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DVDimport - Severed. The Forest of the dead

Pubblicato il 22 dicembre 2008 da Alessandro Izzi


DVDimport - Severed. The Forest of the dead

Romero fa scuola ed impone, coi suoi film sui morti viventi, più che un filone un vero e proprio genere cinematografico a sé stante con regole sue peculiari ed una sua grammatica di riferimento.
Nel corso del tempo i cineasti che si sono confrontati con il tema dei ritornanti (termine invero più baviano che strettamente romeriano) hanno potuto apportare piccole modifiche all’interno della struttura immortalata dal primo La notte dei morti viventi e poi via via confermato in una pentalogia sempre più cupa e politicamente aggiornata, ma nulla hanno potuto contro le contingenze di un modello attanziale tanto perfetto quanto ingombrante.
Sicché che si parli dei mostri di 28 giorni prima o degli affamati fulciani, lo schema narrativo non cambia, né può cambiare, più di tanto: una terribile piaga che risveglia i morti e li rende antropofagi cacciatori di viventi e un gruppo di superstiti asserragliati in un rifugio/prigione in attesa di un deus ex machina perennemente negato.
Tutto viene ricondotto alla dimensione primaria della sopravvivenza, ovunque regna la formula dell’homo homini lupus. “Mangia o sarai mangiato” è il motto di un novero quasi sterminato di film che raccontano tutti più o meno la stessa storia di disperazione e terrore in cui l’individuo è costretto a confrontarsi coi suoi istinti più terribili mentre la società perde la sua funzione tutelare e si spegne in un caos incontrollabile. A perire, prima ancora che la dimensione razionale del pensiero umano obbligato a confrontarsi con tanto orrore, è la sfera metafisica. Ad essere negata è, infatti, ogni possibile idea consolatoria di “aldilà”. Se i morti tornano in vita, privati di ricordo e di sentimento, di raziocinio e di individualità (costituiscono il prototipo perfetto dell’uomo massa tanto caro sia alla società capitalista che al modello comunista), allora vuol dire che non c’è più (se mai c’è stato) un altrove dove l’anima possa perdurare dopo la morte. La vita stessa diventa un baluginio che si perde nelle tenebre di un prima insondabile e un dopo inesistente. La si porta avanti per un mero attaccamento agli istinti che non è poi tanto diverso dalla fame cannibalica del mostro che brama carne umana. In questo l’uomo si riflette nello specchio oscuro del mostro e vi riconosce la propria immagine. Uno dei topoi irrinunciabili del genere è la scena in cui il vivo e il morto sono separati appena dalla lastra di vetro infrangibile di una porta da supermercato. Una lastra di cristallo che al tempo stesso divide e fa da specchio.
Anche Severed – The forest of the dead non si oppone alle regole del modello. Al contrario si distingue dal mare degli epigoni per la sua adesione fideistica al prototipo, per il suo rispetto quasi religioso delle regole imposte da Romero.
La strutturazione sociale è di una triadica limpidezza cristallina: in cima alla gerarchia c’è la sfera dei capitalisti che cercano solo il guadagno immediato, in basso c’è la sacrificabile manodopera ed in mezzo gli attivisti che combattono per una realtà migliore, ma che, in ultima analisi, sono pur sempre parte integrante di quel mondo che credono di combattere.
Il film si svolge tutto all’interno di una foresta imponente falciata dall’industria del legname. I lavoratori sono le prime vittime del contagio prodotto da funghi geneticamente modificati voluti dagli industriali per incrementare la crescita degli alberi. Appena il loro sangue e i loro tessuti entrano a contatto con la resina rosso sangue prodotta dai funghi (e basta allo scopo anche un piccolo graffio), i falegnami si trasformano in mostri assetati di sangue pronti ad avventarsi sugli attivisti ambientali resi, tra l’altro, facili prede per il fatto di essersi incatenati a quegli alberi che volevano salvare dall’ecatombe.
In questo microcosmo separato (la foresta è lontanissima da qualsiasi centro abitato e non vi circolano mezzi di locomozione) viene inviato, nel pieno di una mattanza che nessuno sospetta, il figlio del proprietario chiamato ad investigare sull’improvviso blocco della produzione e sull’assenza di ogni comunicazione.
Il film segue con limpida progressione ogni possibile variazione dello schema: il passaggio dei superstiti da un rifugio all’altro in cerca di una salvezza impossibile, l’incontro con altri superstiti che hanno costruito una società a sé stante anche più mostruosa della minaccia delle fauci dei morti e così via sino al prevedibile finale.
Niente di originale eppure lo schema romeriano è così lineare che si riempie di senso anche al solo riproporlo supinamente. La pellicola, così, funziona, diverte ed aggiorna la dimensione politica all’ormai imperante tema ecologico che si abbatte sul cinema americano (ma la pellicola è canadese) con la furia battente di una pioggia tropicale. Si astengano gli stomaci deboli.

La qualità audio-video

Limpida l’immagine, coi suoi colori ben bilanciati e con un senso di profondità che viene meno solo nelle scene più buie e luministicamente precarie.
Da rimproverare all’edizione in esame non solo l’assenza di altre codifiche audio oltre all’originale inglese (che resta, però, ben spaziato ed avvolgente), ma anche la totale assenza di sottotitoli che renderebbe il film invendibile per chi non abbia una discreta dimestichezza con la lingua se non intervenisse la considerazione che i dialoghi sono pochi e spesso basici per cui anche chi mastica poco l’inglese non perde granchè.

Extra

Assenti


(Severed - The Forest of the dead); Regia: Carl Bessai; interpreti: Paul Campbell, Sarah Lind, JR Bourne, Michael Teigen, Leanne Adachi, John Reardon; distribuzione DVD: Screen Media Film
formato video: 1.78:1, Widescreen; audio: Inglese Dolby Digital 5.1; sottotitoli: Assenti

Extra: Assenti


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