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DVD - The pet. La sottomissione di Mary

Pubblicato il 11 agosto 2008 da Alessandro Izzi


DVD - The pet. La sottomissione di Mary

Lei, Mary, è una donna piena di problemi. Il suo negozio di fiori sta fallendo miseramente preda della concorrenza più spietata, la relazione con il fidanzato, un bel ragazzo giovane, ma sostanzialmente violento e poco attento alle sue esigenze, è arrivata ormai alla frutta. Non bastasse tutto questo le muore anche il gatto e il veterinario che conserva le povere spoglie mortali della misera creatura chiede cinquecento dollari per la restituzione della salma.
Lui, Philip, si presenta come un filantropo aristocratico pieno di soldi. Ha una villa con giardino, fontana a più piani e tanto di cameriera che toglie la polvere in tutte le stanze. La moglie (o amante) non è praticamente mai in casa per cui è libero di fare come gli pare. Della serie "dura la vita del milionario" l’uomo vede sconvolta la sua tetra esistenza di agi e lussi dalla morte dell’amato cane, un setter che faceva tutto quello che il padrone voleva.
L’incontro tra i due avviene, dunque, nel pieno dell’elaborazione dei rispettivi lutti. L’uomo capisce il dolore della ragazza per la prematura dipartita del felino e si offre di regalarle i soldi necessari al recupero degli “amabili resti”. Di più: le regala un posto nel giardino dove poter seppellire la povera creatura, tra corone di fiori e lacrime di foscoliana memoria. Poco ci manca all’erezione di una stele funeraria di tre metri con gatti angelo che suonano la lira in un paradiso di topi.
Lungi da noi voler ironizzare sul dolore per la perdita di un cucciolo. Fatto è che questi primi trenta minuti di film, forse anche per la fotografia digitale assai poco curata e per la pochezza degli interpreti, suona di un falso da far accapponare la pelle.
Comunque, nel raccontarsi il rispettivo dolore tra foto di animali e il pensiero del fidanzato che ha ancora le chiavi di casa e vuole solo scopare, i due cominciano a parlare di cose strane. Mary sembra volitiva, ma in fondo è fragile e remissiva, come un cucciolo che abbaia contro gli estranei, ma dal padrone vuole solo le coccole e le carezze dietro le orecchie. L’uomo da parte sua vorrebbe addestrare un altro animale, ma sente che il suo cuore già provato non reggerebbe ad un’altra perdita. E i cani hanno il difetto di vivere così poco! Di qui alla fantasia sadomaso il passo è breve: Mary accetta di fare da cane al nuovo padrone (dietro lauto compenso, ma lei confessa candida che non lo fa certo per soldi). Di lì in poi, dopo la firma del contratto, lei girerà per la casa di lui completamente nuda e a quattro zampe, rinuncerà alla parola, indosserà un collare e farà i propri bisognini nei momenti che il padrone ritiene più opportuni.
Ci sono scene agghiaccianti in The pet. E non sono tanto quelle delle donne chiuse in gabbia che abbaiano o dei guinzagli legati al collo. Anzi da questo punto di vista è notevole lo sforzo di deeroticizzare completamente il corpo femminile restituendolo ad una condizione “naturale”. Non fa quasi effetto vedere Mary sdraiata per terra sotto il divano del padrone. Il suo corpo, piuttosto bello, viene vissuto, dagli altri personaggi come dalla spettatore, nella sua dimensione fisica, come un corpo senza sesso, assume, privato com’è della parola come della malizia ad essa connessa, una connotazione infantile che respinge ogni sguardo sessualizzato.
Le scene veramente agghiaccianti sono quelle della stipula del contratto, della lettura delle postille, delle formalità legate alla rinuncia della carta di identità. Il contratto che priva la donna della sua identità, ha davvero valore legale, richiede la firma di un notaio condiscendente.
Il lato agghiacciante è che di questi contratti se ne stipulano per davvero e che la riduzione dell’uomo a cucciolo è solo l’anticamera per il commercio degli organi. Del resto un cartello proprio ad inizio film ci informava che lo stesso è tratto da una storia vera.
La ricostruzione degli eventi, portata avanti con un occhio che pensa al porno e un altro che cerca l’empatia disturbante (del resto Mary firma il suo contratto in piena consapevolezza e si riduce a schiava perché lo vuole e non perché costretta) segue le tracce di un film che per lo più lascia perplessi.
A guardarlo senza i titoli sembra l’esperimento digitale di un giovane regista che pare voler pensare a Cronenberg (anche Rabid guardava al porno). Epperò la storia esemplare e un poco disturbante è racchiusa tra cartelli che, all’inizio e alla fine del film, ci parlano di schiavitù moderna e dell’orrore della tratta. L’apologo, in questo modo, risulta orientato verso la più bieca esemplificazione e si porta dietro la condanna (ovviamente necessaria e giusta) di chi applica il commercio umano. Lo spettatore può, così, guardarsi le scene sadomaso in una posizione per così dire protetta dal moralismo che tutto guida. Il regista ci mostra l’abominio, ma lo fa per insegnarci qualcosa. Noi spettatori lo guardiamo perché sappiamo che quell’orrore non ci riguarda e che non cercheremmo cuccioli di uomo nemmeno se la nostra figlioletta di sei anni avesse bisogno di un cuore nuovo. Così non ci rendiamo conto che vedendo questo film diventiamo condiscendenti. Spento il lettore dvd non possiamo più dire di non sapere che certe cose succedono per davvero. Eppure ce ne torniamo alla nostra vita come niente fosse.
E diventa difficile capire se è più immorale questo nostro atteggiamento o il film che, con le sue scelte estetiche, ci permette di assumerlo senza troppi dolori.

La qualità audio-video

Difficile valutare gli esiti del riversamento di questo film. La qualità della fotografia di partenza è infatti abbastanza scarsa per precisa scelta di regia. Il film si vede male, le luci sono spesso sbagliate, i colori, troppo saturi, tendono a chiudere l’immagine in una persistente impressione di falsità spesso fastidiosa, ma che non arriva mai, comunque, a ferire gli occhi.
Chiuso anche l’audio. Opaco in ogni opzione linguistica, ma sufficiente a reggere il peso dei dialoghi.

Extra

Il DVD contiene il trailer originale della pellicola, una galleria fotografica ed un gruppo di scene eliminate diviso in due capitoli:
il primo, Lezioni di libertà (vai a capire il senso del titolo!), contiene scene riguardanti un’altra donna cucciolo (Red) che ha ben poco peso nel corpo del film. Si capisce subito che il motivo dell’esclusione di questo materiale dal montaggio finale sta tutto nell’eccessiva carica erotica della donna. I suoi lunghi capelli, il fatto che non rinunci alla parola, i suoi movimenti sinuosi fanno sì che ella non assuma mai la mera posizione dell’animale, ma che si mantenga piuttosto nel solco di certe fantasie sessuali tipiche di certi film porno.
il secondo Confessioni di una schiava (in originale: Inner feeling of the pet) è un monologo interiore di Mary poco prima di morire. Escluso dal film presumibilmente perché troppo dichiarativo ed inutilmente pleonastico.


(The pet); Regia: D. Stevens; interpreti: Pierre Dulat, Andrea Edmondson, Sommer Nguyen, Steven Wollenberg, Magi Avila; distribuzione DVD: Noshame
formato video: 1.67:1; audio: Italiano, inglese Dolby digital 2.0; sottotitoli: Italiano

Extra: 1) Trailer originale 2) Lezioni di libertà (scene eliminate) 3) Confessioni di una schiava (scena eliminata) 4) Galleria fotografica


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