DVD - Non è mai troppo tardi

Due amici, un lungo viaggio, il pensiero dei rispettivi passati non del tutto risolti, delle cose che bisognava dire e che non sono state dette e delle cose che sarebbe stato bene fare, ma che non sono state fatte perché mancava il coraggio.
Un percorso estenuante, una strada lunga come la notte che mette alla prova un’amicizia che non reggerà alla forza del tempo, che non sopravvivrà all’estate che precede l’inverno. Perché anche se i due amici si vogliono bene e se durante il viaggio avranno avuto modo di conoscersi meglio di quanto non sia dato alle amicizie più comuni, le loro strade sono troppo diverse: sono figli di due mondi quasi contrapposti, i ricchi e i poveri del nuovo millennio.
Alla fine del percorso la consapevolezza della morte, della fine di tutto. E un bivio che divide senza separare per davvero perché i due sono, ormai, entrati nel sangue l’uno dell’altro.
Potrebbe essere (ed è) la trama di Stand by me, bellissimo film realizzato da Rob Reiner negli anni ’80 e invece è (anche) la trama di Non è mai troppo tardi (orrido titolo italiano che va a sostituire il più suggestivo The Bucket list: la lista del capolinea). Anzi a raccontarle così le due pellicole sembrano davvero le due facce di una stessa medaglia, un film e il suo remake nascosto o, se preferite, il suo sequel.
A cambiare sono, però, molte cose. Al centro di Stand by me c’è, infatti, una storia di amicizia alla fine di una fase della vita, alla fine di quell’adolescenza che già ci proietta nelle ansie e nelle paure del mondo adulto. Ad essere amici sono due ragazzi diversi per carattere ed estrazione sociale (uno ricco e destinato ad un futuro da scrittore, l’altro più povero destinato alla scuola pubblica e a chissà quale lavoro dopo) e il loro viaggio, che si svolge sulla linea di un treno, conduce al ritrovamento di un cadavere. È la morte di un altro a portare la consapevolezza della fine imminente, un corpo inanimato che ammonisce chi lo guarda del destino comune che aspetta noi tutti. L’amicizia, rinsaldata nell’avventura già adulta, finisce con l’estate quando i due amici prenderanno strade diverse e non potranno più vedersi. Solo salutarsi di lontano.
Viceversa in The Bucket list c’è una storia di amicizia alla fine della vita: due malati di cancro (uno ricchissimo, ma viziato, l’altro intelligentissimo e appassionato di quiz, ma povero) si incontrano e decidono di mettersi in strada per vedere le cose belle del mondo prima che la fine arrivi. Il vicolo cieco dei loro destini è sin troppo vicino. Ma questa volta è la loro stessa morte e non quella di un altro ad essere messa al centro del discorso.
In entrambi i casi, in tutti e due i film il percorso è un modo per mettersi in pace con la propria coscienza, per risolvere i conflitti e le incomprensioni che ciascuno rischia di lasciarsi dietro con le proprie famiglie e con i propri amici.
Rob Reiner gira due volte lo stesso film, ma lo fa con attori e con colori diversi. Racconta la stessa storia della fine di tutto con la malinconia di chi sa che si sta lasciando alle spalle ogni cosa. Ma con differenze sostanziali.
Laddove, infatti, Stand by me era essenzialmente un film di regia che poggiava tutta la sua efficacia sulla solidità dello script e sulla capacità di fotografare e cogliere lo spirito delle situazioni, The Bucket list è, invece, un film d’attori, un’opera che non esisterebbe senza Jack Nicholson (al solito gigionesco) e Morgan Freeman (al solito ad un passo dal sublime). Non è mai troppo tardi è, per questo, un film meno limpido e lineare del suo diretto predecessore. Un film più barocco, più teso al melodramma (al centro c’è la fine della vita e non solo la conclusione di un periodo) e meno sorvegliato. Ma anche un film che tenta didiscostarsi in maniera originale del filone dei film ospedalieri o sui malati terminali grazie a forti iniezioni di un’ironia acidula. Il sorriso è sempre dietro l’angolo, anche nei momenti più apertamente drammatici. Un piccolo merito di un film ben confezionato, ma non indimenticabile.
La qualità audio-video
Curata la trasposizione del film su disco. Rispettoso il formato 1.78:1 (adatto per il 16/9). La Warner garantisce una visione piacevole e sempre pulita per un film che spazia dagli interni della stanza d’ospedale alle vette innevate dell’Himalaya. Certo si poteva fare di più, ma non è questo il tipo di film col quale testare le potenzialità del proprio lettore dvd.
Buono anche l’audio. I sottotitoli italiani proposti in quest’edizione sono, però, quelli del nostro doppiaggio e sono spesso fuorvianti visto che molte battute del film sono state malamente tradotte. Chi conosce un po’ la lingua saprà cogliere le discrepanze. Opzionare i sottotitoli inglesi per credere.
Extra
È sul versante degli extra che si concentra il maggior motivo di delusione per questa edizione del film. Appena un video musicale. Lascia il tempo che trova.
(The bucket list); Regia: Rob Reiner; interpreti: Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd; distribuzione DVD: Warner
formato video: 1.78:1; audio: Italiano, Inglese 5.1 Dolby Digital sottotitoli: Italiano, Inglese, Italiano non udenti
Extra: 1) Video Musicaledi John Mayer
