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DVD - Popstar

Pubblicato il 1 maggio 2007 da Alessandro Izzi


DVD - Popstar

“Parlando di scuola normale ho deciso di toglierti il privilegio di studiare a casa per un semplicissimo motivo: vai malissimo!”
“E allora? Sono una popstar!”
In questo scambio di battute tra una madre preoccupata e un figlio sin troppo consapevole della sua posizione di fighetto amato dalle platee si brucia, per noi spettatori di questa ennesima variazione sul tema adolescenziale dello spettacolo e della popolarità, la limpidissima descrizione del ‘senso ultimo’ che le nuove generazioni sono invitate a dare al tempo nel quale viviamo.
Al bando ogni preoccupazione ulteriore: andare male a scuola, in una realtà sociale nella quale la scuola stessa ha perso ogni appiglio col reale e ogni capacità di dialogo coi suoi interlocutori primari (gli studenti, appunto), non è segno distintivo di un malessere reale, ma sintomo, piuttosto, di una concreta sintonia col presente. ‘Conoscere’ non conta più nulla, ormai, ciò che è davvero importante per le platee televisivizzate è, piuttosto, ‘farsi conoscere’. “Che tutti parlino di te”: questo l’imperativo reale che tocca e coinvolge tutti e che affonda nelle nostre realtà obbligandoci, ogni giorno, a fare i conti con l’immagine di noi stessi che dobbiamo ‘pubblicizzare’ al mondo che ci circonda e che dobbiamo sempre conquistare.
Non è un caso che questo scambio di battute avvenga subito dopo che il fratellino più piccolo di questa sedicente popstar acclamata dalle folle ha implorato il fratello di intercedere presso la madre affinché gli venga permesso di lasciare la scuola per bambini dotati che frequenta e gli sia concesso di stare in una scuola, per l’appunto, normale. Lo studio non è figo. È noioso. Lo dice anche la giovane protagonista che, come da copione cenerentolesco, è fin da subito destinata a sposare il suo bel principe azzurro. E lo afferma ben prima che le capiti, da copione, di dover dimostrare a parole la bellezza della matematica come patria delle certezze dove l’aereo rincorrersi delle formule ci parla di un mondo ideale dove tutto ha un suo posto e tutto concorre a definire l’armonia assoluta del creato. E in una scuola dove sembra si studi solo matematica (non ci sono altri professori, né altre aule) l’affermazione non è di poco conto.
Ma nel mondo di disvalori ed incertezze nel quale siamo immersi qual è davvero la posizione ideale? E, soprattutto, come trovarla se nessuno (genitori o scuola) sa più insegnarci come fare?
La soluzione va cercata a tentoni. Essere secchioni è più che semplicemente noioso: è fuori moda. Non c’è immagine che tenga nello studiare con passione e dedizione delle nozioni che non hanno nessuna applicabilità apparente né con le cotte adolescenziali né con l’eventuale prossimo lavoro di assicuratore a domicilio. E l’immagine è sempre la stessa: la ragazzina (altrove ragazzino) non bruttina, ma neanche bellina, col sorriso impedito dall’apparecchio per i denti e i capelli a cascata che nascondono quello che una buona dose di trucco renderebbe se non altro interessante.
Anche essere popstar ha i suoi svantaggi perché ad essere conosciuto da tutti si rischia davvero di non conoscere, poi, nessuno. E la maschera del divo, che ovunque si deve indossare, rischia sempre di chiudersi troppo su quel ragazzo normale che in fondo alberga in ciascuno di noi.
Tra i due estremi resta, alla fine, solo una normale ‘medietas’ priva di ogni implicazione sociale. Del mondo ci si disinteressa. Non lo si vuole più cambiare: che resti pure com’è tanto a governarlo ci sono solo persone che neanche votiamo o, peggio, un potere invisibile che non ci è dato controllare. Una ‘medietas’ che si esprime nella figura della coppietta (e quante sono le coppie che si uniscono alla fine del film!) che, impermeabile alla realtà di un mondo esterno, diventa rifugio inattaccabile ed inavvicinabile.
Guai a parlar male di questo mondo ideale ‘fatto di te e di me’! Ti si risponderebbe che sei vecchio, disilluso dalla vita, incapace di concederti a quell’unico grande sogno che resta, questo si, uguale per tutti (secchioni o postar che siano): il perdersi nello sguardo dell’altro, lo sciogliersi nell’unico bacio (nel film arriva con spietato calcolo di tempi esattamente ad un’ora di proiezione: due terzi esatti del tempo complessivo) che finisce poi nella dissolvenza su nero dove ciascuno/a può sospirare al buio le sue pene d’amore.
Eppure nella matematica delle equazioni è raro il valore assoluto. Spesso a trionfare non è una posizione, ma una tensione. E la medietas del film, posta tra i due estremi, tende alla fine sempre verso uno di questi ed uno solo: l’ebbrezza dello spettacolo, la gioia dell’apparire e dell’esserci. Sicché anche l’esame finale d’ammissione va fatto su un palcoscenico con le luci a mimare le folle e il montaggio a danzare su una musica che non c’è. E anche la secchiona può dire che guidare una porche rossa, in fondo, è meglio della matematica. E così, pur nella buona educazione di un prodotto confezionato (male) per insegnare sani valori di studio e famiglia, a trionfare, ancora una volta, è la società degli amici di Maria De Filippi.

La qualità audio-video

L’immagine discreta e pulita restituisce in pieno il taglio televisivo del prodotto. La compressione è buona, i colori ritornano brillanti.
Le due tracce audio sono limpide e pulite. Più alta quella italiana. Molto bassa (avranno pensato: “ma chi se ne frega? In fondo è sempre un film per ragazzini”) quella originale. Non c’è uno straccio di sottotitolo.

Extra

Il trailer originale (incredibilmente lungo) ci allieta per un minuto. Mentre la galleria fotografica di cui si parla nella cover deve essere un easter egg davvero molto nascosto.
Poco.
Tendente a zero!


(Popstar); Regia: Richard Gabai; interpreti: Aaron Carter, Alana Austin; distribuzione dvd: Noshame
formato video: 1.78:1 (16/9); audio: Italiano e inglese Dolby digital Stereo 5.1; sottotitoli: assenti

Extra: 1) Trailer originale


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