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DVD - Ricchezza nazionale

Pubblicato il 28 febbraio 2007 da Alessandro Izzi


DVD - Ricchezza nazionale

Herzoghiano nello spunto, ma non nello sviluppo e nel tono di fondo, Ricchezza nazionale è una riflessione anche accorata sul tema dell’incontro tra culture e civiltà tra loro totalmente diverse.
Marc ed Olivier, assistenti alla regia di un autore di origini italiane, ma trapiantato in Francia, sono inviati in Africa per trovare, tra i pigmei, un gruppo di comparse per un film sulla dissoluzione dell’opulenta cultura occidentale. Giunti in una repubblica centrafricana devastata dalle lotte politiche ed immersa in una realtà di estrema povertà, i due, che si erano messi in viaggio con l’idea che tutto il loro lavoro non dovesse essere altro che allettare un gruppo di selvaggi con poche promesse e qualche scatoletta di alici sottolio, si trovano di fronte una cultura affascinante e certamente non inferiore.
Attraverso l’artificio del cinema nel cinema (anche se poi, alla fine, stante anche le condizioni di salute del povero regista gravemente malato nessun film si farà per davvero) si dipana, dietro i filtri apparentemente svagati della commedia di costume, un’indagine neint’affatto banale sulle incomprensioni che si mettono in moto quando due mondi tra loro inconciliabili si trovano, anche loro malgrado, ad incontrarsi. Da questo punto di vista i protagonisti di questa pellicola sono i perfetti esponenti di un modo tutto occidentale di guardare al mondo. Il loro, inizialmente, è lo sguardo colonialista (di un colonialismo non solo economico, ma soprattutto culturale) pronto ad imporre la propria ragione ad un intero mondo senza preoccuparsi di comprenderne davvero sino in fondo le dinamiche interne e la specifica identità. Ma dietro le dinamiche dell’osservazione etnografica che in alcuni momenti fa proprie le regole grammaticali del documentario puro e semplice, si nasconde anche e soprattutto, lo spettro di un’omologazione culturale che sembra fagocitare sempre tutto e tutti senza distinzioni. La stessa realtà africana rappresentata nella pellicola è più stratificata e complessa di quanto non si pensi a tutta prima. Il primo impatto col mondo africano è, infatti, con la realtà ampiamente inurbate delle città turistiche. Un mondo composto di hotel e ambasciate, di anonimi uffici e di strade soffocate da nuvole di polvere. Una realtà che colpisce l’occhio nella sua volontà di porsi come corrispondente locale delle grandi città europee o americane. Il contatto con la città è anche il contatto con le contraddizioni di una cultura che si trova a dover fare i conti sempre e comunque con le mire politiche dell’occidente. Passano camion stracolmi di militari, gli automezzi sono veicoli per la diffusioni di volantini elettorali, ogni cosa ruota intorno alle elezioni e ai cangianti rapporti di alleanze internazionali.
Poco oltre questa realtà urbano resistono le grandi campagne, dove il meccanismo di sfruttamento tra ricchi e poveri viene replicato in forma nuova: i possidenti di terra asserviscono i propri pigmei (i primi incontrati nel film) legandoli all’abuso bevande alcoliche. I liquori, la birra mantengono istupidita, e quindi controllabile, la forza lavoro che non si ribella mai e porta avanti orari di lavoro anche massacranti. Insomma, una replica in piccolo del meccanismo di sfruttamento occidentale.
Solo verso la prima metà del film si avvera l’incontro coi pigmei più autentici del continente africano e l’incontro è disarmante per i piccoli capitalisti del cinema francese. I pigmei, infatti, spiriti della foresta nella quale vivono e nella quale fanno sempre ritorno, vivono in una condizione di schiavitù volontaria. Lavorano per gli altri perché questa loro disposizione li rende davvero liberi. Essi si oppongono alla logica del bieco sfruttamento del mondo occidentale assoggettandovisi completamente.
Radu Mihaileanu prosegue con questo film che è anche un commosso omaggio a Ferreri (non casuale il fatto che il regista di origini ebraiche sia stato assistente alla regia di Come sono buoni i bianchi) la riflessione sulle diversità culturali che già aveva cominciato in Train de vie e che proseguirà, pochi anni dopo, con Vai e vivrai. In piena linea di transizione tra questi due film maggiori, Ricchezza nazionale brilla per la sua volontà di portare avanti il discorso discontadosi, anche se non del tutto, del tema identitario dell’ebraicità che resta centrale ai due film appena citati e che qui resta appena sfiorato. Il film, che vuole prima di tutto insegnare il rispetto dovuto alla diversità, resta opera interessante anche se non sempre pienamente riuscita (le parti più occidentali sono quelle con meno mordente), ma tocca momenti di grande compartecipazione. Il più bello: Marc cerca di raccontare ai pigmei la storia della sua cultura ebraica attraverso una barzelletta, ma si perde nel mare di spiegazioni necessarie per far capire il senso della battuta a persone che non hanno mai sentito parlare né di ebrei né di campi di concentramento. Alla fine il capo tribù si avvicina e con un gesto di grande comprensione compiange il suo interlocutore perché da come parla è chiaro che è costretto a portare nella sua mente tutti i suoi antenati perché qualcuno deve avergli bruciato la foresta. L’olocausto ebreo e l’olocausto culturale di una civiltà destinata a scomparire in quell’omologazione tanto temuta da Pasolini si guardano negli occhi e finalmente si capiscono in un drammatico epicedio che non ha bisogno di parole, ma palpita di autentica commozione.

La qualità audio-video

Il film, datato 2002, si avvale di uno di quei classici riversamenti senza infamia e senza lode che si riservano a film giudicati commercialmente minori. Da questo punto di vista ci pare che il risultato finale non sia, in fondo, davvero disprezzabile, anche se, spesso le immagini paiono un po’ troppo buie e poco contrastate. Il formato scelto (1.85:1, anamorfico), infine, fa il suo dovere contrattuale.
Per quel che attiene al suono è da dire che ci sono virtualmente ben poche differenze tra la traccia italiana e quella francese entrambe monofoniche. Se consigliamo la francese è solo per questioni cinefile e non per altro.

Extra

Un paio di schede scritte, per lo più poco interessanti, su regista e attori.


(Les Pygmees de Carlo); Regia: Radu Mihaileanu; interpreti: Stephane Rideau, Yves Verhoeven, Sonia Rolland, Beppe Clerici; distribuzione DVD: Cecchi Gori
formato video: 1.85:1 (anamorfico); audio: Italiano, Francese Mono 2.0; sottotitoli: Italiano per non udenti.

Extra: 1) Schede di commento su regista e attori principali (Stephane Rideau e Yves Verhoeven)


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