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DVD - Salvador Allende

Pubblicato il 24 febbraio 2006 da Alessandro Izzi


DVD - Salvador Allende

Un muro bianco, sporco, sul limitare di un autostrada solcata da automobili indifferenti. Una scheggia di azzurro pallido che, improvvisamente ed in maniera incongrua, interrompe la massa incolore della parete lasciando sospettare l’esistenza di un “altro” e di un “altrove” sotto l’anonimia di una funzionale struttura architettonica. Una mano che comincia a grattar via la vernice aggrappata ai mattoni. Dapprima in maniera incerta, poi con ostinazione crescente, fino a che, afferrata una pietra, non comincia a battere sul presente per scoprire, sotto appena uno strato mal messo di calce bianca, l’esistenza di un passato colorato che chiede a gran voce di essere ricordato. Questo lo straordinario incipit di Salvador Allende di Patricio Guzman recentemente riproposto, con merito, dalla Feltrinelli nella mai troppo lodata serie Real cinema.
Una metafora splendente e dolorosa della contraddittoria realtà cilena contemporanea sospesa com’è tra l’esigenza di ricordare il proprio recente passato e il bisogno di rimuovere l’orrore di uno dei regimi dittatoriali più sanguinari del secolo appena trascorso.
A tutt’oggi il Cile, ripreso dall’alto, tra i suoi piccoli grattacieli che imitano la realtà delle metropoli americane senza averne lo slancio economico, si rivela ancora del tutto incapace sia di elaborare il lutto della morte di uno dei suoi leader più ispirati, sia di reagire allo shock della successiva dittatura di Pinochet volontariamente “esportata” a suon di dollari e bombe dalla vicina realtà politica statunitense.
Tutta la memoria di quella storia che dal settembre del 1970 (anno in cui Allende, salì al governo dopo elezioni regolari) passando per l’11 settembre 1973 (data dell’assassinio del presidente) arriva fino agli anni recenti della fine della dittatura, resta ammantata in uno spesso strato di nebbia, nella confusione e nell’incertezza di un popolo che non è stato mai davvero in grado di decidere o anche semplicemente interpretare quegli eventi che altri deliberavano per loro.
I giovani cileni (come quelli italiani) non sanno quasi nulla del governo di Allende. Per loro la stessa idea di una rivoluzione democratica sembra essere niente più che l’utopia di un gioco di parole con le quali un politicante di oggi potrebbe lavarsi la bocca. Nessuno di loro ha neanche avuto modo di assistere alla proiezione di La battaglia del Cile (documentario di Guzman girato in stretta concomitanza con le tappe salienti del governo Allende) perché quest’opera, proibita necessariamente sotto la dittatura, è ancora oggi scomoda, crea imbarazzo.
Confrontarsi con una realtà del genere è, allora, difficile perché è come avere a che fare con un’esecuzione al pianoforte di un brano conosciuto, ma quasi dimenticato mentre le dita, rose dall’artrite e dalla vecchiaia, stentano a trovare i tasti giusti della melodia (è la straordinaria intuizione che accompagna tutta la prodigiosa poesia di La memoria ostinata, secondo documentario ospitato sul dvd).
Guzman, però, non si arrende di fronte alle reticenze e ai silenzi, non retrocede di fronte alle porte che vengono chiuse o alle voci petulanti dei ragazzi che cercano di commentare, per la macchina da presa, un passato che non hanno conosciuto neanche nei racconti di famiglia, e insegue l’utopia di un cinema capace di riportare, almeno sul piano dell’immagine, il ricordo che non può mai essere cancellato, ma solo nascosto sotto uno strato di vernice. Con la macchina da presa rincorre i luoghi della tragedia, si intrufola ne La Moneda e fa cortocircuitare le immagini stinte del presente con quelle in bianco e nero, rose dall’usura e dal tempo.
Guzman è commosso e reverente (“Salvador Allende segnò la mia vita.”), ma anche un lucido indagatore del presente, capace di dar spazio a rabbia e dolore a sdegno e nostalgia in egual modo e con egual senso della misura. Ne vengono fuori due piccoli capolavori la cui visione dovrebbe essere un dovere civile di noi tutti.

La qualità audio-video

La qualità del riversamento si attesta su livelli standard, in quella franca posizione senza infamia e senza lode che era lecito aspettarsi da un’offerta così di nicchia come quella di tutta la serie della Feltrinelli Real cinema. In questo caso particolare, però, si ha l’impressione che la grande quantità di materiale ospitato su disco (la durata complessiva dei due documentari è di 156 minuti) possa, col tempo, rivelarsi eccessiva. Considerazione non da poco vista la facilità con cui certi supporti doppio strato tendono tristemente ad ossidarsi. A parte questa riserva resta, però, ferma l’assoluta piacevolezza della visione, con una restituzione abbastanza fedele dell’espressiva fotografia digitale delle due opere.
Sul fronte strettamente sonoro è presente una sola traccia (l’originale cileno) con sottotitoli italiani opzionabili. Minimo sindacale, certo, ma filolgicamente rispettoso della specificità dei film.

Extra

I due film ospitati sono, in fondo, l’uno l’extra dell’altro e, in ultima analisi, sul disco non doveva essere rimasto molto spazio per contenuti di altra natura. Bisogna, allora, accontentarsi dell’ottimo libro allegato al disco: Companero presidente a cura di Danilo Manera che ripercorre, con testimonianze dirette ed indirette i momenti più importanti della carriera politica di Salvador Allende. Una menzione a parte merita la trascrizione fedele degli ultimi tre discorsi radiofonici del presidente.

Salvador Allende e Chile, la memoria obstinada

Regia: Patricio Guzman; distribuzione dvd: Feltrinelli

formato video: 16.9; audio: originale LtRt; sottotitoli: Italiano

Extra: 1) libro: Companero presidente a cura di Danilo Manera; 2) Schede sugli altri titoli della collana


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