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DVD - La tredicesima vergine

Pubblicato il 22 settembre 2008 da Alessandro Izzi


DVD - La tredicesima vergine

La via tedesca all’horror passa, negli anni della contestazione, per un solo film di rilievo. Strano destino per una cinematografia nazionale che era sorta sulle cupe nebbie degli esperimenti del Dottor Caligari, che aveva seguito le gesta terribili di un assassino in quello che è forse il più grande film sui serial killer di tutti i tempi (è M di Fritz Lang) e che tanto aveva attinto dalle ombre gotiche dei castelli coi fantasmi a sbatacchiare le catene e i vampiri coi loro inni alla notte.
L’horror in Germania, a pensarci bene, aveva accompagnato, preoccupato, l’incedere inarrestabile dell’ascesa al potere di Hitler. Era stato un genere nel quale l’intera società aveva potuto veder riflesso, con qualche anno d’anticipo, l’abominio di cui si sarebbe macchiata di lì a poco. Poi con la fuga dei talenti nel periodo nazista e il conseguente impoverimento (economico, ma anche artistico) dell’industria alla fine del conflitto si era fatto da parte, quasi si sentisse di troppo. Forse l’orrore dei campi di concentramento era troppo vicino e troppo vero perché a qualcuno potesse venire in mente di raccontare una misera storia di zingari (che quei campi li hanno visto anche troppo da vicino) e lupi mannari. Sarebbe stato quasi di cattivo gusto.
Il cinema tedesco di genere degli anni ’70 preferisce, quindi, una direzione più ingenua e svagata. Preferisce il racconto giallo, il thriller con tanto di investigatore e rompicapo da risolvere.
Nell’imbarazzo tra Caligari e Mabuse la scelta cade proprio sul secondo che permette ancora di ripescare a piene mani dall’immaginario espressionista (col bianco e nero contrastato, le scale a chiocciola e le ombre lunghe che si allungano nei vicoli oscuri), ma senza che il mistero ci metta troppo lo zampino. Meglio, insomma, aver a che fare con la logica matematica dell’intreccio giallo che doversi confrontare con l’insondabile che si nasconde dietro l’angolo, col mostro che è parte integrante di noi stessi (realtà, questa, sin troppo evidente per il tedesco medio ancora intento nella ricostruzione).
Se nei fatti i tedeschi non erano, intorno al Sessantotto, grandi produttori di horror, non di meno ne erano grandi importatori. I film della factory di Corman, prima, e quelli della Hammer, poi, vantavano un vasto pubblico di teenagers affezionati che non potendo contare su un prodotto nazionale, si accontentavano degli incubi sognati da qualcun altro.
In particolare amavano l’astratto carnale dei Frankenstein di Fisher (incubo inglese sin nel midollo, ma di chiara ambientazione continentale) e il rosso scarlatto dei Dracula prodotti in serie. Vi trovavano i segni dell’impellente liberazione sessuale e vi coglievano, in pieno, lo spirito del tempo.
Per questo pubblico fu pensato La tredicesima vergine, pellicola di Harald Reinl (autore di almeno una sessantina di film tra cui molti gialli e, quasi fosse un genere a sé stante, due Mabuse) che omaggia in modo incrociato i tre grandi filoni horror allora in voga in Europa: Corman, Hammer e horror italiano.
Dal primo prende la fonte letteraria illustre (il film è una libera rielaborazione di Il pozzo e il pendolo di Edgar Allan Poe), dalla seconda la forte carica ammodernatrice di una carica sessuale non più celata tra le righe (il protagonista è un vampiro - non a caso Christopher Lee – che cerca il sangue di tredici vergini per raggiungere l’immortalità), mentre dal terzo recupera la lezione fotografica e il riferimento ad un gotico che già comincia ad avviarsi verso lo slasher e il gore (la scena della messa a morte del mostro omaggia l’incipit di La maschera del demonio di Bava).
Die Schlangengrube und das Pendel è, a vederlo oggi, un film abbastanza datato. Divertente, denso di riferimenti, girato con sicuro senso del mestiere, mantiene una genesi più commerciale che artistica. Debole sul versante della sceneggiatura, il film si avvale di un immaginario molto derivativo che però viene frullato in un mix abbastanza originale ed intrigante.
Alcune scene sono genuinamente interessanti (il viaggio notturno della carrozza attraverso una selva di alberi e cadaveri) altre un poco goffe. Eppure, nel comporre la scena madre del pozzo e del pendolo, Reinl tira fuori dal cappello un manierismo figurativo inaspettato. Non sappiamo se Jan Svankmajer abbia mai visto questo film tedesco che ebbe, al tempo, un certo successo internazionale (nel complesso modesto), ma certo è che il suo Kyvadlo, jáma a nadeje (titolo inglese: The Pit, the pendulum and hope) sembra, in certi momenti, ricalcato su questo modello tedesco che non ha fatto scuola, ma è stato solo un intrigante incidente isolato.

La qualità audio-video

Buono soprattutto il lavoro sui colori. Molto difficile, infatti, riuscire a recuperare l’estrema brillantezza della tavolozza cromatica di un film di genere come questo. Il risultato ci pare, invece, al di sopra delle aspettative e se, certo, non possiamo non rimproverare una certa perdita di profondità nelle scene più buie (i neri sono, in generale piuttosto piatti), non di meno ci corre l’obbligo di rimarcare l’ottimo equilibrio tra i vari toni. Il rapporto tra primo piano e sfondo è in linea di principio abbastanza buono anche nelle inquadratura in cui è stato evidentemente utilizzato un obiettivo a focale lunga.
Ottima la resa sonora del film. Tra le due tracce preferiamo l’originale perché è se non altro una curiosità sentire Christopher Lee in tedesco.

Extra

Notevole il pacchetto degli extra. La parte del leone la fa un contributo audio: Christopher Lee legge Edgar Allan Poe. Si tratta di un breve speciale nel quale sentiamo la voce del più famoso Dracula cinematografico leggere le pagine de The pit and the pendulum del grande autore americano. Una prova d’attore sorprendente aiutata, per chi conosce poco l’inglese, da un ottimo sottotitolaggio. Splendido anche Un pomeriggio con Christopher Lee: un lungo incontro col pubblico nel quale l’attore confessa molte cose di sé e ci racconta aneddoti interessanti della sua vita. Il dietro le quinte, per contro, ci pare assai poco interessante, mentre l’introduzione di Luigi Cozzi non lesina in spunti di rilievo. Una menzione a parte va, infine, all’ottimo booklet allegato al film.


(Die Schlangengrube und das Pendel); Regia: Harald Reinl; interpreti: Lex Barker, Christopher Lee, Karin Dor, Carl Lange, Vladimir Medar; distribuzione DVD: Sinister Film
formato video: 1.66:1 (anamorfico); audio: Italiano, Tedesco Dual Mono; sottotitoli: Italiano

Extra: 1) Christopher Lee legge Edgar Allan Poe 2) Un pomeriggio con Christopher Lee 3) Dietro le quinte 4) Trailer cinematografico tedesco 5) Introduzione di Luigi Cozzi 6) Galleria fotografica 7) Booklet fotografico


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