DVD - Le ultime ore del Che

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall’alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi. (Lettera di addio al Che, Gabriel Garcia Marquez)
Ci sono personaggi storici, icone popolari, miti che costituiscono i simboli di un’epoca, di un’emozione collettiva, di una speranza. Presumiamo di saperne tutto, i loro scritti campeggiano nelle librerie, ne indossiamo l’immagine in magliette, ci accompagnano in portachiavi, tazze del caffelatte e ogni sorta di gadget, in una frenetica corsa all’accumulo di simboli materializzabili.Una moderna dicotomia neoliberista che unisce ideologia e merchandising. Caso e mito unico è Ernesto Guevara, la cui morte in un giorno d’autunno di un ottobre avanzato, è al centro del documentario prodotto dall’Istituto Luce e dal titolo, secco: “Le ultime ore del Che”.
Presentato al festival di Berlino nel 2004, dove furono necessarie sette proiezioni per contentare il pubblico entusiasta, e presentato negli anni in numerose rassegne cinematografiche , il documentario è firmato da Romano Scavolini. Autore di cortometraggi sperimentali ispirati allo stile dei critofilm di Ragghianti, Scavolini è da sempre considerato, anche e soprattutto dal mercato, un regista underground. Un curioso di razza, già fotografo in Vietnam, autore di film censuratissimi negli anni Sessanta (A mosca cieca, La prova generale).
La ricerca sul campo, nel senso stretto malinovskiano del termine ha tracciato il sentiero di questo interessante lavoro basato in parte su materiale di repertorio, molto del quale inedito, tenuto segreto per decenni, fino all’apertura degli archivi della Cia nel 2002. Ma la parte che riveste il maggior interesse è il taglio da inchiesta giornalistica, un ‘genere’ che, pur con la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione e di informazione, risulta essere sempre più superficiale e in via di estinzione. Sulla figura del medico argentino che dedicò la propria vita ai dannati della terra, l’espressione di Fanon cui Scavolini stesso dedicò il titolo di un suo film del 1969, esiste una produzione vastissima di materiale: scritti, video, interviste, scoop e falsi scoop che si sono alternati e si alterneranno per sempre, triste finale sempre aperto di una vicenda che fu insieme umana e politica.
Di sicuro c’è solo il diario, crudo e tragico, che il Che scrisse durante il tentativo di portare la rivoluzione in Bolivia, diario che Montanelli ebbe a definire “una sorta di manuale da boy scout”. L’ultima riga, datata 7 ottobre 1967, recita: “Ci siamo fermati verso le due del mattino, era inutile continuare”. A questo punto il piccolo gruppo rivoluzionario stremato dalla fame e dalla stanchezza di settimane di fuga dalle truppe governative boliviane, si nascose nella piana di La Higuera. Qui, dopo una breve sparatoria, il Che, tradito, perso e ferito, fu catturato e le radio militari e governative non ne nascosero l’entusiasmo, poco prima dell’esecuzione, trasmettendo in codice la notizia: “Tenemos Papa” (Abbiamo preso il Papa) e “Papa cansado” (Il Papa è stanco).
La morte di Che Guevara e tutti i misteri legati ad essa vengono sviscerati durante i sessanta minuti del documentario senza tralasciare alcun particolare, anche crudo. Nulla di nuovo per quanto riguarda le notizie in senso giornalistico, molto è basato anche sulle ricerche compiute negli anni Novanta dal giornalista Rai Pino Scaccia, ma ciò che rende questo lavoro interessante è l’utilizzo, oltre alle fotografie inedite del Che, delle testimonianze dirette di decine di testimoni, tra cui numerosi militari. In primis il generale Federico Arana Serrudo, capo dei servizi segreti boliviani dell’epoca, quindi il generale de Guzman, che parlò a lungo con Guevara prima dell’esecuzione e che in seguito trasportò il cadavere all’aeroporto militare di Vallegrande, ma anche la maestrina di La Higuera, che ne raccolse le ultime parole e l’infermiera che vedendone lo sguardo tenero e fermo ma ormai spento da una raffica di mitra, esclamò: “Fu come se mi guardò nel cuore, sembrava Gesù Cristo”.
Quasi quarant’anni dopo, infatti, la memoria dei testimoni di quei tragici fatti non si è dissolta: grazie alle numerose testimonianze raccolte Scavolini ha potuto seguire la tesi già spesso avanzata dell’uccisione a sangue freddo del Che, digiuno da una settimana e consapevole della solitudine in cui era stato abbandonato. Un documentario che tenta di svelare, attraverso il racconto dettagliato del suo calvario, il lato più umano del rivoluzionario d’America, figura emblematica che ha lasciato una pesante eredità. La speranza di un altro mondo possibile per una umanità non più malpagata, derubata, derisa, frustrata, sottomessa e declassata, ma che può e deve risorgere, perché, come ricorda Guccini nella canzone a lui dedicata, Signor Colonnello, sono Ernesto, il Che Guevara. Mi spari, tanto sarò utile da morto come da vivo.
Qualità audio-video
Trattandosi di un documentario basato in gran parte su materiale della fine degli anni Sessanta, girato in condizioni difficili e in uno sporco bianco e nero, viene a sottolinearsi la qualità in presa diretta da reportage televisivo. Anche le scene originali girate in digitale si attestano fotograficamente su un livello standard, dove emergono molto forti i colori verdi della vegetazione amazzonica boliviana. Sostanzialmente il formato televisivo 4/3. L’audio stereofonico presentato non eccelle in qualità, poggiandosi sui soli due canali centrali, ma è da sottolineare l’ottima scelta di mantenere le voci originali degli intervistati accompagnate dai semplici sottotitoli in italiano. Calda e partecipe la voce narrante di Franco Nero.
Extra
Legittimo aspettarsi qualcosa in più come supporto ai soli sessanta minuti del documentario, vista anche la distribuzione Luce, che sicuramente possiede una grande quantità di materiale video su Che Guevara o almeno sul periodo storico in cui operò. Presente una intervista al regista Romano Scavolini, sulla genesi del documentario, che costituisce una sorta di avvicinamento alla produzione di un lungometraggio sul Che. Quindi una galleria fotografica composta da un centinaio di scatti, tutti inediti, molti dei quali presenti nel film, donate al regista dal generale Serrudo, al tempo capo dei servizi segreti boliviani.
Le ultime ore del Che
Regia: Romano Scavolini; Voce narrante: Franco Nero; Distribuzione dvd: Istituto Luce
formato video: 1.33:1 audio: Dolby Digital 2.0 boliviano e voce narrante italiana sottotitoli: Italiano
Extra: 1) Intervista al regista 2) Galleria fotografica
[Carlo Dutto]
