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Emma’s Gluck - Passaggi d’Europa

Pubblicato il 11 maggio 2007 da Gaetano Maiorino


Emma's Gluck - Passaggi d'Europa

(Emma’s Gluck) Regia: Sven Taddicken; soggetto e sceneggiatura: Ruth Toma e Claudia Schreiber; fotografia: Daniela Knapp; montaggio: Andreas Wodraschke; musiche: Cristoph Blaser; scenografia: Peter Menne costumi: Ute Paffendorf; interpreti: Jodris Triebel (Emma), Jurgen Vogel (Max); produzione: Wuste Filmproduktion; distribuzione: The Match Factory Gmbh; origine: Germania 2006; durata: 99’.

Da sempre sola in una fattoria, Emma vive le sue giornate tra maiali, oche e galline intrattenendo pochissimi rapporti con gli abitanti del suo villaggio. Una smorfia contrariata è perennemente stampata sul suo viso.
Venditore di auto usate, Max scopre un giorno di avere un tumore al pancreas e preso dalla disperazione, ruba dei soldi dalla cassa dell’autosalone per fuggire e vivere i suoi ultimi giorni in Messico. Colto sul fatto e inseguito dal suo amico-collega Hans, tenta il suicidio andando fuori strada ad alta velocità. Atterra con l’auto nel giardino di Emma e sarà inevitabile che le loro strade si incrocino e che le loro vite cambino.
Il secondo lungometraggio del regista tedesco Sven Taddicken è semplice nella trama e un po’ banale come storia d’amore.
Rude e brusca nei confronti delle persone, Emma è dolce e sensibile per quel che riguarda invece il suo rapporto con gli animali. Anche quando compie un atto violento come quello di sgozzare un maiale si comporta in maniera quasi materna, cercando di proteggere l’animale fino all’ultimo istante della sua vita. Max, al contrario, è un uomo debole, che preferisce fuggire dalla sua malattia anziché cercare di continuare a vivere normalmente come gli consiglia il medico, ma è comunque capace di atti di grande generosità.
Il regista tenta di risolvere il forte contrasto fra la natura selvaggia a cui tende Emma e la società corruttrice da cui proviene Max con un avvicinamento graduale dell’uno verso l’altra: un avanzare progressivo verso un punto di incontro che si trova a metà strada. Max diventa meno ’cittadino’ ed Emma meno ’contadina’: tuttavia non è questo il perno attorno al quale ruota la vicenda. In primo piano c’è l’amore. Quello da colpo di fulmine, quello che rivolta la vita come un guanto e fa cambiare, a volte migliorare. La scoperta dell’amore per Emma è una scoperta di vita, mentre per Max risulta essere un aiuto essenziale per continuare a sopportare la sua malattia.
Il film soffre di alcuni buchi di sceneggiatura e di un pre-finale, con i due ormai sposi che prendono parte a un corteo su un trattore bardato a festa, che risulta ridicolo più che romantico.
I personaggi di contorno sono troppo poco caratterizzati e non danno un significativo contributo al messaggio del film. Senza particolari slanci creativi, la regia procede con movimenti di macchina lenti e molte inquadrature fisse quando sono i sentimenti dei protagonisti a venire alla luce, e con rapidi tagli di montaggio e camera a mano nelle scene più ’movimentate, come l’inseguimento iniziale in auto.
Appena accennato il tema dell’eutanasia, visto più come un atto d’amore privato tra Emma e Max che come una scelta etica da tramutare in messaggio per il pubblico.


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