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DVD - ROSSELLINI: IL GENERALE DELLA ROVERE

Pubblicato il 19 settembre 2006 da Alessandro Izzi


DVD - ROSSELLINI: IL GENERALE DELLA ROVERE

Realizzato subito dopo le avventure produttive di India, Il Generale Della Rovere rappresenta, nell’evoluzione della poetica di Rossellini, un momento di pausa, un ripensamento importante sul significato di fare cinema quando ormai la stagione neorealistica era stata, di fatto, quasi completamente archiviata.
Il 1959 è, infatti, già l’anno delle commedie più innocue, di quei film che avevano risospinto indietro le istanze di un cinema impegnato e che avevano ridefinito le regole di un’idea di film più innocua, più sapientemente spettacolare e definitivamente meno ancorata al bisogno di un realismo polemico e a suo modo anche politico.
A fronte di un cinema che ancora doveva trovare la strada di quella commedia corrosiva che di lì a poco avrebbe rivoluzionato non pochi schemi di una società che si avviava verso i cambiamenti epocali del boom e della successiva crisi, un’opera come Il Generale Della Rovere che tornava a parlare di temi come la seconda guerra mondiale e la resistenza, non poteva non sembrare ai più come una sorta di passo indietro, come una sorta di recupero nostalgico di un’idea di cinema ormai assolutamente datata.
In realtà, a ben guardare il film rosselliniano, ora che la 01/Minerva Classics si è fatta promotrice di una meritoria operazione di restauro immettendo sul mercato l’edizione maggiore (quella presentata al Festival di Venezia e di circa sei minuti più lunga di quella che avrebbe poi circolato per le sale) ci si accorge ben presto che questo presunto passo indietro è più apparente che reale. A Il Generale della Rovere mancano, infatti, alcuni elementi fondamentali della poetica neorealistica rosselliniana, mentre sono presenti già alcuni spunti della svolta didattica e televisiva che di lì a poco avrebbero preso corpo in film fondamentali come La presa al potere di Luigi XIV o Blaise Pascal.
Il primo di questi elementi è l’attenzione per un’ambientazione quanto più possibile vicina, nello spirito quanto nella sostanza concreta ai fatti narrati. Il Generale della Rovere, a differenza di capolavori quali Roma città aperta o anche Germania anno zero, è un film d’interni. La macchina da presa rosselliniana non è più, come in passato, libera di rincorrere per strada gli spazi più giusti per il proprio racconto, ma è costretta a ricorrere alle lusinghe del teatro di posa per ritrovare quegli scorci di strade distrutte dalle bombe che sono diventati, a ricostruzione ormai abbondantemente avanzata, dei ricordi anche spiacevoli. Molte volte il regista è costretto a ricorrere al teatro di posa per ambientare le sue scene minori, in alcuni casi anche a sostanziosi effetti speciali necessari ad inserire i suoi attori all’interno di immagini di repertorio. Quello spirito tipicamente rosselliniano, quella capacità di far sì che dai dettagli della vita minuta, colta nel suo farsi, irrompano nel piano della pellicola con una forza scandalosa, scompaiono quasi totalmente dal piano della messa in immagine del mondo del film col risultato che finisce per venir meno proprio ciò che aveva fatto grandi i capolavori della trilogia della Guerra.
A loro confronto un’opera come Il Generale Della Rovere non può non apparire più levigato, più spettacolarmente efficace (e la scrittura drammaturgica è davvero esemplare in più punti), ma anche più drammaticamente inerte.
Parlare di un film di maniera sarebbe però fuorviante, perché nel film Rossellini non sta affatto tentando di riallacciare un nodo coi suoi film del passato, né sta davvero cercando di recuperare un contatto col mondo italiano dopo la parentesi estenuante del film indiano, ma sta, prima di tutto, ridisegnando l’idea di un cinema finzionale. Non è davvero il realismo l’oggetto della ricerca del regista in questa pellicola di difficile definizione (e il Leone d’oro che le fu assegnato ex-aequo con La grande Guerra di Monicelli è più un segno di incomprensione e un attestato di stima ad un grande del nostro cinema che non altro), quanto piuttosto l’affabulazione, l’uso anche didattico dell’immagine e del racconto filmico per prendere una posizione etica nei confronti non più del Reale, ma della Storia. Per questo assume un peso inedito proprio la sceneggiatura (cui collabora Indro Montanelli autore del libro da cui prende spunto la pellicola e giustamente allegato a questa splendida edizione dvd) che era stata, fino a questo punto, solo un punto di partenza per le improvvisazioni del regista. Di qui a poco una nuova stagione del cinema rosselliniano, sperimentale e innovatrice avrebbe portato a nuovi capolavori.

La qualità audio-video

Il lavoro di restauro sulla pellicola rosselliniana è davvero di primissima qualità. Il negativo di partenza, ricavato avventurosamente da una vecchia copia d’archivio della biennale, doveva essere di una nitidezza e di una ricchezza di dettaglio notevoli per una pellicola così vecchia. Il telecinema ad alta definizione che ne è stato ricavato, come è indicato sulle note di copertina, è stato fatto in 4:3 full frame, cosa che ha offerto la garanzia di un rispetto notevole del formato originale del film. Lo stesso lavoro di riversamento è di una qualità di riferimento con una resa davvero splendida di ogni aspetto del bianco e nero originale. Ogni artificio della compressione è stato abilmente nascosto, insomma, dall’abile lavoro dei tecnici.
Non meno bene le cose vanno per quel che attiene all’aspetto sonoro del riversamento con un audio ripulito e nitido. Insomma quella che abbiamo tra le mani è davvero un’edizione di riferimento.

Extra

Molti, oltre al già citato libro di Montanelli che già da solo sarebbe stato lodevole.
Oltre al film la 01, in collaborazione con la Minerva classics, ha pensato bene di approntare un secondo disco pieno di cose belle ed importanti.
Sul secondo disco trovano, infatti, spazio oltre alla versione del film circolata nelle sale (e mettendo a confronto le due non sono pochi i motivi di interesse di questa proposta filologica) anche tre interviste tutte piuttosto interessanti.
La prima a Renzo Rossellini che rievoca le tappe salienti della realizzazione del film non senza qualche punta di nostalgia (l’incontro con Sandra Milo, i pernottamenti all’hotel Saint Raphael a Parigi ecc.).
La seconda, molto corposa, ad Adriano Aprà, è incentrata proprio su un confronto tra le due versioni del film, ma, con la consueta competenza, lo storico e critico del cinema finisce poi per analizzare lo snodo assai problematico della presenza delle (molte) doppie versioni dei principali film rosselliniani. Dall’analisi risulta evidente come le differenze tra l due versioni evidenzino il bisogno di Rossellini di ripensare il proprio film riponendolo in una logica strettamente romanzesca molto diversa da quella che aveva guidato la composizione dei capolavori neorealisti.
La terza intervista (a Aldo Strappini) è, infine, dedicata al restauro della pellicola ed è anch’essa molto interessante.
Conclude la sezione extra anche una traccia dvdrom con documenti rari ed interessanti sulla realizzazione del film.

[Settembre 2006]

Il Generale Della Rovere

Regia: Roberto Rossellini; interpreti: Vittorio De Sica, Hannes Messemer, Giovanna Ralli, Sandra Milo, Vittorio Caprioli; distribuzione dvd: 01

formato video: 4/3 1.37:1; audio: Mono; sottotitoli: inglese

Extra 1) Il film nella versione cinematografica per le sale 2) Intervista a Renzo Rossellini 3) Intervista ad Adriano Aprà 4) Intervista ad Aldo Strappini 5) Trailer 6) Traccia dvdrom con contratti e documenti di lavorazione del film.


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