheriti, figlio del regista. Accompagnano il tutto una piccola galleria fotografica e il trailer originale della pellicola.


(Take a hard ride); Regia: Anthony M. Dawson; interpreti: Lee Van Cleef, Jim Brown, Catherine Spaak, Fred Williamson; distribuzione dvd: Koch Media.
formato video: 16:9 - 1.85:1; audio: Italiano e inglese dolby digital 2.0; sottotitoli: italiano.

Extra: 1) Featurette 2) Intervista a Edoardo Margheriti, figlio del regista del film, 3) Galleria fotografica 4) Trailer originale


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