DVD - Vendette di famiglia

Il modello di riferimento di Vendette di famiglia, di Francis Palluau è, probabilmente il cinema di Buñuel.
Il film, infatti, ha in comune coi capolavori del regista spagnolo la forte carica antiborghese e la volontà di demistificare quei luoghi comuni sui quali la borghesia ha fondato la sua supremazia sociale. Ma a ricordarci il cinema buñueliano è soprattutto il tono della narrazione, un tono grottesco, a tratti surreale che dipende sia dal modo con cui vengono tratteggiati i vari personaggi della pellicola (sempre sopra le righe rispetto a quella che è l’azione narrata) sia dal susseguirsi assolutamente improbabile delle situazioni che vengono messe in scena senza troppe preoccupazioni realistiche.
Questo riferimento al cinema surreale del maestro spagnolo se da una parte blandisce le nostre anime cinefile sempre alla ricerca di omaggi e citazioni, dall’altra ci costringe a misurare lo spazio che intercorre tra l’ultimo capolavoro buñueliano e l’incredibile grigiore dell’oggi nel quale viviamo.
È duro da ammettere, ma è passato, ormai, il tempo degli strali contro la classe borghese e sono definitivamente lontani i giorni in cui si poteva ancora pensare di protestare e di indignarsi di fronte alla sua incredibile ipocrisia. Oggi che viviamo all’interno di un’inarrestabile processo di omologazione di massa che sempre più rende inattuale una distinzione classista della società, un film alla maniera di Buñuel non può non apparirci datato (a meno che noi non ci si chiami Chabrol).
Quella di Palluau, comunque, è un’inattualità in fondo ricercata e consapevole. Il suo film non vuole in nessun modo essere moderno, ma si cala nel solco di un genere con la precisa intenzione di non andare mai oltre i limiti che quello stesso genere gli impone.
Le non poche allusioni al mondo di Internet e delle webcam, che sono gli elementi che permettono ad uno dei personaggi di assistere dall’esterno, in una pura posizione spettatoriale, a quel gioco al massacro delle istituzione che, in fondo, è la trama del film, non aggiornano, quindi, l’immaginario della pellicola, ma restano, nell’economia generale del discorso, niente più che meri accidenti narrativi. In altre parole non attivano potenzialità di discorso, ma sono solo cose che servono a mandare avanti il racconto.
Il primo elemento, comunque, che colpisce della pellicola è la sua dimensione scenografica. L’intero racconto, che prende corpo all’interno della casa della famiglia borghese protagonista della pellicola, si svolge all’interno di quella che non può non sembrarci una vera e propria casa di bambole (e qui il nome di Ibsen viene alla mente con la stessa repentina immediatezza di un riflesso involontario). Ogni elemento del decor, ogni taglio di luce, ogni colore, ogni oggetto di scena (dalle tendine alle finestre alle pentole in cucina) contribuisce, colla sua consistenza plasticosa, a determinare una vera e propria impressione di falsità bambinesca che va ad urtare con l’accavallarsi di delitti che si consuma sotto lo sguardo sempre più divertito del pubblico.
Anzi questa vera e propria frattura tra l’azione messa in scena e l’ambiente solo apparentemente rassicurante che la accoglie è parte determinante di quello che è il tono complessivo del film. In questo modo anche le morti più truci finiscono per suonare false come l’ambiente nel quale vengono consumate e tutto si scioglie nell’acido di un’ironia che si fa ben presto (ed è questo il difetto più grande della pellicola) metareferenziale. In realtà il vero problema del film è proprio la sua chiusura in se stesso: tutti gli strali verso la classe borghese si consumano completamente “dentro” lo schermo senza riuscire per davvero a superare lo spazio della proiezione e a ribaltarsi sul mondo vero. Durante la proiezione di Vendette di famiglia nessun benpensante si alza e se ne va indignato per quanto sta vedendo. Anzi le vecchiette cotonate che entrano al cinema con la precisa intenzione di vedere un film d’essay restano in sala col sorriso divertito stampato sulla faccia.
Non c’è surrealtà in questo film sin troppo ben educato. Non c’è lo schiaffo in piena faccia al moralismo imperante. La borghesia ha vinto la Guerra, ha piantato la sua bandiera su tutto il mondo occidentale ed ora si diverte a produrre film alla Buñuel che non possono farle più male.
Così resta sulla carta anche l’intuizione più carina del film: quella di mostrarci dei criminali evasi di prigione (ma l’evasione è avvenuta per caso e non per un piano ben congegnato) che sono più umani e dolci della famiglia che invece prospera nel mondo così detto civile. Quasi a dirci, con sorniona compiacenza che oggi come oggi i veri criminali sono quelli che stanno fuori le prigioni, mentre i veri fuorilegge, i furfanti che si affacciano dalle sbarre degli istituti di reclusione sono gli unici innocenti in un mondo in cui la colpevolezza è stata eletta a modello di vita. Considerando la qualità della classe politica attualmente al Governo in Italia a noi non resta che sottoscrivere tristemente.
La qualità audio-video
Come sovente accade per i film della Mondo Home Enterteinment, la qualità del riversamento è piuttosto buona. I colori sono abbastanza accesi e il quadro, nel suo formato 1.85:1, rispetta il formato originale della pellicola. Non ci sono sbavature in questo DVD e non si ravvisano quasi mai segni di artefazione digitale. L’unico difetto che dobbiamo rimarcare risiede forse nell’eccessiva opacità di alcuni momenti della riproduzione che in parte finiscono per sminuire l’odore polemico di un film che avrebbe tratto giovamento da contrasti un pochino più accesi. Non sappiamo dire, però, se questa opacità sia un difetto di compressione o non sia piuttosto una poco condivisibile scelta di regia.
Anche l’audio è molto buono. Due sono le opzioni linguistiche ospitate nel DVD: l’originale francese e il doppiaggio italiano. Entrambe le tracce sono nitide, ma poco spazializzate.
Extra
Purtroppo non c’è niente!
(Bienvenue chez les Rozes); Regia: Francis Palluau ; interpreti: Carole Bouquet, Jean Dujardin, Lorant Deutsch, Andre Wilms; distribuzione DVD: Mondo Home Enterteinment
formato video: 1.85:1; audio: Italiano, Francese Dolby digital 2.0; sottotitoli: Italiano per non udenti
Extra: 1) Trailers vari
