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DVD - Segni di vita

Pubblicato il 19 aprile 2010 da Alessandro Izzi


DVD - Segni di vita

Segni, orme, tracce, residui.
Sono tanti i segnali che l’uomo s’è lasciato dietro in Segni di vita, primo e già maturo film di Werner Herzog del 1968 premiato con l’orso d’argento al Festival di Berlino.
Ci sono segnali di un “altro tempo” e di un’altra civiltà come le incisioni che Becker trova nei cimiteri, presso le tombe, sotto la terra. Sono i resti di mondi arcaici, di quando la vita era in armonia con la Natura e tutto si risolveva nello sgomento per la meraviglia del creato. Parole d’altre lingue che a stento si leggono ancora sulla pietra coperta di terra e polvere. Luoghi di un mito caro ad un regista che aveva esordito all’insegna di un’inconciliabilità tra passato e presente con un cortometraggio a suo modo emblematico sin dal titolo: Herakles (provvidamente ospitato in questo bel dvd della Ripley).
Ci sono poi i segnali del “presente” come le rade viuzze sterrate che attraversano le pianure e le piccole case che interrompono la brulla realtà di un paesaggio scarno che divora ogni cosa con la sua polvere e i suoi venti di mare. Piccoli granelli di civiltà in un mondo tutto fatto di arbusti. Roccaforti di un’umanità che non ha pane, né cibo, ma tiene cara l’acqua fresca come il più prezioso dei beni da offrire allo straniero di passaggio. Qui le persone, come monumenti d’un diverso modo di vivere, parlano il greco di Kos e si raccontano in oasi di documentario che respirano in un’opera talmente di finzione da essere il remake di un precedente lavoro del regista: La difesa esemplare della fortezza di Deutschkreutz.
Ci sono quindi i segnali di un “altrove” a portata di mano, di un mondo a metà tra scienza e misticismo, tra magia e fatto che da sempre è ossessione squisitamente herzoghiana. Come nel caso di Meinhard che cerca di ipnotizzare galline e non si accorge, con questo, di prefigurare Cuore di vetro, film girato con gli attori calati in un assoluto stato di trance.
Ci sono, infine, i segnali di un “aldilà” imponderabile che vive nel chiuso delle nostre coscienze e che non aspetta altro che un fischio per venir fuori in tutta la sua folle tracotanza. Sono i mulini a vento che vede Stroskek cadendo nel delirio: un paesaggio surreale ed impossibile perduto nel nulla di un’isola che a stento ricordiamo, durante la visione, abitata dall’uomo. Da quest’immagine scaturisce tutto il senso dei personaggi herzoghiani, sperimentatori di infinito condannati alla follia di gesti incomprensibili, a loro modo, titanici, ma sempre destinati, irrimediabilmente, al fallimento un po’ goffo di persone normali quali erano prima della rivelazione.
Segni di vita è davvero la summa già in nuce di tutte le ossessioni del regista di Monaco. Ha tutto ed il contrario di tutto e se lo porta impresso come una condanna delineata dalla sua struttura stranamente dicotomica. Diviso in due parti necessariamente asimmetriche il film è prima il canto estremo della noia con la sua storia di soldati che ingannano l’attesa di una guerra combattuta altrove e poi il racconto di una follia che passa tra le parole della voce fuori campo e il precipitare buffo di una situazione alle soglie del ridicolo. In mezzo, a due terzi esatti del film, c’è la visione dei mulini a vento, momento fondativo di tutto il cinema herzoghiano e perla incantata di una surrealtà che non sarebbe spiaciuta a Bunuel.
Girato in un bianco e nero di sapidi contrasti, il film è anche uno dei pochi a nascere sull’onda di suggestioni letterarie, ad essere uno di quei “tratto da” che tanto dispiacciono al regista monacense.
Col tempo è un po’ invecchiato ed alcune parti hanno più rughe di quante sarebbe lecito aspettarsi. Eppure è un film fresco, poetico, a tratti di un’intensità che toglie il fiato. Sicuramente uno dei recuperi più belli della Ripley Home Video.

La qualità audio-video

Forte della sua breve durata, il film gode di un riversamento video di rara pulizia e nitore. Anche nei momenti estremi con le riprese in campo lunghissimo dei paesaggi invasi dalla polvere, la cura del dettaglio lascia grati ed ammirati.
L’audio è presente in una sola traccia originale con sottotitoli ineludibili. Un piccolo difetto che si perdona in fretta quando ci si accorge che il suono è pulito e discretamente spazializzato.

Extra

Oltre al consueto booklet allegato al disco (sempre pregevole ed interessante), trovano spazio, su disco, anche due cortometraggi del regista. Il primo è Herakles curioso esperimento in 16mm che gioca sulla sovrapposizione di immagini di uomini palestrati (il tema della forza bruta tornerà anche in Invincibile) con derisorie frasi legate ad imprese erculee che non riusciranno a portare a compimento come l’eliminazione del traffico o l’orrore dei bombardamenti. A guardarlo oggi sembra meno di quello che è: un esercizio di dissociazione tra immagine e parola.
Più poetico il secondo: Nessuno vuole giocare con me che mette in scena la storia piccola piccola di un bambino d’asilo cui nessuno sembra voler bene. Herzog confonde finzione e realtà lavorando coi bambini in un gioco a metà tra il pianosequenza del documentario (la realtà è quella di bambini che recitano) e il montaggio tradizionale che anima brevissime scene di pura affabulazione. Un piccolo capolavoro.


(Lebenszeichen); Regia: Werner Herzog; interpreti: Peter Brogle, Wolfgang Reichmann, Athina Zacharopoulou; distribuzione DVD: Ripley Home Video
formato video: 1.33:1 - 4/3; audio: Tedesco, Mono 2.0; sottotitoli: Italiano

Extra: 1) Booklet 2) Cortometraggio: Mit mir will Keiner spielen - (Nesusno vuole giocare con me) 3) Cortometraggio Herakles 4) Trailer originale


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