DVD - Shaun of the dead (L’alba dei morti dementi)

La coazione a ripetere è un’autentica fonte di accidenti comici perché, nel suo opporsi al libero e lineare fluire dell’esistenza, rivela, improvvisamente, ad un pubblico sempre impreparato, la dimensione meccanica dell’esistenza. Ci mostra, sotto una luce infinitamente impietosa, come macchiette, come marionette appese ai fili dell’abitudine, come esseri composti di carne prima ancora che di spirito. E verso la carne ci riconduce sempre l’azione comica, verso il basso della terra, verso la fame e la sopravvivenza pura e semplice agli accidenti di una vita da sempre incomprensibile.
Il comico, insomma, è sempre al tempo stesso divertente e tragico perché ci fa ridere mettendoci di fronte l’assurdità della nostra condizione.
Già da questa semplice premessa intrisa delle considerazioni filosofiche di Bergson, si capisce subito come lo zombie movie sia, fin dalle sue origini, indirizzato verso una dimensione comica ed indefinitamente ludica. È un gioco perché, almeno fin tanto che lo zombie mantiene l’andatura caracollante e un po’ ebete dei film di Romero e non gli slanci adrenalinici di certi momenti di film come 28 giorni dopo, è un mostro nel quale possiamo vedere riflessi noi stessi e la nostra condizione. Un comico che certo fa paura perché ci mette di fronte ad uno dei rimossi più profondi della nostra coscienza borghese e occidentale, ma pur sempre infinitamente ironico nella sua adesione acritica ad una forma di istintualità assoluta.
Del resto, fin dai primi film dai tempi di Night of the living dead, il morto vivente si limita ad una ripetizione incomprensibile delle azioni che già compiva in vita (senza magari capirle) e a placare un’unica urgenza assoluta: mangiare tutto ciò che è vivo.
Romero utilizzava questo elemento per comporre un sottotesto sulla realtà del consumismo, sulla logica perversa della politica statunitense e sull’indifferenza generale dell’uomo occidentale nei confronti di tutto ciò che è diverso, anormale e apparentemente incomprensibile, ma già nei suoi film, il personaggio zombie manteneva sempre una componente ironica intrisa d’umorismo nero e corrosivo.
Nel momento in cui si elimina quasi del tutto la dimensione politica e i sottotesti sociali, il film di zombie, quindi, può virare definitivamente verso i lidi della commedia più pura come dimostra il caso di Shaun of the dead una delle operazioni più curiose ed originali degli ultimi anni.
Parlare di questo film come di una sorta di parodia di Dawn of the dead è, da questo punto di vista, un grosso fraintendimento, perché il film non opera un rovesciamento comico degli elementi presenti nel predecessore, ma semplicemente si limita ad esasperarne gli esiti portando alla ribalta elementi che nel film modello erano solo accennati o, comunque, messi tra parentesi.
Nell’operare questa piccola rivoluzione sul genere, viene ovviamente a sparire del tutto la logica apocalittica tipica delle pellicole di Romero, ma si fa strada un discorso tutto orientato sulla sostanziale identità tra il mondo degli zombie e quello dei vivi. Non c’è differenza reale, insomma, tra la camminata caracollante di un morto vivente e quella di un ubriaco appena uscito da un pub, soprattutto se lo sguardo osservante è sommamente indifferente come quello di Shaun. Né, e qui sta uno dei motori che spingono maggiormente il comico verso i lidi della satira, ci può essere una reale differenza tra il vegetare in strada alla ricerca di carne fresca di un morto vivente e il vegetare senza sogni tra una bevuta al pub e una mattinata di lavoro frustrante di tanti trentenni senza più sogni.
Se lo zombie è condannato alla sua personale coazione a ripetere comica e tragica al tempo stesso, non da meno anche noi occidentali siamo condannati ad un’abitudine abbruttente ben esemplificata dalla ripetizione ottimamente montata, dei riti mattutini del protagonista tra l’andare in bagno, il lavarsi i denti, l’aggiustarsi la cravatta e l’andare al negozio all’angolo in una ridda divenuta, col tempo, automatica e inconsapevole e, per questo, comica.
Insomma, il discorso non tarda molto a lasciarsi alle spalle il puro gioco di genere per arrischiare le carte di una riflessione esistenziale piuttosto interessante. Certo ci sono punti deboli, momenti in cui il ritmo viene meno, ma la logica geniale di molte gags, come pure lo spirito da umorismo britannico (geniale la scena in cui si incontrano due piccoli gruppi di sopravvissuti) fanno di Shaun of the dead un film a suo modo necessario ed importante.
La qualità audio-video
Decisamente buono il riversamento della pellicola in digitale con un lavoro di compressione quasi invisibile anche nei momenti più critici come le molte scene notturne nel pub. Il formato (un corretto 2.35:1 anamorfico) garantisce un rispetto notevole del fotogramma originale mentre la giovane età della pellicola garantisce l’assenza di segni e graffi sul master originale. Il tutto per una visione sempre piacevole e senza intoppi.
Infine, per quel che riguarda il suono, non possiamo non rimarcare la coinvolgente codifica in dolby digital 5.1 che sfrutta al meglio tutti i canali possibili sia nella traccia italiana che in quella (preferibile) inglese.
Extra
Tanti e gustosi gli extra per quest’edizione Universal di un film che, ingiustamente, esce in Italia solo e direttamente in home-video. Si comincia dal brillante e divertentissimo commento audio del regista e del protagonista che continua anche, se lo vogliamo, sulle poche scene eliminate che vengono riprese per lo più come mere curiosità. Ci sono poi tre brevi backstage piuttosto gradevoli e un simpatico giochino: “Quando la trama fa acqua” che illustra mediante una serie di vignette ottimamente drammatizzate, quello che accada ad alcuni personaggi quando scompaiono brevemente (o definitivamente) dalla scena. Ovviamente non mancano i consueti trailer e teaser, né le inflazionate gallerie fotografiche che, però, non aggiungono molto al quadro generale. In complesso un’edizione abbastanza curata (non si possono non citare i gustosi menù animati) che certamente vale l’acquisto.
(Shaun of the dead); Regia: Edgar Wrigth; interpreti: Simon Pegg, Kate Ashfield, Nick Frost, Lucy Davis, Bill Nighy; distribuzione dvd: Universal
formato video: 2.35:1; audio: Dolby digital 5.1 (italiano, inglese e polacco); sottotitoli: Italiano, inglese e polacco
Extra: 1) Commento audio del regista e del protagonista 2) Scene tagliate 3) Scene allungate 4) L’uomo che sarebbe Shaun 5) Quando la trama fa acqua 6) Confronto con gli effetti speciali 7) Pete il puzzone 8) Prove di trucco
