DVDimport - Dziga Vertov: Sestaja cast mira/Odinnadtsayj

Per Vertov il cinema è, prima di ogni cosa, uno strumento per “educare” e per “convincere”. Non c’è stato momento, all’interno della monolitica carriera di questo cineasta, in cui il pensiero (sempre politico) non sia stato guidato da questa considerazione essenziale nella sua semplicità apparente.
Fare un film è, quindi, per il regista, come dipanare sotto i nostri occhi un puro ragionamento, come cercare di analizzare un fenomeno nel suo farsi tentando di comprenderne le portate epocali, come lasciarsi andare al piacere della pura comunicazione di un concetto.
Il pubblico è, da questo punto di vista, la scolaresca che ascolta, ammirata, la trattazione di un insegnante che sa calare la sua lezione nel giusto clima di stupore, che sa riempire il suo eloquio di pause ad effetto tutte piazzate al punto giusto e nel momento giusto e che sa interloquire coi suoi ragazzi perché in fondo conosce le loro domande prima ancora che questi si accorgano di averle sulla punta della lingua.
Ma fare un film è anche convincere gli scettici, parlare ai sordi, coinvolgere i reticenti. Un film che parla solo ai convertiti ha poco senso, in fondo. Molto meglio, quindi, rivolgersi alle masse con l’idea che qualcuno possa essere conquistato alla nostra causa. Per questo l’esercizio della retorica diventa essenziale all’atto filmico, ma, per Vertov, esso non ha valore se non diventa auto consapevole, se non riflette su stesso nel momento stesso in cui trova spazio di franca espressione.
Esercizi facili, quelli di cui stiamo parlando, non solo perché Vertov è stato un genio tra i geni, ma perché ha trovato, nel contesto che lo circondava, il terreno fertile per dare espressione al suo mondo poetico e, nel linguaggio a sua disposizione, il concime ideale per far crescere raccolti più sostanziosi.
Il terreno era ovviamente quello della Rivoluzione Sovietica e il linguaggio quello del cinema.
Quale libertà inebriante deve aver trovato il cineasta, nella scoperta di un’arte le cui regole non erano ancora state codificate e in cui la società si muoveva all’unisono verso un ideale apparentemente migliore! Quanto deve essere stato bello scoprire le possibilità di un mezzo di comunicazione proprio nel momento in cui il mondo tutto intorno chiedeva a gran voce di poter parlare! Il mondo del “dire” e quello del “fare” sembravano d’accordo su tutto e Stalin non era neanche una minaccia fantasma a questo idillio irripetibile tra intellettuali e masse. Fu, forse, un’illusione (soprattutto quando si guarda a quanto poco fossero risolte le diatribe tra genti vicine forzatamente accomunate dalla bandiera con falce e martello), ma è ancora oggi bella a vedersi.
Così ci sorprende un moto di malinconia a guardare le immagini di Sestaja cast mira (La sesta parte del mondo) con tutti i volti dei lavoratori che guardano avanti verso quel lavoro che nobilita l’uomo. Ci colpisce l’idea di come per un momento genti così diverse, con usi così diversi, potessero davvero pensare di poter lavorare braccio a braccio. E il montaggio vertoviano, solerte nella scelta di un ritmo convincente, ci trascina facendoci pensare dentro ed oltre le emozioni procurate dalle immagini. Solo dopo, a proiettore spento, ci sorprende il modo con cui il regista ha rappresentato il mondo capitalista: donne impellicciate, fox trot, persone di colore ridotte a schiavi o a comparse di uno spettacolo di quart’ordine, trionfo del capitale sopra le coscienze. La dicotomia non avrebbe potuto essere più netta e così poco interessante. Sono i momenti in cui la propaganda prende il sopravvento sulla retorica appassionata di un mondo che nasce e che vuole essere diverso dal resto del mondo.
Altrove, invece, fare un film si risolveva in operazione di vera poesia. Una poesia che non si nutriva di temi altisonanti, ma cantava la magia del lavoro, le piccole cose di un popolo disseminato su terre vaste e non sempre amichevoli. Odinnadtsayj (L’undicesimo anno), che precede di un anno il capolavoro del regista e l’inizio di una seconda fase più metariflessiva del suo cinema (Celovek s Kinoapparatom, L’uomo con la macchina da presa) è, in questo senso l’esempio fulgido di un poema delle cose. Il ritmo è scandito dal montaggio che alterna le direttive dei movimenti interni alle inquadrature e la loro plasticità fregandosene bellamente della coerenza spaziale dei campi e dei piani di ripresa. Del resto Vertov non sta componendo un racconto, ma una sinfonia per immagini (e non a caso Ruttmann ne sarà profondamente influenzato).
Eppure questa considerazione ci porta a capire perché un compositore come Michael Nyman sia così interessato dal cinema di Vertov (i due film di questo cofanetto DVD sono stati entrambi musicati dal musicista inglese). La visione quasi modulare del gesto filmico, l’idea di un cinema fondato su un montaggio di parti staccate unite dal movimento e dal senso intellettuale del discorso sono, infatti, incredibilmente affini al principio di composizione minimalista di cui Nyman è campione indiscusso. L’operazione presentata nel doppio DVD del Filmmuseum Edition ci pare, per questo, di altissimo profilo culturale.
La qualità audio-video
Ovviamente il formato 4:3 è l’unico possibile per questi film. Le pellicole di partenza mostrano tutti i segni della loro veneranda età e su di essi non ci pare sia stato operato un restauro invasivo. Difficile, comunque, capire quanto le copie di partenza fossero conformi alla volontà dell’autore visti i continui rimaneggiamenti che le sue pellicole hanno subito nel corso degli anni. In linea di principio ci pare, ad ogni modo, che il lavoro di riversamento sia stato pulito ed in linea con le esigenze filologiche dell’edizione.
Buono anche l’audio che si ferma ad un Dolby Digital 2.0. La musica non corre, così, il rischio di assumere una posizione sopraelevata rispetto allo splendore figurativo delle immagini.
Extra
Un bel libretto bilingue (tedesco ed inglese) è accluso ai dischi. Vi si leggono interessanti spunti critici e vi si apprende la difficoltà di ricostruire una copia ideale delle opere presentate. Sul secondo disco trova spazio anche una certa quantità di materiale dvdrom.
(Шестая часть мира); Regia: Dziga Vertov; genere: Documentario; (Одиннадцатый); Regia: Dziga Vertov; genere: Documentario; distribuzione DVD: Edition Filmmuseum
formato video: 4:3; audio: Musica di Michael Nyman opzionabile Dolby Digital 2.0; didascalie: Russo; sottotitoli: Inglese, Tedesco
Region 0
Extra: 1) Libretto in Inglese e Tedesco 2) Materiale dvdrom
