DVD - My own private Idaho (Belli e dannati)

Una strada persa nel vuoto, nell’immensità di un paesaggio entro cui non si può che smarrirsi indefinitamente mentre le nuvole solcano rapide il cielo e il vento spazza i campi. Questo l’incipit di Belli e dannati (atroce, ma non del tutto abominevole versione italiana del ben più pregnante My own private Idaho): una tentazione indefinita a metà tra la rappresentazione visiva dell’orrore panico di partire per un viaggio eterno che scorre tra cicli stagionali in un movimento circolare ed eterno e il trovare una casa, un luogo entro cui stabilire una residenza.
Ed è tra questi due estremi, tra il movimento inesausto e il desiderio di una stasi, tra il contatto fugace con tanti esponenti di un’umanità sempre più strana e abnorme e il bisogno figure materne (è anche il caso dello stesso Scott) su cui appoggiare la testa alla ricerca di un sonno ristoratore che ha tanto il sapore della morte (non a caso l’iconografia è sempre quella di una Pietà tenera e sofferta al tempo stesso) che si deve ricercare tutta la poesia del terzo film di Gus Van Sant che segue il già importante Mala Noche e il successivo già bellissimo Drugstore cowboy.
In questa oscillazione perenne che miscela gli archetipi del western con le ansie del road movie si consuma, insomma, un racconto di viaggio di proporzioni e(di)piche, un viaggio attraverso paesi e paesaggi, dall’incontaminata prateria americana (simbolo di un’ingenuità naturale primordiale e necessaria) alle giungle di asfalto di Detroit, fino alla ridente Roma, ma soprattutto un viaggio nella coscienza, nella difficoltà di trovare la propria reale dimensione in un mondo il cui significato si fa sfuggente e ambiguo e in cui l’innocenza sembra sempre più destinata a soccombere alle logiche di un vivere che si è fatto, nel tempo, incivile.
Un’ennesima storia di dropouts, quella che ci racconta il regista americano con un senso del cinema immenso, una storia di figure al margine come il di là a venire Last days, una storia di cicli e ritorni che già prefigura le traiettorie di destini di Elephant in cui niente è come sembra. Un racconto che sembra essere un Il mago di Oz passato attraverso il riflesso di un oltre lo specchio carroliano, un dramma morale in cui la prostituzione assume un valore sacrale, e l’essere ai margini, vissuto qualche volta anche come scelta, ha il sapore di un sacrificio necessario che deve obbligarci a fare i conti con il nostro essere borghesi e giudicanti.
Il tutto condito con quel senso del rischio, con quella voglia di osare che non si fa scrupoli, ad un certo punto, di abbandonare la logica piana del racconto di strada, per cominciare a parlare per versi (elisabettiani), riscoprendo nelle vite di questi personaggi esemplari il senso di una tragicommedia shakespeariana (tutto l’episodio di Detroit viene ripreso di peso dall’Henry IV del genio inglese in un principio di messa in scena in cui cinema e teatro convivono magnificamente come non avviene in normali adattamenti.
Un capolavoro!
La qualità audio-video
Il film presentato in questa pregevole edizione Eagle è stato riversato sul supporto digitale con una cura estrema. Il master della pellicola, soggetto ad un valido lavoro di restauro approvato dallo stesso Gus Van Sant è eccellente. La visione si mantiene, per questo, sempre su livelli altissimi. Difficile rintracciare durante la riproduzione del dvd qualche segno o graffio e anche gli artefatti del riversamento digitale sono pressoché nulli anche nelle scene più critiche. La definizione dei particolari è altrettanto notevole con un quadro sempre limpido e la scelta di un formato (1.85:1) assolutamente rispettoso delle intenzioni del regista.
Anche il suono si avvale di un lavoro di ripulitura piuttosto ben fatto e di un remissaggio in (5.1) di cui non si sentiva sicuramente il bisogno stante la natura di un film che non cerca mai un eccessivo coinvolgimento sonoro. Tra la traccia italiana e quella inglese è da preferire quest’ultima anche perché il doppiaggio italiano fu, all’epoca, estremamente libero.
Extra
L’edizione che abbiamo tra le mani è in due dischi ed è virtualmente identica a quella presente sul mercato americano. Una volta tanto, quindi, siamo stati fortunati perché ci è stato garantito il privilegio di poter avere anche sul nostro mercato un’edizione di riferimento di un film dall’indiscutibile valore artistico.
La parte del leone nella sezione extra è totale appannaggio di un interessantissimo Making of di 42 minuti che ripercorre le tappe salienti della genesi del film.
Non da meno ci pare assai interessante anche l’analisi critica del film portata avanti dal critico Paul Arthur in un pregnante video saggio la cui visione è al tempo stesso abbastanza piacevole e ricca di spunti.
Nelle “Conversazioni” veniamo posti di fronte ad un significativo e necessario omaggio al talento spezzato di River Phoenix con interviste alla sorella Rain e a Laurie Parker.
Le sette scene eliminate meritano senz’altro la visione malgrado la non eccelsa qualità dell’immagine e del suono che le contraddistingue.
Non poteva, infine, mancare il consueto trailer che è l’unico extra ospitato sul primo disco insieme al film.
Una menzione a parte merita il piccolo booklet allegato al film che, per una volta, non si limita ad essere un piegabile puramente pubblicitario, ma contiene tutta una serie di informazioni interessanti ed utili.
(My own private Idaho); Regia: Gus Van Sant; interpreti: River Phoenix, Keanu Reeves, James Russo, Chiara Caselli, Udo Kier; distribuzione dvd: Eagle
formato video: 1.85:1; audio: Dolby digital 5.1 (italiano, inglese); sottotitoli: Italiano, inglese
Extra: 1) Making of 2) Scene tagliate 3) I re della strada 4) Conversazioni 5) Trailer originale
