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Frost/Nixon - Il duello

Pubblicato il 6 febbraio 2009 da Gaetano Maiorino


Frost/Nixon - Il duello

Scritto come un western. Montato come un incontro di pugilato in quattro riprese. Sotto il sole di un mezzogiorno di fuoco si scontrano all’ombra di pesanti tende scure che riparano dallo sguardo della folla di curiosi, i due protagonisti e contendenti: all’angolo di destra il campione in carica, già presidente degli Stati Uniti d’America, il mai condannato né reo confesso, Richard Nixon. All’angolo di sinistra lo sfidante, all’esordio da professionista, faccia pulita e gran successo di pubblico grazie ai suoi leggeri show televisivi, l’inglese David Frost. Entrambi pronti a incrociare i guantoni, a sfoderare la pistola, a prevalere sull’altro, l’uno per la gloria l’altro per i soldi. Nulla di più classico.
Per nulla classico è invece l’evento reale a cui Frost/Nixon fa riferimento. La pièce teatrale scritta da Peter Morgan, e portata con successo sui palcoscenici internazionali dagli stessi interpreti del film, si rifà alle quattro interviste che il conduttore e personaggio televisivo David Frost riuscì a organizzare con l’ex presidente Nixon tre anni dopo il caso Watergate. L’intento, più dei suoi collaboratori prima che suo, era quello di celebrare un processo televisivo nei confronti di Nixon, dopo che il perdono e l’amnistia decretati dal suo successore alla Casa Bianca, Gerald Ford annullarono di fatto la possibilità di un’azione penale vera e propria contro il presidente meno amato dal popolo americano nella storia degli USA.
Per dare l’idea di quanto bizzarro fosse a quei tempi questo confronto, immaginate se oggi il nostro presidente della repubblica venisse intervistato da uno dei conduttori di Striscia la Notizia o del Grande Fratello. Il parallelo rende l’idea del credito che negli anni ’70 veniva dato a David Frost come giornalista. In fondo era soltanto un conduttore di programmi di intrattenimento, un tv host come più volte viene rimarcato anche dai suoi colleghi in tono alquanto dispregiativo. Ma con un cospicuo quantitativo di dollari, in America tutto può succedere: il fascino della sfida e la possibile riabilitazione del proprio nome, non bastano all’ex presidente Nixon per accettare l’invito di Frost, ma mezzo milione di dollari smuovono anche le montagne e la sfida può avere inizio.
I due non si rincorrono come i duellanti di Ridley Scott, il campo di battaglia è ben definito e racchiuso in quell’unità di luogo tipica della tragedia, smontata soltanto dalla presenza delle telecamere, amplificatori di immagini che trasformeranno quella sala sobria e ben arredata di una casa di periferia, in un vero e proprio ring attorno al quale si raccoglie come pubblico tutta la nazione.

Il film è un confronto a due che oscilla tra la tragedia e la farsa, tra il drammatico e il grottesco. Tra battute pungenti e crisi di identità, scene madri sommesse e primi piani che quasi richiamano i pistoleri di Sergio Leone. Howard è regista di comprovata esperienza, i suoi movimenti di macchina e le scelte nella costruzione delle inquadrature mirano in maniera evidente a nascondere la sua presenza per lasciare il proscenio ai due contendenti. È la storia di una sfida, privata prima che pubblica: il fatto che non si tratti di uno spettacolo live è significativo da questo punto di vista, la contesa è mediata dalla telecamera e vissuta in diretta solo dall’entourage dei due protagonisti prima che dal grande pubblico. Ma lo scontro privato è anche un conflitto interiore, quello di un colpevole impunito quasi desideroso di raccontare la verità, contro un uomo frivolo e insoddisfatto, alla ricerca di se stesso per mezzo di un’idea incosciente.
Eppure il tono epico dello scontro non viene mai enfatizzato. Frost e Nixon si incontrano come due uomini, cordiali e gentili, fin troppo per quello che ci si aspettava all’inizio. I personaggi di contorno, giornalisti, studiosi, assistenti di entrambi i protagonisti, fanno da corollario ai due, in una simmetria che ricorda una partita a scacchi. Poi finalmente durante l’ultimo giorno non sono più due persone comuni ad affrontarsi, ma un vero giornalista e un vero intervistato, un giudice e un imputato: il giornalismo d’inchiesta, secondo la lezione anglosassone, si realizza in pieno e si palesa il vero intento del regista, dimostrare quanto potente sia la televisione nel rendere la verità.
Quello che risalta dal racconto di quest’evento epocale per gli Stati Uniti, è che il protagonista della storia non è più l’uomo, ma il mezzo di comunicazione. I volti, i piccoli gesti, gli sguardi, quindi le immagini che smascherano la tensione e le bugie di Nixon, entrano nelle case degli americani e nel loro immaginario come nessuna sentenza di una corte avrebbe potuto fare. Più ingombranti di qualsiasi giudizio, più evidenti di qualsiasi prova. Più che di duello si dovrebbe parlare di processo, più che un film su una storia vera, Frost/Nixon è un film che parla di come si può raccontare la verità.


CAST & CREDITS

(Frost/Nixon); Regia: Ron Howard; sceneggiatura: Peter Morgan; fotografia: Salvatore Totino; montaggio: Daniel P. Hanley e Mike Hill; musica: Hans Zimmer; interpreti: Frank Langella (Richard Nixon), Michael Sheen (David Frost), Sam Rockwell (James Reston Jr.), Kevin Bacon (Jack Brennan); produzione: Immagine Entertainement, Relatività Media, Studio Canal e Working Title Films; distribuzione: Universal Pictures; origine: USA 2008; durata: 122’.


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