Fuga dal call center

Federico Rizzo realizza un altro lungometraggio in digitale restando in un ambito che gli è molto vicino: la denuncia sociale. Questa volta racconta la realtà dei call center, espressione massima del precariato italiano e delle flebili certezze e delle cupe prospettive con cui sono costrette a confrontarsi le nuove generazioni.
Nasce come film indipendente ma con una forte e innovativa volontà produttiva che ha coinvolto non solo produttori associati come la Ester Production, Augustuscolor, Lo Scrittoio, Adverteam e Pontaccio, ma anche istituzioni come la Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Comune di Sesto San Giovanni, nonché associazioni e fondazioni e persino i sindacati, come la CGIL Lombardia.
La storia racconta le vicissitudini di Gianfranco, vulcanologo appena laureato con 110 e lode, che, aspettando il lavoro della sua vita, accetta un posto in un call-center. La sua donna, Marzia, studentessa di giornalismo che si paga gli studi facendo la cameriera, vedendo che i conti di fine mese non tornano, inizia a lavorare in una linea erotica, mentre Gianfranco trova un secondo lavoro come uomo delle pulizie per una famiglia di filippini. Proiettati in una forzata convivenza, i due si ritrovano tutto d’un tratto nella realtà grottesca di un mondo gestito da ambigui individui, dove lauree e competenze vengono messe da parte a favore della necessità di dover guadagnare.
L’annientamento psicologico di un disagevole lavoro, la consapevolezza di un futuro professionale non consono ai propri studi, riescono a creare attriti anche in una coppia molto affiatata.
Gianfranco e Marzia sono dei semplici fidanzati, ma diventano sineddoche dei volti di tanti nell’Italia di oggi.
Fuga dal call center si trova a metà strada tra il film e il documentario. Le scene della vita di Gianfranco, infatti, vengono inframezzate da spezzoni d’interviste di veri precari di call-center, che sono stati per Rizzo lo spunto da cui partire per girare questo lungometraggio. Se da un lato questi volti, questi appunti di film in bianco e nero, sanno di realtà, le vicende di Granfranco e Marzia, dall’altro, a volte diventano troppo surreali. Il mondo del precariato, sembra dirci il regista, è così grottesco, che non resta altro che esprimerlo attraverso una favola nera, e surreale, in cui scommettitori al bar possono puntare sull’operatore di call-center più produttivo e assurdi supereroi in calzamaglia e mantello appaiono ai dipendenti più produttivi, e forse ai più stanchi.
Purtroppo la trama a volte procede con troppe interruzioni, risultando episodica e frammentata, forse proprio a causa delle interviste a carattere documentaristico o delle visionarie apparizioni che non riescono ad amalgamarsi con il resto della narrazione. Tutto questo però da comunque modo al regista di caratterizzare dei personaggi simpatici e ben delineati: il comico di Zelig, Natalino Balasso, motivatore sopra le righe e addetto alle risorse umane, e Tatti Sanguineti, psicologo aziendale che sembra rassegnato alla triste realtà del mondo dei call-center, e Gianfranco stesso (Angelo Pisani), attore-rivelazione dopo il passato nel duo comico Pali e Dispari di Zelig.
Fuga dal call center trae linfa creativa quindi proprio dalla realtà attuale di un’intera generazione di giovani: ragazzi in fuga dal precariato professionale ed esistenziale. Le interviste raccolte dal regista in numerosi call center italiani diventano il contrappunto realistico di un lucido ritratto sociale che diviene anche commedia romantica, a tratti grottesca, intrisa di nera ironia, atta a far riflettere come purtroppo oggi, il mondo del lavoro non dia più certezze, e soprattutto non tuteli più i lavoratori.
Film-riflessione quindi, indirizzato a tutti quei neo-laureati che si apprestano oggi ad entrare nel mondo del lavoro.
(Fuga dal call center); Regia: Federico Rizzo; sceneggiatura: Alessandro Leone , Emanuele Caputo, Federico Rizzo; fotografia: Luca Bigazzi; montaggio: Manuel Donninelli; musica: Tre allegri ragazzi morti, Caparezza, Luci della centrale elettrica; interpreti: Angelo Pisani (Gianfranco Coldrin), Isabella Tabarini (Marzia), Paolo Pierobon (Geometra Palma), Natalino Balasso (Istruttore), Tatti Sanguinetti (psicologo aziendale); produzione: Franco Bocca Gelsi e Gianfilippo Pedote per Cooperativa Gagarin; distribuzione: Lo scrittoio; origine: Italia, 2009; durata: 95’
