Far East 2008 - Kaidan

Chi meglio di Hideo Nakata poteva aprire l’horror day di questa decima edizione del Far East Film Festival? Mago del genere, capace di creare terrore attraverso stati di angoscia, maestro nel dare immanenza terrena alle paure sovrannaturali, Nakata ha ormai fatto scuola in tutto il mondo approdando inesorabilmente negli States. Ci ha abituato ad opere eleganti e ben costruite, che oltre a far saltar lo spettatore dalla poltrona, sanno strutturare il terrore attorno alla banalità del mondo contemporaneo. Nakata scava nelle psicologie della società attuale per estrapolarne paure ed incertezze da plasmare in figure, esseri o fantasmi terrificanti. E gioca con il cinema per renderlo mezzo di sfogo e di esorcizzazione di queste paure sia per sé stesso che per lo spettatore.
Ecco, ora dimenticate per un momento i vari Ringu e Dark Water. Hideo Nakata con Kaidan cambia sostanzialmente storie, ambientazioni e forse anche motivazioni. Mette da parte la quotidianità e torna alle origini del cinema nipponico, dirigendo una ghost story in costume basata su un’opera di Sanyutei Encho del XIX secolo. Se nella serie di The Ring la maledizione era intrappolata in una videocassetta e se in Dark Water la casa degli orrori era un appartamento tipico di Tokyo, con questo film il regista giapponese si estrania dalla modernità e si perde in un secolo che non gli appartiene. Nakata sviluppa una storia di fantasmi che riecheggia sia al cinema giapponese del passato (fa riferimento al maestro dell’horror Nakagawa Nobuo ma anche a Mizoguchi) sia ad elementi tragici (la colpa che ricade sulle generazioni successive), impreziosendo il tutto con aspetti tipici della sua filmografia come l’ossessione per l’acqua.
Kaidan è un’opera elegante, che conferma – se ancora ce ne fosse il bisogno – le notevoli capacità dell’autore nel muovere la macchina da presa e nel costruire le sequenze horror. Inoltre Nakata offre tre interessanti spunti: un prologo narrativo che incornicia teatralmente la vicenda, un’importante ed avvincente sequenza samurai ed un finale che più che di horror sa di visionario.
Tutto questo però non basta a far decollare il film, che nel complesso purtroppo non convince. Soprattutto da un punto di vista narrativo, Kaidan risulta mal bilanciato. I veri momenti horror sono pochi, sparsi nel racconto ed inseriti tra infinite sequenze in cui sostanzialmente succede ben poco. Ciò di cui si avverte subito la mancanza, dunque, è il ritmo. Il regista sembra soffermarsi troppo sui dialoghi e sui rapporti tra i personaggi, lasciando a tratti da parte quello che invece è l’elemento portante della narrazione, cioè la maledizione che incombe sui protagonisti e li spinge verso continue tragedie.
Nakata appare un po’ spaesato e non riesce a fare pienamente sua la storia. Il film non esprime lo smalto delle sue opere migliori e risulta a tratti piatto, a tratti addirittura noisoso e poco godibile. Anche l’altro film presentato qui ad Udine L Change the World, che non era comunque un horror, ci ha lasciato un po’ perplessi.
Forse da Nakata ci aspettiamo di più. Di sicuro stiamo aspettando che torni a farci veramente paura.
Antonio Valerio Spera
(Kaidan); Regia: Nakata Hideo; sceneggiatura: Okudera Satoko; scenografia: Taneda Yohei; costumi: Kurosawa Kazuko; interpreti: Aso Kumiko, Enoki Takaaki, Hirota Reona, Inoue Mao; produttore: Ichise Takashige; origine: Giappone, 2007; durata: 119’.
