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DVD - Tezuka Special TV: Memorial Box

Pubblicato il 16 febbraio 2009 da Alessandro Izzi


DVD - Tezuka Special TV: Memorial Box

Nel 1978 la NTV giapponese commissionò alla Tezuka production un lungometraggio di animazione da trasmettere all’interno dello special “24 ore di televisione – L’amore salverà la terra”, una sorta di Telethon volto alla raccolta di fondi per la difesa dell’ambiente. Si trattava di un esperimento di estrema complessità dal momento che il solo special televisivo fino a quel momento prodotto direttamente per il piccolo schermo era stato Shin Takarajima (La Nuova Isola del tesoro) sempre a firma del dio dei Manga Tezuka Osamu. In quel caso, però, la relativa lunghezza del prodotto (appena un’ora) aveva non poco semplificato i lavori del team di disegnatori assoldati per il progetto. Shin Takarajima, di fatto, è poco più di un’estensione di un episodio televisivo di mezz’ora e, nello spazio franco della trasmissione, esso non può contenere quelle divagazioni rispetto all’intreccio principale della vicenda che saranno la cifra distintiva degli ancora a venire prodotti degli anni ’80.
Lo special televisivo del 1978 contiene, infatti, i germi di un’evoluzione del linguaggio d’animazione non solo televisivo la cui portata non è stata ancora debitamente calcolata. Le avventure di Bander (questo il titolo del primo prodotto della Tezuka production programmato per il 27 agosto del 1978, cui altri seguiranno negli anni successivi) è, infatti, terreno fertile per una sperimentazione linguistica che coinvolge sia i tratti del disegno tout court (destinati ad una standardizzazione che riguarda soprattutto gli sfondi, spesso neutri o astratti) sia l’impiego dell’Osamu Tezuka Character system (vale a dire la ripresa di personaggi già protagonisti di altre opere del regista: soluzione che permetteva un notevole abbattimento dei tempi di gestazione dei disegni, ma che garantiva anche una continuity all’interno dell’universo immaginifico dell’autore che certo affascinava i suoi già molti fedelissimi fans), sia, infine, la possibilità di ibridare il racconto con suggestioni spurie arrivando ad avverare una “confusione” di generi che avrebbe di lì a poco influenzato il modo di raccontare di registi del calibro di Hayao Mijazaki.
Dei tre elementi appena delineati, gli ultimi due si piegano estremamente bene a rendere il senso ultimo del messaggio che Tezuka vuole trasmettere ai propri spettatori. Tutti i lungometraggi televisivi (sei sono quelli ospitati nello splendido cofanetto realizzato dalla Yamato video) sono, infatti, opere a tesi, film dalla chiara vocazione didattica che tentano di raccontare le contraddizioni spesso dolorose e le derive esistenziali che possono sortire da un eccesso di progresso tecnologico cui non consegue un altrettanto grande avanzamento di coscienza etica e di pensiero. Il regista giapponese, figlio ideale, come tutti gli intellettuali della sua generazione, delle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ammonisce i suoi contemporanei, con estrema lucidità di pensiero, sui pericoli insiti in un incontrollato sviluppo tecnologico. Questa visione fa si che tutti i film presentati nel corso degli anni ottanta flirtino sempre, in maniera più o meno evidente, con il filone catastrofico. Dalle scene subacquee di Marine Express (dove ad essere messo in scena è un vero e proprio attentato ad un’avveniristica linea ferroviaria sottomarina che unisce il mondo industrializzato alle isole ancora vergini del Pacifico) alla fine del mondo silenziosa messa in moto dall’inquinamento in Fumoon (dove troviamo degli alieni ecologisti che approntano arche astrali per salvare le specie animali di cui certo dovevano essere a conoscenza gli autori del remake americano di Ultimatum alla terra) alla caduta di un satellite gigantesco che apre in senso apocalittico Prime Rose, è tutto un profluvio di soluzioni che piegano lo spirito da space opera che pervade ogni titolo alla visione preoccupata di un futuro che si indovina assai poco roseo dietro le nubi di tempesta ammassate all’orizzonte.
La preoccupazione dell’autore nei confronti dell’avvenire si ammanta, però, nelle opere di Tezuka, di sinistre ambiguità che impediscono l’affermarsi di una visione manichea del mondo. L’autore non lancia i suoi strali, infatti, contro un progresso tecnologico visto come somma di peccati, ma è profondamente consapevole del fatto che ad essere malvagia non è la scienza in sé, ma l’uso (e il commercio) che se ne fa. Di qui l’affollarsi di tiranni sinistri ed odiosi contro cui devono opporsi gli eroi delle varie vicende. Padri padroni di mondi sull’orlo del baratro i governanti di I quattro di Brema o di Le avventure di Bander (ma anche il presidente guerrigliero sudamericano di Bagi) sono figure archetipali di un inesausto desiderio di arricchimento personale. Sono la sintesi di una cupidigia che usa la scienza per perpetuare un regime di violenza del tutto inconsapevoli del fatto che l’eccesso di tecnologizzazione porta ad un mondo spersonalizzato in cui la macchina può arrivare addirittura a distruggere l’uomo stesso che l’ha creata (avviene, ad esempio, nel cruento scontro finale di Bander con il computer centrale). Contro questi tiranni inconsapevoli si muovono sempre i figli (più o meno legittimi o adottivi) in una magnificazione dello schema edipico che complica ulteriormente le logiche del disegno narrativo.
Tutto è estremamente ambiguo all’interno dello schema attanziale dei vari film che compongono questo affascinante mosaico. Nessuno è mai veramente malvagio, come nessuno è mai assolutamente buono. La madre di Ryo, in Bagi, ad esempio, è una scienziata che lavora per il bene dell’umanità alla ricerca di una specie di riso dai chicchi talmente grandi che uno solo basterebbe a sfamare un’intera famiglia. Il riso prodotto sinteticamente è, però velenoso e il di lei “datore di lavoro” pensa bene di utilizzarlo per avvelenare ogni avversario politico. Lo scienziato è, quindi, animato dalle migliori intenzioni, ma le sue creature sono spesso malvagie e terribili.
L’Osamu Tezuka Character system si piega molto bene ad aumentare la carica di ambiguità dei personaggi messi in scena nei film. In Marine express, tanto per citare uno dei casi più eclatanti, dobbiamo compiere un vero e proprio sforzo mentale ed emotivo per pensare che il piccolo Astroboy (qui ribattezzato Adam) possa davvero essere l’innesco che farà esplodere il treno con tutti i suoi poveri passeggeri. La tristezza disegnata nello sguardo del piccolo personaggio (vera e propria firma d’autore) crea un’empatia con il pubblico che è impossibile cancellare. E ci è difficile pensare che proprio questo personaggio, altrove paladino dell’umanità, possa essere qui figura ambiguamente negativa (ma il suo sacrificio finale segna il riscatto di una creatura di gran lunga migliore del creatore che l’ha progettata).
Di qui anche il ricorso a ibridazioni di genere che rendono spesso imprevedibili le evoluzioni narrative dei vari lungometraggi. Di tutti i titoli il più mosso è certamente Bander che sfiora, nella durata di quasi due ore, riferimenti allo spaghetti western, all’horror in chiave infantile (con l’apparizione addirittura di Dracula), sino al tragico epilogo. Ma ad essere stupefacente è soprattutto la carica melodrammatica di Bagi coi suoi personaggi divisi e lacerati sin nell’intimo (la stessa Bagi, metà felino e metà donna vive la sua condizione scissa in modo tragico e sfortunato). Proprio in questo titolo la visione ambigua della scienza e della tecnologia di Tezuka tocca forse il suo vertice emotivo in un capolavoro dolente la cui carica luttuosa non riesce ad essere ingentilita neanche nel finale consolatorio in cui la donna belva si allontana per sempre da quegli uomini che già in Bander erano visti come la specie più pericolosa e malevola dell’Universo.

La qualità audio-video

Ogni titolo meriterebbe un discorso a sé stante. Lo spazio a nostra disposizione ci obbliga, però, ad unire tutti i titoli in un unico mazzo. In linea generale ogni lungometraggio è stato riversato su disco con notevole cura. Le tavolozze cromatiche ideate dal team di Tezuka sono ampiamente variegate e ricche di sfumature. Solo in alcuni momenti (in particolare Fumoon) si ravvisano segni di cedimento del quadro (ci riferiamo alle non poche scene il cui sfondo tende al rosso e all’ocra) che non inficiano, comunque, il piacere della visione.
Buono l’audio monofonico, limpido e pulito. Per apprezzare meglio le intenzioni dell’autore è bene, comunque, rivolgersi all’audio originale visto che il doppiaggio italiano tende ad infantilizzare eccessivamente le voci dei vari personaggi.

Extra

Per ogni disco è presente una galleria di disegni preparatori. Forse un po’ poco, ma comunque un piacere per gli occhi.


Titoli contenuti nel box da sei dischi:
Le aventure di Bander; Regia: Osamu Tezuka
Marine Express; Regia: Osamu Tezuka, Satoshi Dezaki
Fumoon; Regia: Hisashi Sakaguchi
I 4 di Brema; Regia: Hiroshi Sasagawa, Osamu Tezuka
Prime Rose; Regia: Satoshi Dezaki
Bagi; Regia: Osamu Tezuka, Kimiharu Koguma
distribuzione DVD: Yamato video
formato video: 4:3; audio: Italiano e Giapponese 1.0; sottotitoli: Italiano

Extra: 1) Gallerie disegni preparatori


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