X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



DVD - Romanzo di un giovane povero

Pubblicato il 3 ottobre 2008 da Alessandro Izzi


DVD - Romanzo di un giovane povero

Fotografia sporca, granulosa, apparentemente povera e senza l’ombra di una patinatura. Quel tipo di immagine con cui, per intenderci, spesso il cinema imita i colori della cattiva televisione.
Una trama basilare e semplice, che ad un certo punto sembra voler replicare il meccanismo narrativo del capolavoro di Hithcock Delitto per delitto.
Una sostanziale unità di luogo con la visione che si concentra in un unico grandissimo condominio (una delle ossessioni di tutto il cinema di Scola e un altro possibile omaggio hitchcockiano a La finestra sul cortile) per tutta la prima parte del film cui segue una spasmodica caccia ai luoghi chiusi (la prigione e l’ufficio del giudice che cerca di sbrogliare la matassa dell’intreccio giallo) nella seconda.
E poi tanta macchina a mano a dare un senso di precarietà all’immagine, a conferire una sensazione di instabilità ad ogni personaggio perso nel suo inferno personale.
Queste le caratteristiche di Romanzo di un giovane povero, film del 1995 col quale Scola, ormai consacrato autore, ma già sul limitare di un personale viale del tramonto costellato da una serie di prove di dubbia qualità artistica, tenta di fotografare la realtà italiana dell’era berlusconiana.
Una fotografia impietosa, intinta nell’acido di una satira corrosiva che non risparmia niente e nessuno e che non sa neanche dove sta di casa quell’indulgenza, quella voglia di perdonare con cui il cinema italiano, in genere, e sempre più negli ultimi anni almeno fino a Gomorra e Il divo, si riempie la bocca assolvendo ed autoassolvendosi.
Non c’è, infatti, e per tutto il film neanche l’ombra di un personaggio che si possa dire anche solo parzialmente positivo in questo affresco di ordinaria disperazione.
Non è onesto, tanto per cominciare, il Signor Bartolini (un Alberto Sordi sottile diteggiatore delle corde più ambigue delle sua professione di attore), il motore primo, forse, di tutto l’intreccio narrativo. Un uomo sposato ad una donna obesa e stanca, disillusa e spiacevole che vede ormai il matrimonio come una prigione insopportabile e che sfoga la sua senilità incipiente sognando di concupire la bella fornaia di trent’anni più giovane. Un personaggio sgradevole dalla prima all’ultima inquadratura, una figura ispida eppure scivolosa, untuosa con quei baffi posticci, con la tintura per capelli da rifare ogni giorno e con quell’ipocrisia che scivola nell’infantile attaccamento ai fumetti del passato, agli albi illustrati collezionati con la cura di un bambino cupido. È lui che chiede al protagonista di uccidergli la moglie in cambio di trenta milioni.
Non è positivo il personaggio della madre di famiglia (Sara Franchetti) attaccato ad un passato che non esiste più e al ricordo di quando suo marito, un onesto commerciante, le portava a casa un signor stipendio col quale poteva farsi bella in fronte a tutto il vicinato. Ora la pensione di appena settecentomila lire e i pochi soldi che il figlio, professore di lettere, racimola con qualche ripetizione impartita a ragazzi sempre più ignoranti e sempre più schiavi dei videogiochi, bastano appena per la spesa sotto casa. Con lei si conferma l’immagine di una famiglia prigione, ottenebrata definitivamente dal solo bisogno di apparire, dalla necessità di conservare una facciata esterna anche se dentro l’appartamento cade a pezzi e il soffitto è tutto un calcinaccio.
Ma non è “buono” neanche il personaggio di Vincenzo (un ottimo Rolando Ravello) che rappresenta il sommo dell’inattualità in un mondo che è già tutto di Berlusconi: un professore di lettere in una realtà sociale che pensa solo per equazioni matematiche e lingue straniere. Lo vediamo sempre chiuso in se stesso e un po’ ci fa simpatia il pensare che anche noi, nella stessa situazione, ci stringeremmo a riccio, con gli aculei pronti a piantarsi nella carne del vicino. Scola sta bene attento a rappresentarcelo non come un’idealista all’attimo fuggente, uno di quelli che sarebbe ingiusto veder condannato alla disoccupazione. Ce lo figura, invece, come un classico professorino di scuola media, studioso e un poco secchione, che ama la sua materia, ma che resta più sulla superficie delle cose, con l’amore per la nozione più che per l’idea. Più sui libri che dentro ai libri. Lo vediamo una volta sola spiegare una lezione ad un suo studente: tutto il suo lavoro è leggere i versi del combattimento di Tancredi e Clorinda dalla Gerusalemme liberata del Tasso. Non una parola per spiegare, non un aggettivo per definire, giusto appena un sorriso per consolare il ragazzo che s’è visto buttare il giocattolo preferito direttamente in strada da una madre che pensa solo alla bocciatura del figlio e non ai suoi problemi di apprendimento. A lui, disoccupato, quei trenta milioni di Bartolini farebbero comodo assai.
Il delitto, alla fine, c’è, ma forse non è tale. Forse è stato solo un incidente, ma per Scola la soluzione dell’intrigo sembra essere poco importante. Il brutto è che è poco importante anche per i protagonisti del film. Non importa nulla a Bartolini che pensa già al suo futuro con la fornaia, salvo poi scoprirla fidanzata e prossima alle nozze. E non importa nulla neanche a Vincenzo che, anzi, vede nel delitto la possibilità di una condanna e, quindi, della prigione che è buona cosa quasi fosse quella del Totò di Rossellini.
Che brutta Italia è quella che disegnava Scola appena una decina d’anni fa! Un’Italia dove l’apparire conta più dell’essere, dove il bene è scivolato sotto il tappeto insieme con le briciole che la massaia non ha voglia di scopare, dove appena hai un poco di soldi ecco che te li spendi per comprarci un televisore nuovo e dove non c’è speranza di lavoro, di lasciare casa, di diventare grande ed uomo. È l’Italia di ieri oppure quella di oggi?

La qualità audio-video

Possibile non ci fosse un master migliore di questo per un film non poi così vecchio? Quello qui impiegato è in condizioni assai precarie: graffi di vario genere, salti di fotogramma e, persino, i pezzetti di nastro adesivo che i protezionisti usano per distinguere le parti quando devono smontare la pellicola. Il riversamento di questo film già in precarie condizioni è, poi, a sua volta, estremamente precario: perdita di dettaglio nelle scene buie, scarsa profondità di campo e colori forse un pochino più slavati del dovuto. Peccato!
Discreto l’audio.

Extra

Solo qualche scheda scritta su regista e cast. Poco per gli amanti del dvd.


(Romanzo di un giovane povero); Regia: Ettore Scola; interpreti: Alberto Sordi, Rolando Ravello, André Dussollier, Isabella Ferrari, Renato De Carmine; distribuzione DVD: Medusa Home Video - General video
formato video: 2.35:1 (anamorfico); audio: Italiano Dolby Digital 2.0; sottotitoli: Italiano per non udenti

Extra: 1) Biografie del regista e degli attori principali


Enregistrer au format PDF