Franny

Franny è un benefattore sulla sessantina che vive per fare il bene di chi lo circonda più che per se stesso. Quando, durante un incidente stradale, perde i suoi unici e migliori amici, Franny si sente di aiutare la loro unica figlia Olivia a costruirsi una famiglia.
L’opera prima di A. Renzi, costruita attraverso un laboratorio di scrittura del Sundance, è un dramma che attinge la propria ispirazione nella recente produzione indipendente americana (vedi per esempio "The Wrestler" di Aronofsky). Personaggi veri, simboli di un’America in decadenza, che vivono profondi drammi che colpiscono la vita di tutti i giorni.
Franny, interpretato da Richard Gere (qui per scelta artistica e non per interesse), è infatti un Citizen Kane contemporaneo, milionario capace di dominare tutti attraverso il proprio aiuto (economico) ma allo stesso tempo incapace di trovare la propria felicità. Andrew Renzi, con una serie di corti alle spalle e un documentario, parte infatti da un’idea geniale, quella appunto del benefattore, simbolo di una parte importante degli Stati Uniti d’oggi, per rimanere però vittima di un altro filone cinematografico, quello drammatico, che attraverso flashback scava nella memoria del dramma improvviso che colpisce Franny e Olivia (interpretata da una sommessa Dakota Fanning). Il regista, infatti, all’interno di una struttura cinematografica solida non riesce mai a slegarsi dalla drammaturgia per cercare di scavare nell’intimo del suo protagonista. Il suo privato rimane il dramma, ma non la scelta di aiutare gli altri, idea che rimane abbozzata sulla carta.
Sembra invece muovere l’interesse dello spettatore il personaggio di Luke (interpretato dal convincente Theo James), che si pone come unico antagonista e alter-ego di Franny, svelando la psicologia dello stesso Gere. Franny è misterioso, ma è non è folle, è solo malato, ma la sua malattia quale è? Franny non ha dunque quella forza interiore di The Ram di Aronofsky, perché non è un fallito, un perdente, un lottatore a fine carriera, un personaggio vissuto, ma è un benestante di Philadelfia che può avere e fare tutto ma non ha un vissuto, se non il dramma di una perdita. I suoi lineamenti sono noti, più per il divo che lo interpreta, che per il personaggio che incarna. Un personaggio che tra l’altro, nella versione italiana del film, diventa soltanto il suo nome, Franny e non "Il Benefattore" della versione originale, facendo perdere ulteriore attenzione sulla sua figura.
Franny vive per Richard Gere, e il passato dell’attore, ma non per lo sviluppo di scrittura e di regia. Un’occasione mancata, peccato...
(The Benefactor); Regia: Andrew Renzi; sceneggiatura: Andrew Renzi; fotografia: Joe Anderson; montaggio: Dean Marcial, Matthew Rundell; musica: Danny Bensi, Saunder Jurriaans; interpreti: Richard Gere, Dakota Fanning, Theo James, Dylan Baker, Cheryl Hines; produzione: Big Shoes Media, Audax Films, End Cue, Magnolia Entertainment, Soaring Flight Productions, TideRock Media, Treehouse Pictures; distribuzione: Lucky Red; origine: USA, 2015; durata: 90’;
