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DVD - Mio caro dottor Gräsler

Pubblicato il 1 agosto 2008 da Alessandro Izzi


DVD - Mio caro dottor Gräsler

Il Dottor Gräsler è un turista dell’esistenza.
Come ogni turista attraversa la vita senza rendersi davvero conto di quello che sta facendo e senza capire quello che fa chi gli sta intorno. Le sue azioni e quelle degli altri gli scorrono addosso con placida indolenza e il personaggio sembra del tutto incapace di trarre dagli accidenti della vita quella forza necessaria per crescere interiormente, per obbligarlo a scendere a patti col suo connaturato egoismo.
Eppure gli eventi che si accavallano intorno a lui sono terribili. Proprio all’inizio del film il dottor Gräsler perde la sorella che si suicida durante un viaggio in Africa senza che nessuno sappia il perché.
Tornato in Europa il giovane medico incontra una donna che si innamora perdutamente di lui e che vorrebbe realmente mettersi in gioco per lui. Eppure, di fronte alla sincerità della passione, di fronte alla possibilità di costruirsi davvero una nuova vita Gräsler scappa a gambe levate, come un bambino che non può accettare di essere stato scoperto con le dita infilate nel barattolo della marmellata. Più che vivere il dottore sembra volersi accontentare di guardare gli altri. Lo spettacolo della vita deve passargli sotto gli occhi come lo scorrere di un paesaggio dai finestrini di un treno.
Giunto in città Gräsler incontra un’altra donna e questa volta il suo corteggiamento è più deciso, più voluto. Del resto la donna che ha attratto la sua attenzione questa volta è molto più moderna della prima. Ha tutto lo charme di un’avventura esotica eppure familiare. Quasi fosse un cocktail di sapori conosciuti che messi insieme assumono un che di inusuale ed una consistenza a suo modo frizzante. Anche con questa donna le cose non vanno, però, nel migliore dei modi.
Si ritroverà alla fine tra le braccia di un’ultima donna che somiglia terribilmente alla sorella morta all’inizio del film (del resto una sola attrice interpreta i due personaggi: Miranda Richardson).
È questo il trionfo dell’ambiguità perché non si capisce mai se l’auspicato matrimonio tra i due sia il segno di un ritrovato equilibrio o non, piuttosto, la chiusura all’interno di una prigione che è tutta nella mente del protagonista.
Se gli eventi personali sono travagliati e complessi non meno difficile è la situazione sociale entro la quale essi prendono corpo. Siamo nel pieno della finis Austriae. L’Europa precipita irreversibilmente verso l’orrore della Prima Guerra Mondiale. Dal punto di vista culturale un intero mondo, quello della borghesia trionfante del pieno romanticismo, sta inesorabilmente mostrando il suo lato peggiore in una caduta dai tratti luciferini.
Feanza disegna, sulla base di questo personaggio esemplare uscito fuori dalla penna di Schnitzler, un film letterario che è un caso più unico che raro nel contesto della produzione cinematografica italiana (soprattutto quella degli anni ’90).
A vedere le immagini di questo vasto affresco storico non può non venire immediatamente in mente la lezione del cinema Visconti, con la sua perizia scenografica e l’imponenza della messa in scena storica. Una lezione che sembrava del tutto estranea alle corde di un regista come Faenza che si era, sino a quel momento distinto per le sue prove nel cinema di impegno civile (che ritorneranno in opere recenti come Alla luce del sole) o in quelle del thriller di stampo americano (Copkiller: a tuttora un film anomalo all’interno del suo percorso). In realtà, però, la dimensione psicoanalitica del racconto, l’attenzione per momenti storici di transizione, con l’inesorabile disfacimento di intere civiltà sono temi che ricorrono più spesso di quanto non si creda all’interno della sua filmografia.
Eppure la straordinaria cura dei dettagli (questa sì davvero viscontiana) l’impiego della sontuosa fotografia di Rotunno e delle musiche giustamente espressioniste di Morricone non sono legate solo alle possibilità di un budget di un certo livello.
È un film internazionale Mio caro Dottor Gräsler. Non solo perché la produzione internazionale, ma perché è l’intero film a parlare inglese. L’inglese, a pensarci, di un novello James Ivory. L’inglese di una letterarietà perfetta ed algida come un compitino ben scritto da un primo della classe che ci tiene davvero al voto. L’inglese ripulito e freddo in cui la freddezza non è motivata solo da considerazioni di carattere estetico (in fondo lo straniamento dal personaggio è una scelta necessaria a renderne il "non percorso" interiore), ma è parte integrante dell’impostazione del discorso e deriva tutta da quell’eccesso di cura per il dettaglio che soffoca le emozioni nel trionfo del decòr.
Faenza, da questo punto di vista, sembra far propri tutti i difetti che sovente rintracciamo nell’Ivory peggiore: grande attenzione e passione nel tratteggio dei personaggi femminili e scarsa empatia con i personaggi maschili che riescono a tutto tondo solo quando a porgerceli è un attore di calibro. Sfortunatamente, nel caso di Gräsler, Keith Carradine non è l’Anthony Hopkins di The Remains of the Day col risultato che tutto il film, che è di fatto costruito sul suo personaggio, finisce per apparire monotono e monocorde.
Nonostante questi elementi di critica, resta comunque da rimarcare come questo film di Faenza resti esperienza a sé stante nel panorama del nostro cinema. Non si vedeva da tempo e non si vedrà poi fin quasi ad oggi una così compiuta cura per il dettaglio e anche se a Faenza manca l’enfasi melodrammatica di un Visconti con la sua capacità di infondere un alito di vita nella polvere delle scenografie, nondimeno il suo film rappresenta un riuscito tentativo di leggere un romanzo col filtro della modernità.
L’incapacità di Gräsler di aderire al mondo, infatti, sembra essere, nella logica di Faenza, una sorta di anticipazione di L’etranger di Camus (testo guarda caso fatto film proprio da Visconti) o di un romanzo di Sartre. Forse che Schnitzler sia stato davvero un precursore del male di vivere contemporaneo? L’ultimo Kubrick potrebbe star lì a dimostrarcelo.

La qualità audio-video

Curatissimo sotto il profilo visivo, il DVD della Ripley restituisce la fotografia di Rotunno quasi in tutto il suo splendore. È da dire che Mio caro dottor Gräsler è un film che vive nella giustapposizione tra primi piani e campi lunghi. Questa contrapposizione tra interni ed esterni, tra dettagli e totali ha rappresentato forse la sfida maggiore dei tecnici preposti alla digitalizzazione del master. Eppure malgrado le obiettive difficoltà il risultato è più che apprezzabile anche se è da rimarcare una certa opacità quasi televisiva dell’immagine che in certi momenti (le scene notturne a metà film) un poco dispiace.
L’audio presenta due opzioni linguistiche: italiano ed inglese. Entrambe monofoniche. Le differenze tra le due sono quasi inesistenti.

Extra

Una delle cose che più amiamo dei DVD della Ripley è il booklet. Ed è proprio questo a mancare in Mio caro Dottor Gräsler. Aperta la custodia, dentro la confezione c’è appena un foglietto con una foto del film e una scheda tecnica dello stesso. Interessante, comunque, l’intervista a Faenza.


(Mio caro dottor Gräsler); Regia: Roberto Faenza; interpreti: Keith Carradine, Miranda Richardson, Kristin Scott Thomas, Sarah-Jane Fenton; distribuzione DVD: Ripley Home Video
formato video: 1.66:1; audio: Italiano, Inglese Mono; sottotitoli: Italiano per non udenti

Extra: 1) Intervista inedita al regista


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