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DVD - Mike Nichols: Angels in America

Pubblicato il 10 marzo 2006 da Alessandro Izzi


DVD - Mike Nichols: Angels in America

Angels in America è una di quelle opere della televisione americana che ci fanno sentire, dopo la visione, incredibilmente poveri (da un punto di vista strettamente culturale) e tristemente provinciali.
La considerazione di come la TV d’oltreoceano sia davvero capace di investire su progetti culturali di ampia portata, col coraggio del rischio, con la voglia di sperimentare, con la possibilità di ricorrere, nel casting, a nome eccelsi (Al Pacino, Meryl Streep, Emma Thompson: mica nomi qualunque), ci lascia, nel confronto con la nostra realtà televisiva tutta incentrata su fiction votive e su Grandi Fratelli chiusi in piccoli lager per la gioia sadica dell’audience, amareggiati e persi in un senso di sconfitta senza pari.
In anni recenti solo un prodotto come La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana è stata opera capace di muoversi negli asfittici limiti del piccolo schermo con l’intenzione di “scolpire” il tempo recente e di trovare le pennellate dell’ampio affresco sociale al tempo stesso culturale e politico. E non a caso il progetto è stato ampiamente osteggiato, faticosamente distribuito e, non fosse intervenuto il caso Cannes, sarebbe finito nel dimenticatoio dei progetti censurati per rispettare il comune senso di ignoranza dello spettatore italiano medio.
Vedendo Angels in America sorge spontanea alla nostra mente tutta una serie di domande: dove sono, nella nostra televisione, i progetti nati per polemizzare con il mondo circostante? Dov’è quel programma che aspira davvero a comporre un quadro problematico della realtà che ci circonda? Dove sono gli artisti capaci di investire sul piccolo schermo per produrre grandi cose destinate ad essere ricordante?
Domande retoriche, certo, ma pressanti e necessarie che abbisognano di una risposta reale perché è innegabile e triste la considerazione che, non solo in televisione, l’Italia ha da tempo cessato di pensare in grande.
Ed in grande è proprio la formula che meglio si presta a condensare tutto il senso di Angels in America che parte da un’opera emblematica del teatro contemporaneo americano (Angels in America di Tony Kushner: lo stesso sceneggiatore dell’eccellente Munich) che trova poi nello sguardo di un regista come Mike Nichols le giuste risonanze per abbandonare le tavole del palcoscenico e per diventare in tutto e per tutto opera autonoma.
Nell’arco delle sei ore di trasmissione si compone sotto i nostri sguardi sempre più ammirati un possente e polemico affresco della realtà contemporanea americana, una riflessione sempre tenacemente e ferocemente politica sulla fine del millennio appena trascorso. Attraverso lo sguardo di pochi personaggi per lo più posti dalla storia ai margini di quel percorso doloroso che va dalla fine della guerra fredda all’approssimarsi della nuova minaccia terroristica (che resta volutamente fuori dal raggio di indagine del film televisivo e dell’opera teatrale), il regista compone prima di tutto una riflessione sul difficile rapporto tra individuo e potere. Ma il film è anche una metafora ideale della presa di consapevolezza dello scarto doloroso che sempre sussiste tra ideale e realtà, tra legge e giustizia. Una presa di coscienza che coincide, epocalmente, con la presa di coscienza di tutto ciò (tra razzismo e pregiudizio) che nella coscienza borghese era stato lungamente rimosso e che una piaga come il diffondersi dell’AIDS aveva necessariamente portato alla luce con tutte le contraddizioni laceranti e con il dolore che ne era conseguito.
I malati di AIDS divengono, allora, loro malgrado, profeti che gridano al mondo le contraddizioni di una realtà che cerca di porli al margine, ma che non può riuscirvi tuttavia. Un vero e proprio faro che risveglia le coscienze e che rimette al centro di un discorso sociale disperatamente proteso verso un immobilismo conservatore (sono pur sempre gli anni di presidenza di Reagan), ma che non può esimersi dalla necessità organica del mutamento e dell’evoluzione (la stessa che porterà necessariamente alla Perestrojka). Perché come nota giustamente il protagonista di questo capolavoro televisivo anche nel desiderare l’immobilità, l’uomo desidera ed è proprio del desiderio un “tendere a” e quindi, necessariamente, un muoversi.
Anche se il sottotitolo dell’opera teatrale (volutamente e necessariamente eliminato nella miniserie) è Fantasia gay su temi americani, sarebbe del tutto fuorviante leggere l’opera come un mero prodotto della cultura queer. _ Gay è, certo, il punto di vista, non il discorso nella sua interezza. E la galleria di personaggi (tutti ottimamente serviti da dialoghi spesso ad un passo dal sublime e la cui ascendenza teatrale, sempre dichiarata, non diventa mai un peso, è talmente variegata e complessa da non produrre mai momenti di stanca o cali d’attenzione. _ Tra gli estremi brilla, comunque, l’accorata riflessione sul potere operata attraverso lo spiacevole personaggio interpretato da Al Pacino: esempio lampante delle contraddizioni del conservatorismo e dell’illiberalismo che neanche di fronte alla morte riesce a scendere a patti con la propria intrinseca assurdità. Una figura faustiana, insomma, ma sempre credibile e che non scade mai nello stereotipo fine a se stesso.
Attendiamo che la televisione italiana trovi il coraggio di proporre questo splendido esempio di miniserie nei propri palinsesti. Ma l’italietta bigotta e berlusconiana troverà davvero il coraggio di rapportarsi con le visioni angeliche dei personaggi di quest’umanità ferita eppure incapace ad arrendersi alla morte? E riuscirà a farlo senza tagliare la maggior parte di quelle scene in cui l’esibizione del sesso (anche quello degli angeli) diventa parte integrante di un discorso politico ed esistenziale?
Non possiamo non temere la risposta a questi quesiti, per cui il nostro consiglio non può essere che quello di comprare questo pregevole dvd.

La qualità audio video

Il film (perché la parola miniserie è troppo riduttiva per un’opera di questa portata), nelle sue sei ore complessive di durata, è stato efficacemente spalmato, dalla Warner, in due capienti dischi. Sotto il profilo visivo si deve rimarcare una cura estrema nella restituzione della complessa gamma cromatica voluta dal regista. Non sono mai visibili artifici della compressione e i colori paiono sempre giustamente saturi.
Altrettanto bene le cose vanno per l’audio anche se è da dire che il suono non è mai, forse anche per scelta registica, totalmente avvolgente. Ad essere usati maggiormente, nell’unica tracia 5.1 (quella originale) sono i canali frontali, solo in seconda istanza quelli posteriori mentre il subowfer si accontenta di parchi interventi in poche scene deputate. Le ltre tracce sono discreti bifonici che non meritano nessun commento. Una nota di demerito và a tutti i sottotitoli italiani che, non si capisce bene come, sembrano aver perso per strada tutti gli accento. Alla lunga la lettura finisce così per distrarre tutti coloro che non hanno sufficiente padronanza della lingua, ma che non si arrendono alla pratica barbara del doppiaggio.

Extra

Al di là della preziosa confenzione in cartone rigido (bella a vedersi anche se non praticissima) non c’è assolutamente niente sui due dischi. Poco male il film da solo merita l’acquisto.

[marzo 2006]

Angels in America

Regia: Mike Nichols; sceneggiatura: Tony Kushner; interpreti: Al Pacino, Meryl Streep, Emma Thompson; distribuzione dvd: Warner

formato video: 1.78:1; audio: Inglese (5.1), Italiano, Tedesco, Ungherese, Spagnolo (2.0); sottotitoli: Italiano, Inglese, Tedesco, Ungherese, Spagnolo, Rumeno, Italiano (non udenti), Inglese (non udenti), Tedesco (non udenti)

Extra: Assenti


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