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Fair Trade - Corto Europa

Pubblicato il 11 maggio 2007 da Gaetano Maiorino


Fair Trade - Corto Europa

A volte il cinema può rivelarsi una tortura: tradisce e lascia con l’amaro in bocca. Ancor più spesso, può far rabbia. Non è come ascoltare una notizia al telegiornale - un’esperienza che a volte non basta per suscitare quella sensazione di angoscia che sarebbe sempre giusto provare di fronte a certe situazione - e che, invece, il linguaggio cinematografico riesce, spesso, ad accrescere in maniera esponenziale.
Quante volte, ad esempio, si sente parlare di traffico di bambini e di adozioni illegali? Sembra che la ripetizione quotidiana ottunda la percezione di quanto brutale un evento simile possa essere e quali enormi proporzioni sia stato in grado di raggiungere in questi anni.

Un tratto di mare divide l’Europa dal Marocco, e quel tratto di mare, lo stretto di Gibilterra, fa da scenografia a Fair Trade di Michael Dreher. Il cortometraggio racconta uno di questi drammatici episodi da prima pagina: desiderosa di avere un figlio, Mirjam si rivolge a Nico per ottenerne uno in maniera clandestina. Non le basta vedere il modo in cui il bimbo viene sottratto alla madre per avere dei ripensamenti visto che, alla fine, nonostante tutto, accetterà di prendere accordi con il trafficante di bambini per la ‘consegna’ del piccolo. Si ricrede troppo tardi, quando ormai Nico, braccato dalla guardia costiera durante la traversata dello stretto, ha già lasciato affondare la borsa che nasconde al suo interno il bambino, per non essere arrestato.
I due mondi, così vicini e così differenti, sono raccontati con pochissime inquadrature che risultano però molto significative e caratterizzanti. Il caos del mercato marocchino si contrappone alla tranquilla solitudine dell’albergo europeo: sono simboli di due realtà agli antipodi, messe in contatto solamente da questo drammatico traghettatore che, nell’oscurità del mare visto di notte, decide il destino di una vita e fa annegare con essa la verità.
La tematica è di quelle più dure e la messa in scena è all’altezza: senza sentimentalismi, con crudo realismo e una fotografia che rende benissimo soprattutto nelle scene notturne.
Vedere queste storie sul grande schermo è necessario. Ma è tremendamente doloroso.


CAST & CREDITS

(Fair Trade) Regia: Michael Dreher; soggetto e sceneggiatura: Michael Dreher; fotografia: Ian Blumers; montaggio: Wolfgang Weigl; musiche: André Bendocchi-Alves; costumi: Tanja Weck; interpreti: Barnaby Metschurat (Nico), Judith Engel (Mirjam); produzione: Casbah-Fils; distribuzione: Premium Films; origine: Germania-Marocco 2006; durata: 15’.


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