DVD - Melissa P.

C’è un’ambiguità di fondo, una sorta di interrogativo increscioso che aleggia sulle immagini di un film come Melissa P. e che neanche l’ascolto del commento audio (ghiotto extra di una, comunque, pregevole edizione dvd) riesce a risolvere o fugare: fino a che punto il look iper patinato dell’opera, il suo aspetto spesso televisivo è davvero il segno di un’adesione al mondo adolescenziale della protagonista e fino a che punto esso non è, piuttosto, il frutto di una serie troppo lunga di compromessi dell’autore con la macchina produttiva?
Siamo, insomma di fronte ad un film furbo che cavalca biecamente la moda e i gusti del momento in cerca di incassi e acclamazione popolare, o non piuttosto di fronte ad un’accorata immedesimazione nel punto di vista di una teen ager come tante che di quella moda e di quei gusti è necessariamente formata?
Delle due ipotesi, inutile dirlo, la più allettante e la più semplice è naturalmente la prima (quella scelta da gran parte della stampa specialistica) perchè permette quella stroncatura senza appello che può ancora darci l’impressione di non vivere, poi, gomito a gomito con personaggi che sono o vorrebbero essere come Melissa. E a dimostrazione di questo sguardo troppo "altro" che la critica ha, sin qui, avuto nei confronti del film potrebbe bastare il fatto che le stroncature che sono piovute dal cielo sembrano assomigliarsi tutte pur nella difformità delle opinioni. Non c’è, infatti, una sostanziale differenza di pensiero tra chi dice che un film come Melissa P. è un prodotto commerciale perchè non ha il coraggio di spingere fino in fondo il pedale della trasgressione, fermandosi sempre un attimo prima del baluginio delle forbici del censore; o chi dice, invece, che il film è immorale perchè mette in scena (sia pure in maniera fondamentalmente casta) le turbe e le fantasie sessuali di una ragazza in età liceale.
Ma se provassimo, per un momento a pensare che quella cercata da Guadagnino sia la strada verso un realismo psicologico, che ogni scena e ogni colore del film sia il frutto di un processo di immedesimazione del regista (e dei suoi collaboratori) nella mente e nello sguardo del personaggio, le cose davvero cambierebbero così radicalmente per noi spettatori?
Certo nella logica di un’immedesimazione totale, molte scelte operate dal regista diverrebero, d’un sol colpo, naturalmente ingidicabili perchè esse sono dettate dal desiderio di diventare tutt’uno con un’intera generazione di adolescenti.
Cercare moralità o giudizi di merito in un film che cerca solo la mimesi con il proprio personaggio è superfluo e, oltrettutto, fuorviante. Le cose devono essere rappresentate in un certo modo non perchè debbano dimostrare una tesi specifica (che è poi la posizione di uno sguardo giudicante), ma perchè esse sono "vissute" in quel modo dal personaggio. Lo sguardo del regista tende a sparire a farsi da parte, ad adeguarsi ad un’estetica e ad un modo di pensare che sono propri dei suoi personaggi e verso cui può nutrire simpatia o antipatia, ma che sono e restano quelli. Punto e basta.
Ciò che si vede e ciò che non si vede diventano quindi non ciò che vede o non vede il regista (e, quindi, la sua scelta etica sul mondo da rappresentare), ma ciò che vede o ciò che "non vuole vedere" Melissa.
Siccome le nuove generazioni sono nutrite oramai a sterotipi di matrice televisiva che ne inquinano irrimediabilmente la pur indiscutibile innocenza, non deve sorprenderci una volontà di rappresentazione che in alcuni momenti diventa davvero para televisiva. Luca Guadagnino, nell’ottica in cui stiamo cercando di rapportarci al film, non sta cercando tanto la sua rappresentazione personale del mondo degli adolescenti, ma sta inseguendo l’utopia di quell’immagine con la quale Melissa si rappresenterebbe al mondo se ne avesse i mezzi espressivi.
In quest’ottica Melissa P. rinuncia a priori ad ogni vocazione di affresco generazionale ed assume un valore aneddotico da piccolo romanzo di formazione che raccontando, con massima adesione una storia piccola e particolare, raggiunge poi, nelle sue pieghe, un’intera generazione che in quella storia può alla fine riconoscersi.
Ma cosa lascia alla fine oltre che questa immedesimazione emotiva peraltro ottimamente perseguita? Perchè guardandoci intorno e osservando la società che ci circonda nelle sue più tristi derive che sempre meno spazio lasciano ad adolescenti sempre più incomprensi e sempre più lasciati (da scuola, famiglia e televisione) ad una crescita inselvatichita e famelica di affetti e punti di riferimento, ci rimane il dubbio sull’utilità di un’operazione di pura e semplice immedesimazione.
Una Melissa del mondo reale vedendo Melissa P. cosa potrebbe portarsi dentro oltre alla pur consolante (e non è poca cosa) sensazione che qualcuno ha cercato davvero di capirla e rappresentarla? Ma poi?
Guadagnino ci propone un finale aperto, un’ipotetica ricostruzione di rapporti generazionali in cui sembra non credere davvero nessuno (nè regista, nè personaggi) e che appare essere niente più che il modo per chiudere i conti con una storia che deve pur sempre finire da qualche parte.
Ma il non indicare una precisa direzione (che è segno di un merito autoriale che non vuol scendere a compromessi con un finale consolatorio che nella realtà vera non esiste mai) potrebbe essere inteso anche come il sintomo del non volersi prendere anche un "impegno" preciso verso quegli adolescenti che si è appena finito di rappresentare? Se così stessero le cose, allora sì che si dovrebbe parlare (e non per altro) di un film furbo e spietatamente calcolato.
La qualità audio video
Il film, girato in un ottimo digitale HD che ha il solo difetto di non dichiarsi mai troppo apertamente, ricercando piuttosto le lusinghe di un patinato 35mm, vanta un riversamento su disco quasi eccellente. I colori sono saturi e sempre ben bilanciati anche nei momenti più spiccatamente monocromatici e l’immagine si mantiene sempre nitida e pulita senza che si palesino troppi segni della compressione. Il formato 1.85:1 (per 16/9 anamorfico) rispetta religiosamente quello della pellicola originale.
Ancor meglio le cose vanno per il suono che nel suo brillante e ben riverberato 5.1 mantiene un livello di pulizia e coinvolgimento che raramente riscontraimo in un film italiano. Il tutto a rendere quest’edizione del film appetibilissima da un punto di vista strettamente commerciale.
Extra
Gli extra hanno come punto di forza nel puntuale e divertente commento audio del regista e del montatore che si lascia ascoltare sempre con piacere, anche se non ci lascia mai il desiderio di replicare l’esperienza.
Il Dietro le quinte è un breve backstage di appena otto minuti non sempre brillante, ma comunque curioso che, però ha il merito di metterci di fronte al lavoro degli attori. Tra l’altro il casting del film è decisamente ispirato: dalla Melissa di Maria Valverde al sempre notevole Elio Germano (qui, forse, un po’ più monocorde del solito) alla rivelazione del volto pulito di Nilo Mur.
Non ci si aspetti niente di eccezionale dalle Scene eliminate, anche perchè le più interessanti devono essere rimaste fuori.
Completa il pacchetto (perchè non ci va di parlare dei trailers vari come di extra) il video musicale dello stesso Guadagnino sulla canzone di Elisa che, sia fatto notare con un filo di polemica che darebbe ragione a chi vuol vedere nel film una mera operazione commerciale, è in maniera un po’ incongrua cantata in inglese.
Melissa P.
Regia: Luca Guadagnino; interpreti: Maria Valverde, Elio Germano, Fabrizia Sacchi, Primo Reggiani, Geraldine Chaplin; distribuzione dvd: Columbia Pictures
formato video: 1.85:1; audio: Italiano (5.1); sottotitoli: Italiano, Inglese
Extra: 1) Commento audio del regista e del montatore 2) Dietro le quinte 3) Scene eliminate 4) Video Musicale "Swan" di Elisa 5) Trailers vari
