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DVD - Sesso in catene

Pubblicato il 26 febbraio 2009 da Alessandro Izzi


DVD - Sesso in catene

A cosa serve esattamente il carcere?
È una struttura pensata per garantire la rieducazione degli individui pericolosi o asociali? O non è piuttosto un luogo di detenzione la cui unica funzione è quella di tener lontani dal mondo civile tutti i criminali? Rinchiude o riabilita? E, quale che sia la risposta alle domande appena poste, gli strumenti che utilizza per perseguire il suo fine sono equilibrati all’ideale di civiltà che la società proclama nel momento in cui ne edifica uno? Colpa e pena sono, in altre parole, equiparati ed equiparabili?
Domande, lo si vede subito, insolubili. Quesiti che si avventurano nell’empireo dei grandi interrogativi e che meriterebbero la penna di un Dostoevski, e non certo l’attenzione fenomenologicamente morbosa di una cinecamera che, come Mida, trasforma ogni idea in fatto ed ogni concetto in immagine.
In Sesso in catene, capolavoro tedesco di Dieterle queste domande vengono fatte scivolare nel filtro esemplificativo di una storia che poggia sulle pulsioni più elementari dell’essere umano. Non potendo aspirare a trovare risposta ai grandi interrogativi dell’esistenza, il regista li rilancia nel chiuso di una storia che li possa in qualche misura rappresentare. Consapevole di non poter pervenire alla visione dell’infinito e dei grandi temi della libertà e del convivere civile, il regista concentra la sua attenzione su questa piccola goccia d’acqua che è il suo racconto e che, qui ed ora, contiene comunque il riflesso, in piccolo, di quei cieli paurosi.
Il suo film non pone domande sulla liceità del giudizio e del giudice. Li dà per scontati. Non nega alle carceri il loro diritto ad esistere. Non ricorre neanche all’artificio retorico dell’innocente ingiustamente condannato che è l’escamotage per mostrare, ad un pubblico partecipe, l’orrore della detenzione. La sua storia è semplice e piana: un giovane tedesco, affannato nel pieno della crisi economica del primo dopoguerra ed incapace di arrivare semplicemente alla fine del mese, uccide, ma senza premeditazione, un uomo che aveva dimostrato eccessive attenzioni nei confronti della moglie costretta a vendere sigari nei locali per sbarcare il lunario. Il tribunale non guarda neanche alle possibili attenuanti e gli commenda una pena neanche tanto severa: alcuni anni di galera da scontare non poi tanto lontano da quel carcere in piccolo che è una famiglia cui non si riesce a provvedere per mancanza di lavoro. Poco importa che la società, così incapace a fornire occasioni ai giovani volenterosi, sia in fondo corresponsabile della tragedia. Quel che conta è che il crimine trovi il giusto equilibrio nella pena.
Il carcere poi non è neanche tanto male. Le celle sono pulite e i compagni di prigionia dei buontemponi con cui si può giocare a carte sognando la libertà che presto o tardi tornerà. Anche i secondini sono, in fondo, brava gente che fa solo il proprio lavoro. Non incrudeliscono la pena inflitta con violenze gratuite, ma dove possono gettano uno sguardo compartecipe di chi potrebbe esserti amico.
In questo quadro a mancare, oltre la libertà di essere e di agire in piena autonomia, è soprattutto il sesso. Mancano le attenzioni delle mogli e delle fidanzate. Mancano i baci e le carezze. Manca tutto eccetto il desiderio che di notte accende la fantasia e la trasforma in flash-back strazianti di corpi ardenti, di seni sodi e di nudi femminili che sono come lampadine che illuminano il buio circostante rendendolo più scuro. Per gli uomini di Sesso in catene la pena più grande è proprio la perdita della virilità, la negazione senza ragione del loro istinto più irrinunciabile. La prigione offre loro tutto: cibo, ore d’aria, palestra e biblioteca, ma nega proprio ciò di cui sentono di aver più bisogno la notte, quando oltre al sonno manca ogni altra possibilità di distrazione.
La risposta individuale varia di persona in persona. C’è chi volentieri si evirerebbe pur di non dover sudare ancora nell’agitazione di sogni che strappano il respiro. C’è che impazzisce sino al suicidio. E c’è chi, senza giudizio, accetta le attenzioni del compagno di cella e prova un tipo di amore che magari, fuori di lì, avrebbe condannato senza mezze misure.
La negazione del sesso diventa così, per Dieterle il riflesso in piccolo di temi più grandi. Ci si chiede, vedendo il film, se sia giusto privare un uomo, che pure ha certo peccato, dei suoi bisogni più primari. E ci si accorge che la detenzione, almeno com’era applicata ai tempi in cui il film è stato realizzato (ma stentiamo a credere che la situazione sia poi tanto cambiata), lungi dal riabilitare lascia ferite per sempre le anime non solo di chi il crimine lo ha commesso, ma anche di chi aspetta fuori. E che giustizia c’è a far soffrire anche una moglie che quel crimine non l’ha commesso, né poteva prevederlo?
Alla fine di tutto, quando lui si è concesso al compagno di cella e lei ha ceduto alle avance di un amico del marito conosciuto proprio in carcere, tornare indietro diventa impossibile. Il dolore si allarga ad altri che col crimine non hanno nulla a che vedere e riempie di spine i cuori dei due coniugi che non possono più stare insieme, ma neanche riescono a dirsi addio.
Dieterle filma questa storia esemplare senza incedere nel melodramma. Trova per la sua cinecamera la giusta distanza dai fatti che racconta. Il suo film è un crocevia di Kammerspiel, Neue Sachlikeit ed Espressionismo (che emerge nono solo nelle scene erotiche, ma anche nella parte piana del racconto prima del delitto). Di ciascuna componente sa trovare il giusto dosaggio in uno sguardo che è prima di tutto etico e poi dimostrativo. Sesso in catene è, insomma, un grande film. Un’opera di cui si sarà probabilmente ricordato Fassbinder nel disegnare il finale di Il matrimonio di Maria Braun. E sulle somiglianze tra le due pellicole ci sarebbe molto altro di cui scrivere.

La qualità audio-video

Esemplare la qualità del riversamento di questo DVD della Ermitage. Il video è di un nitore incredibile. Graffi e segni di usura della pellicola sono limitati al massimo a segno di un master perfettamente conservato ed assai probabilmente restaurato. Il bianco e nero è limpido e ben contrastato e solo in qualche momento si ravvisano segni di cedimento con alonature che non sono però da imputare al riversamento.
Negli standard l’audio in dolby digital 2.0

Extra

Curiose le schede sul film con le consuete note e curiosità sul regista e sul contesto storico. Più circostanziata la scheda “Sesso in catene – Manifesto ante lieram del cinema gay” che punta lo sguardo sul modo non giudicante con cui è affrontata, nel film, la questione dell’omosessualità.


(Geschlecht in Fesseln - Die Sexualnot der Gefangenen); Regia: Wilhelm Dieterle; interpreti: Wilhelm Dieterle, Mary Johnson, Gunnar Tolnaes, Hans Heinrich Von Twardowski, Paul Henckels; distribuzione DVD: Ermitage
formato video: 1.33:1; audio: Italiano Dual Mono; didascalie: Tedesco; sottotitoli: Italiano

Extra: 1) Biografia e curiosità su Wilhelm Dieterle 2) Sinossi, note e curiosità inedite sul film 3) La Repubblica di Weimar 4) "Sesso in catene": manifesto ante literam del cinema gay


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